Formazione aziendale: blog

Formazione aziendale e consulenza: www.olympos.it

Nel mio blog sulla formazione aziendale trovi più di 100 post che sono solo una minima parte degli articoli e degli approfondimenti che ho scritto nei miei oltre 20 anni di esperienza. Articoli, tutorial, interviste, esercitazioni, test, aforismi e tanto altro ancora, gratuitamente a tua disposizione.

Sono specializzato in particolare nella formazione commerciale, formazione marketing, formazione manageriale e formazione formatori.

Visita anche il sito ufficiale di Olympos Group srl società che ho fondato nel 2003 e che si occupa di consulenza e formazione aziendale con un approccio pratico e concreto: www.olympos.it

Se invece di pillole formative sei alla ricerca di un corso di formazione visita:

Le pubblicazioni di Gianluca Gambirasio:

Sono autore di diversi libri pubblicati da FrancoAngeli editore, tra cui:

Buon lavoro e buona Vita!

Gianluca Gambirasio – LinkedIn
“Di professione scialpinista e per hobby consulente e formatore aziendale”

Formazione aziendale
Olympos Group srl
“Il valore di un’idea sta nel metterla in pratica”

Via Madonna della neve, 2/1 – 24021 Albino (BG)
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L’ABC dell’autorevolezza: fare quello che si predica

Autorevolezza:

Una definizione sintetica di autorevolezza è la seguente: FARE quello che si PREDICA!

L’esempio è leadership. Albert Schweitzer

Sarà il novello capo, con i suoi atti e comportamenti, a guadagnarsi quello su cui la stessa Direzione non può dare che un supporto indiretto: la sua autorevolezza agli occhi dei suoi collaboratori.

Il che vuol dire: comportarsi in maniera coerente con le regole, i valori e le aspettative che vogliamo siano adottati dai nostri collaboratori.

  • Essere corretti se vogliamo correttezza.
  • Dare fiducia ed essere collaborativi se vogliamo un clima di fiducia e collaborazione, ecc.Siamo autorevoli quando il nostro comportamento è coerente con i principi, i valori che chiediamo di adottare agli altri.
    • Urlare: “QUI NON SI URLA!!!”… non è un buon esempio di coerenza…
    • “Bip, bip le parolacce non si dicono!!!”.Per essere autorevoli è opportuno chiarire prima di tutto a se stessi che cosa richiede il ruolo di “capo” (team leader, manager, ecc.) e come si vuole interpretarlo, cioè quali sono i principi, i valori e le azioni che si vogliono mettere in campo per organizzare il proprio lavoro e quello degli altri. L’obiettivo di questo manuale è aiutarti a chiarire, prima di tutto nella tua testa, che cosa fa lo Stra-Manager e quali sono le caratteristiche di un ruolo manageriale, per poi passare questo modello ai tuoi collaboratori attraverso la tua “intenzionalità”, cioè l’intenzione che c’è dietro i tuoi atti, esempi, azioni.L’autorevolezza come coerenza fra comportamento e parole è secondo noi la caratteristica necessaria alla base di qualsiasi tipo di leadership. Ecco alcuni esempi di definizioni di leadership:
      • la forza di guidare le persone verso l’obiettivo;
      • creare un mondo cui le persone desiderano appartenere;
      • la capacità di condurre un individuo od un gruppo al raggiungimento dei risultati attesi;
      • l’influenza esercitata da una persona su altre persone attraverso l’espressione di competenze specialistiche e/o di caratteristiche personali;
      • l’arte di mobilitare le energie fisiche e psicologiche di gruppi di persone al fine di raggiungere degli obiettivi;
      • accrescere le possibilità di individui e gruppi di influenzare costruttivamente la propria vita, attraverso lo sviluppo delle proprie potenzialità e di un più forte senso del sé in rapporto con il mondo.

Autorevolezza: due diverse forme di autorità:

A grandi linee sono state considerate tradizionalmente due forme di leadership o attitudine al comando:

  1. quella imposta con la forza, che è indipendente dalla volontà dei sottoposti;
  2. quella di gran lunga più efficace, che fa leva sull’accettazione.

Nell’idea di autorità, nel senso della leadership al punto 2, si annida l’idea di servizio, cura, collaborazione. L’autorità è quella di chi è investito di poteri e funzioni di comando; chi è considerato autorevole si è guadagnato credito e competenze sul campo, perché ha saputo mettersi al servizio di qualcosa di “più alto”, al di là di interessi particolari e personali (di un gruppo, di una finalità, di una missione/visione…). È così per esempio che si creano i leader informali all’interno di un gruppo: non sono stati investiti ufficialmente di autorità, ma i componenti del team gli riconoscono capacità di direzione e mediazione.

Le due forme di autorità producono effetti diversi sugli individui su cui si esercitano:

  • l’autorità basata sulla forza e la gerarchia ottiene accettazione passiva;
  • l’autorità basata sull’autorevolezza produce coinvolgimento e interna motivazione.

A livello etimologico tutti i termini che hanno a che fare con autorità/ autorevolezza derivano da “autore”, dal latino “auctore”, dello stesso tema di “auctus”, participio passato di “augeo”, che vuol dire “accresco, faccio prosperare”. Nella leadership come autorevolezza è insito dunque il tema della crescita e dello sviluppo. Per questo i grandi capitani d’industria si vantano a volte di saper fare un’unica cosa nella vita: circondarsi delle persone giuste e contribuire attraverso il loro sviluppo alla crescita dell’azienda e alla creazione di ricchezza.

Entrambe le forme di autorità richiedono l’elemento fondamentale del riconoscimento, altrimenti l’autorità di comando si trasforma in costrizione e spinge alla ribellione. Il momento di insediamento nel ruolo è quindi fondamentale, perché è da qui che il nuovo capo comincia a farsi “riconoscere”. Il capo di fresca nomina comincia per forza di cose con l’autorità basata sulla gerarchia: l’autorevolezza richiede tempo, quello degli atti e delle azioni da realizzare. Nel caso di promozione interna il nuovo capo si troverà comunque a ripartire da zero: anche se era il leader informale del gruppo, avrà sempre bisogno di tempo per dimostrare le qualità legate all’esercizio di un ruolo nuovo in cui per forza di cose comincia da “principiante”. Il capo promosso internamente può vedere moltiplicarsi le sue difficoltà se la direzione non dedica il giusto tempo al processo di investitura nel ruolo, cioè alla presentazione al resto del gruppo del nuovo capo e di ciò che ha portato alla decisione della sua nomina (attese, obiettivi, strategie, politiche aziendali, ecc.).

Abbiamo incontrato tanti capi informali o di fresca nomina le cui difficoltà di riconoscimento da parte dei collaboratori sono cominciate per una non adeguata gestione della fase di investitura da parte del vertice aziendale.

Per maggiori informazioni: www.olympos.it

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Inserire la settima marcia nel lavoro!

Le cose migliori si ottengono solo con il massimo della Passione. Johann Wolfgang von Goethe

Sia che si tratti di un hobby o lavoro, quando manca la “settima marcia”, rappresentata dalla Passione per l’attività svolta, non si mette in campo il meglio di noi stessi. Troppo spesso le persone e/o team lavorano con il “freno a mano tirato”: le energie vengono sprecate in conflitti interni (es. reparto tecnico vs reparto commerciale, Direzione centrale vs sedi periferiche, Capo vs collaboratori, ecc.), invidie, lotte di potere, dinamiche da “condominio” o semplicemente ci si limita a fare il minimo sindacale senza alcun entusiasmo in attesa delle 17, del week end e delle vacanze con la conseguente sindrome da rientro al lavoro. Il lavoro diventa per le persone un “male inevitabile” e non una fonte di stimolo, di Passione e di divertimento!

Tutte le persone e i team di lavoro hanno sempre e comunque potenzialità enormi. Il principale ruolo di un manager straordinario (Stra-Manager) è quello di riuscire ad appassionare i collaboratori al lavoro. Direzione, quadri intermedi, impiegati, operai e/o altri ruoli aziendali non hanno obiettivi tra di loro in conflitto: un’azienda che va bene cresce creando occupazione, benessere e opportunità per tutti. Nella maggior par- te dei casi i responsabili da noi incontrati hanno già compreso che coinvolgere e motivare non è solo un’inclinazione personale o una questione di buon senso, ma un vero e proprio mestiere. Un mestiere che si apprende sul campo ma per il quale è richiesta anche un’adeguata preparazione.

In questo manuale troverai quello che ti serve per diventare esperto del mestiere di Stra-Manager: oltre alla conoscenze ti forniremo esercizi e tanti strumenti pratici da applicare per metterti alla prova, crescere e migliorare.

Il manuale si articola in due parti:

  1. lo Stra-Manager e la motivazione 3.0: comprendere come funziona la motivazione umana, quali possono essere le convinzioni limitanti/potenzianti a questo proposito, casi aziendali;
  2. la cassetta degli attrezzi dello Stra-Manager: cosa fare e come agire.

Programmare un corretto processo di inserimento e gestione collaboratori con gli strumenti tecnici correlati. Programmare il proprio lavoro di Stra-Manager e quello del team. Strumenti e modelli per comunicare in maniera efficace con i propri collaboratori e creare un ambiente di lavoro altamente motivante.

Un grazie ai 3 figli di Gianluca (Alice, Alessandro e Massimiliano) che entusiasti della Vita dicono spesso Stra-bello, Stra-buono, Stra-forte, Stra-su- per, Stra-bravo… per sottolineare l’eccellenza di una situazione facendoci così venire l’idea del neologismo Stra-Manager per sottolineare il Manager Straordinario in grado di appassionare i collaboratori al lavoro!

Buona lettura e buon lavoro!
Gianluca Gambirasio e Alfonso Miceli

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Ognuno ha i collaboratori che si merita…

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla. Martin Luther King

Un alibi è rappresentato dall’attribuire la causa di un insuccesso ad un fattore esterno non sotto il tuo controllo. Rappresenta una scusa, una giustificazione a qualcosa che non è andato nel verso giusto. È molto più facile addossare la colpa di una disfatta a qualcosa che non dipende da te, rispetto a chiederti cosa avresti potuto fare di diverso per ottenere un risultato migliore. Ricorrere agli alibi rischia di far diminuire la tua motivazione nello svolgere le attività. Abituarsi a non trovare mai alibi nelle sconfitte è un ottimo modo per pretendere sempre il massimo da te stesso e aumentare il tuo potere di influenzare la realtà. La battuta di un famoso film (L’Uomo Ragno) diceva: “più potere comporta più responsabilità”… Per noi vale anche l’inverso: più ti assumi responsabilità, più aumenti il tuo potere di guidare te stesso e gli altri verso obiettivi e risultati desiderati.

Un aneddoto che utilizziamo a volte nei nostri corsi di formazione riguarda due fratelli, molto simili fisicamente ma molto diversi caratterialmente. La loro famiglia di origine era povera e con diverse problematiche. Il padre era alcolizzato e disoccupato, la madre era scappata da casa e vivevano nella più assoluta miseria. Non ancora compiuti i dieci anni entrambi i fratelli vennero affidati ai servizi sociali. Una volta diventati adulti, uno dei due fratelli divenne un noto professore universitario, con un felice matrimonio e due figli (di cui uno adottato). Visse molto serenamente e si dedicò anche a numerose attività di volontariato per le persone meno fortunate della propria città. Suo fratello invece finì diverse volte in carcere per rapina a mano armata e per associazione a delinquere e diventò anche un tossicodipendente. Uno psicologo volle studiare il caso di questi due fratelli con la stessa origine ma con due destini così profondamente diversi. Di fronte alla domanda “Come mai hai fatto tutto questo nella vita?” entrambi i fratelli risposero nello stesso modo: “Con una famiglia di origine come la mia, cosa avrei potuto fare di diverso nella vita?”.

Troppo facile per un manager scaricare la colpa sui propri collaboratori, lamentandosi in modo sterile della loro poca motivazione, della loro scarsa competenza, voglia di lavorare e/o altro. Il manager cosa ha fatto e cosa fa per migliorare la situazione? Lo Stra-Manager deve concentrare il 100% dei propri sforzi per mettere in atto le azioni che ritiene maggiormente efficaci per migliorare la motivazione e l’impegno dei propri collaboratori. Uno Stra-Manager miracoli non li può fare ma sicuramente mano a mano che i mesi passano deve riscontrare in ognuno dei componenti del proprio team dei miglioramenti rispetto al passato. Lungi dall’utopia di avere un team di lavoro perfetto (la perfezione non esiste e non è quindi mai raggiungibile), lo Stra-Manager ha l’obbligo di riuscire nel tempo a creare le condizioni tali per cui ogni singola persona e l’intero team di lavoro riesca a conseguire risultati via via più ambiziosi e migliorare costantemente.

All’interno del team lo Stra-Manager avrà personalità e potenzialità molto differenti tra di loro: dal super motivato ad alto potenziale all’oppositore cronico. Sta allo Stra-Manager trovare con ogni singola persona la strada giusta per riuscire a farla rendere di più e motivarla per il bene del collaboratore, del team e dell’azienda. Nel medio/lungo periodo vige la regola che “ognuno ha i collaboratori che si merita”. La responsabilità dei risultati raggiunti dal team di lavoro è sempre e comunque solo dello Stra- Manager che gestisce il team! Abituiamoci a non cercare scuse e/o attenuanti nel ruolo manageriale di Direzione e coinvolgimento del nostro team di lavoro. Vale ovviamente anche la regola contraria nel medio/lungo periodo: “ognuno ha il capo che si merita”. Se una persona ritiene che il proprio capo e/o l’azienda per cui lavora non lo meritano, deve avere il coraggio di cambiare o quanto meno la dignità di non lamentarsi sterilmente…

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Aforismi di Gianluca Gambirasio

Aforismi e citazioni ad uso aziendale e non solo:

Da sempre raccolgo e archivio frasi e pensieri che mi piacciono e che mi servono per l’attività di formatore aziendale ed anche per un interesse personale.

Nei precedenti libri che ho pubblicato ho sempre dedicato un paragrafo alla raccolta di aforismi sul tema affrontato. Considerato i numerosi riscontri positivi che ho avuto dai lettori circa gli aforismi e le citazioni riportate, ho deciso di condividere la mia intera raccolta con la speranza che possa essere un’occasione in più per riflettere e far riflettere in ambito lavorativo e non solo.

Nei mille aforismi e citazioni raccolti mi sono permesso e divertito nell’inserirne cinque miei sul tema della gestione del tempo, che qui riporto:

  • «Decidere cosa non fare: dire di sì vuol dire di no (silenzioso) ad altre attività».
  • «Essere efficienti per aumentare le probabilità di essere efficaci».
  • «I risultati di un anno sono la somma dei risultati di ogni giorno».
  • «Non abbiamo bisogno di più tempo, ma di utilizzarlo nel modo migliore per dare più valore al nostro tempo e di conseguenza alla nostra vita».
  • «Occorre passare da una gestione del tempo come giornate di lavoro da riempire ad organizzare azioni calibrate sui nostri obiettivi».

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Accendino!!! Una lezione di tenacia in alta quota

In compagnia di un socio di arrampicata salgo al rifugio invernale del Gianetti (2.534 m) in Val Masino per effettuare il giorno dopo la salita al Pizzo Badile (3.308 m). Dopo quasi 1.500 m di dislivello e con uno zaino carico dell’attrezzatura per arrampicare arriviamo finalmente al rifugio con una gran voglia mi mettere sotto i denti qualcosa di caldo. Prepariamo il fornelletto, versiamo la minestra nel pentolino, tutto è ormai pronto ma sorpresa: abbiamo perso l’accendino… Cerchiamo più volte nello zaino, guardiamo in ogni angolo del rifugio ma non troviamo accendini e/o fiammiferi… accidenti! Sia la cena calda che la colazione del giorno dopo sono saltate. Un banale oggetto come un accendino o una fiamma in alta quota possono rappresentare una gran bella scocciatura se non li hai. Nonostante questo non ci demoralizziamo e proviamo un ultimo tentativo: trovare un accendino fuori dal rifugio. Fuori dal rifugio ahimè c’è quasi una discarica a cielo aperto con vetri, cartacce, bottigliette di plastica, pile, mollette e tantissimi mozziconi di sigarette! La presenza di una marea di mozziconi di sigarette mi fa riflettere e pensare alla possibilità che visto il poco rispetto per l’ambiente di molti fumatori, sulla quantità ce ne sarà stato almeno 1 che avrà gettato via un accendino scarico (con la bomboletta del gas è sufficiente anche solo 1 scintilla) o in alternativa un fumatore che lo ha inavvertitamente perso?  Inizia allora la caccia all’accendino al buio, al freddo (temperatura esterna vicino allo zero) armati solo di lampade frontali e tanta tanta determinazione generata dall’obiettivo di mangiarsi una bella minestra calda! Passano 5 minuti, 10 minuti, 20 minuti, 30 minuti, 40 minuti ma niente da fare. Troviamo ogni genere di rifiuto (che tristezza!!!) ma nemmeno l’ombra di un accendino. Guardiamo tra i massi, nelle vicinanze dell’inceneritore, ma niente da fare! Cosa facciamo? Molliamo? Neanche a pensarci!!! Dopo oltre 1 ora di ricerche la mia lampada frontale illumina nascosto tra i sassi un fantastico accendino giallo! L’emozione è a mille, lo afferro e provo ad accendere e con infinita gioia la scintilla c’è!!! Mi metto immediatamente ad urlare di gioia e a chiamare l’amico Dario: Accendino! Accendino! Accendino!!! Avessi trovato per terra 50 euro avrei provato una soddisfazione infinitamente minore. Grazie a questo bellissimo accendino giallo ci gustiamo una fantastica cena a base di minestra e camomilla finale e al mattino successivo un bel te caldo e caffè. Per l’ennesima volta trovo la conferma che nella Vita credere nei propri obiettivi / sogni (anche quando sembrano quasi impossibili), non mollare, provarci, non fermarsi ai primi ostacoli, non gettare la spugna, non darsi per sconfitti paga sempre e comunque! In questa vicenda siamo stati fortunati ma sicuramente ci siamo dati da fare per farci aiutare dalla fortuna. Dopo 2-3 ore di ricerca probabilmente avremmo smesso per non rischiare di non dormire oltre che non mangiare. In ogni caso saremmo andati a letto con la sicurezza di averci provato e di aver dato il massimo di noi stessi. Credo che tanta parte del successo nel raggiungere gli obiettivi derivi appunto dalla tenacia e convinzione che ognuno di noi mette in campo. D’ora in avanti quando avrò bisogno di un’extra carica urlerò “Accendino! Accendino! Accendino!!!”.

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Lezione di visione positiva da una giornata di pesca alla trota…

Settimana scorsa sono stato qualche giorno in Val Brembana (BG) e ne ho approfittato anche per dedicarmi al mio secondo hobby preferito: la pesca.

Mercoledì sera:
mi trovo su un sasso alto un paio di metri sopra una pozza e per evitare di dovermi spostare per prendere una trota che aveva abboccato, la sollevo di peso con il risultato di rompere in tre parti la mia canna in carbonio di 7 metri teleregolabile (costa un occhio della testa…). Serata sfortunata?

Giovedì primo pomeriggio:
avendo rotto la canna teleregolabile mi metto a pescare con un’altra canna da spinning (una canna lunga meno di 2 metri) ma dopo un po’ di tempo il mulinello inizia ad incepparsi e mi vedo costretto a ritornare a casa. Pomeriggio sfortunato?

Giovedì sera:
avendo rotto la canna teleregolabile e avendo un’altra canna da spinning inutilizzabile in quanto mi mancava un mulinello adatto, non mi resta che utilizzare una canna da mare sui 3 metri che mi ero portato giusto di scorta.

Quasi al primo lancio aggancio una trota di 5 kg che dopo qualche minuto di combattimento riesco a prendere. Ti starai chiedendo: “E allora?…”.

Ringrazio la sfortuna / fortuna di aver rotto una canna in carbonio e il mulinello della canna da spinning in quanto con entrambe quelle canne (troppo fragili) mi sarebbe stato molto difficile portare a riva il mio nuovo record personale di trota!

I problemi come un'opportunità!

Tante volte situazioni che sul momento ci sembrano negative, nel tempo si trasformano nelle nostre più grandi fortune!

«Il pessimista vede difficoltà in ogni opportunità. L’ottimista vede un’opportunità in ogni difficoltà». Winston Churchill

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Nome aziende che hanno visitato il sito!

Ho scoperto che impostando un rapporto personalizzato nelle statistiche di Google Analytics è possibile sapere gratuitamente (online si trovano numerosi servizi a pagamento che costano anche più di €1000 all’anno) il nome delle aziende (quelle più grandi) che hanno visitato il nostro sito internet sapendo anche cosa hanno visitato, come hanno fatto a raggiungere il nostro sito, quando ci sono entrati, quante pagine hanno visto, ecc. Devo dire che è un gran bel supporto per tutti coloro che sono impegnati in attività di prospezione commerciale in quanto possiamo andare a contattare in modo ancor più mirato i nostri potenziali target di Clientela!

Per impostare il rapporto personalizzato per avere l’elenco delle aziende che hanno visitato il nostro sito è sufficiente:

  • cliccare su questo link (imposta automaticamente il rapporto personalizzato che ci serve);
  • selezionare il profilo Google Analytics di cui vogliamo conoscere il nome delle aziende!

Nell’elenco appariranno anche i fornitori di servizi internet come Telecom, H3G, ecc. ma è molto facile toglierli ordinando il risultato per numeri di accessi (i fornitori di servizi internet hanno naturalmente un altissimo numero di visite essendo associati a più utenti).

Un altro bel passo in avanti per un’efficace strategia di marketing online. Buon lavoro e buone vendite!

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Allenare il muscolo della creatività

«L’immaginazione è più importante del sapere». Albert Einstein

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Il fisico francese René Laennec da bambino comunicava con i suoi amici battendo su un tronco cavo. Da questo lontano ricordo d’infanzia trasse lo spunto che lo portò ad inventare lo stetoscopio, strumento medico di auscultazione.

Il successo imprenditoriale della Geox ha preso origine dalla volontà del Presidente Mario Moretti Polegato di trovare una soluzione al fastidioso problema della sudorazione dei piedi nelle scarpe. Durante un trekking negli Stati Uniti ha realizzato il primo “prototipo” forando la suola delle sue scarpe.

Clarence Birdseye, durante un viaggio in Canada, osservò che alcuni pesci si erano congelati naturalmente per poi scongelarsi. Prese in prestito l’idea dalla natura: nacque in questo modo l’industria degli alimenti surgelati.

Un giorno un acuto osservatore notò che dovunque c’erano penne occorreva anche l’inchiostro. Perché allora non cercare di unire le due cose in un unico oggetto? Fu l’origine della stilografica.

Realizzare la creatività e trovare soluzioni innovative esprimendo la propria immaginazione e rispettando poche, semplici regole d’allenamento. Tutte le nuove idee nascono prendendo a prestito, sommando, cambiando o modificando idee preesistenti. L’immaginazione può cucinare in modo differente ingredienti già esistenti servendo quindi piatti innovativi.

Ognuno di noi, in misura ovviamente variabile, possiede la capacità di produrre nuove idee volontariamente. Ci è utile pensare alla creatività come ad una sorta di “muscolo mentale”: per ricavarne il massimo dobbiamo tenerlo allenato. Il muscolo della creatività con il passare degli anni rischia di venire assopito dalla routine, dalle abitudini, dal contesto in cui viviamo. Tutti elementi che rischiano di inibire la nostra immaginazione e di irrigidire i nostri pensieri. L’abitudine divora tutto, ingoia il nostro tempo senza che ce ne accorgiamo facendoci diventare “distratti frequentatori dell’esistenza”.

Nel processo creativo dobbiamo riuscire a tenere separati:

1.  il momento creativo. La generazione a ruota libera di idee. Durante questa prima fase occorre non giudicare e criticare la qualità delle idee prodotte (differimento di giudizio) ma privilegiarne la quantità. Il giudizio rischia di frenare la nascita di idee realmente creative e/o di limitare le possibilità di incastro delle prime idee grezze. Sarà anche grazie alla quantità di idee inizialmente prodotte che riusciremo a giungere ad un’idea di qualità (l’illuminazione, il colpo di genio). Diversi esperimenti hanno dimostrato che, sia a livello individuale che di gruppo, anche solo differendo il giudizio si riesce a generare un numero quasi doppio di buone idee. Questa fase viene anche definita come quella del “pensiero divergente”.

2.  il giudizio. La valutazione razionale delle diverse idee che ci sono venute in mente selezionando e sviluppando solo quelle che riteniamo valide. Questa fase è stata anche definita come quella del “pensiero convergente”.

Esistono alcuni atteggiamenti che stimolano le facoltà creative. Prima di tutto, trovare l’incentivo: perché essere creativi?

Per la propria soddisfazione personale, per il denaro, per aiutare gli altri, per migliorare se stessi, per divertimento,…

Thomas Edison, ad esempio, era spinto da un forte desiderio di ricchezza nel continuare la sua opera, si racconta che dicesse: “Se una cosa non vende, non mi interessa inventarla”.

Tutti noi possiamo aumentare le nostre facoltà creative. Naturalmente non è possibile indicare con esattezza che cosa è meglio per ognuno di noi perché ognuno ha il suo modo personalissimo di essere. Per alcuni può consistere nel fare una passeggiata, per altri nel bere un caffé, nel farsi una doccia, nel fare un lungo viaggio da solo in autostrada o ascoltare un particolare tipo di musica. Ricordiamo che Michelangelo ha dipinto la Cappella Sistina stando sdraiato sulla schiena e Mark Twain scriveva i suoi romanzi disteso sul letto.

L’importante è capire quali sono le condizioni ottimali per noi per stimolare la nostra creatività e mantenerci in allenamento.

Esercizio Allenamento del muscolo della creatività

Prima di giungere al giudizio e alla valutazione delle idee migliori si sforzi di privilegiare al massimo la quantità delle idee prodotte (differimento di giudizio nella prima fase).

Proponga almeno dieci idee per convincere una persona a lei Cara a non fumare:

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

È necessario fissare le intuizioni o le idee che possono venirci durante lo svolgimento delle attività quotidiane.

Dal momento che un’idea nasce improvvisa in qualsiasi momento, è opportuno essere preparati all’eventualità segnandoci immediatamente l’intuizione sulla nostra agenda.

Gabriele D’Annunzio girava sempre con un taccuino mentre Carl Sagan, astronomo presso la Cornell University e autore di successo, scrive ogni volta che sente “battere la porta”. Ovunque vada, ha con sé il registratore. “A volte è un bussare discreto, altre volte molto insistente. Mi capita di trovarmi preso da una specie di passione, di eccitazione. Magari sono a bordo di un aereo e sento un intero capitolo bussare alla porta”

Bisogna aver cura di “depositare” le idee relative ad un determinato argomento in un luogo particolare come ad esempio “La banca delle idee”. Fisicamente può essere un raccoglitore, una scatola, un quaderno, un’agenda, un cassetto. Ogni volta che ci viene una buona idea, la scriviamo e la versiamo in banca. Poi nel momento in cui sarà necessario o avremo voglia di attivare un processo creativo andremo a ritirare la parte di risparmi che ci serve.

Esercizio “La banca delle idee”

Le ricordiamo di utilizzare la “Banca delle idee” riportata all’inizio del libro per annotare tutte le idee importanti che le vengono in mente durante la lettura per non dimenticarle.

Per ulteriori articoli ed informazioni: www.olympos.it.

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I risultati di un anno sono la somma dei risultati di ogni giorno

«Il tempo è una serie infinita di <<adesso>> uniti insieme». Chin – Ning Chu

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

<<Un Professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa tre centimetri di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.

Allora il Professore tirò fuori una scatola di piselli, li versò dentro il vasetto. I piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.

Ancora una volta il Professore tirò fuori una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. La sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato.

Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.

Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, una lattina di birra e la versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.

Gli studenti risero. “Ora,” disse il Professore, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.

I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri genitori e/o figli. I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto … le piccole cose.”

“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò il Professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felice: ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima – le cose che veramente contano.

Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia”.

Uno studente allora alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra.

Il Professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. La birra rappresenta il sorriso. Per quanto piena possa essere la vostra vita, c’è sempre spazio per un sorriso.”>>[1]

Alla fine dell’anno il risultato generale non è altro che la somma dei risultati conseguiti ogni giorno. Ogni giorno abbiamo sempre a disposizione:

–      24 ore

–      1440 minuti

–      86400 secondi

Il tempo è uguale per tutti. L’utilizzo che ne facciamo e i risultati che otteniamo dipendono solo da noi.

Anche le attività ripetitive che ci richiedono solo pochi minuti ogni giorno, se viste nell’arco di un anno intero diventano intere giornate. Occorre sempre domandarci se il tempo che investiamo su un’attività valga la pena oppure no.

Se ad esempio ogni giorno navighiamo in Internet per un’ora, significa che in un anno investiamo più di 15 giorni della nostra Vita navigando in Internet. Riuscire a dedicare nell’arco di una giornata anche pochi minuti per portare avanti un progetto per noi importante, può sembrare poco ma se riusciamo a mantenere la costanza di farlo per un lungo periodo, avremo fatto sicuramente un gran passo avanti.

Riuscire a scrivere un libro può sembrare ad esempio un impegno eccessivo e che difficilmente riusciremmo a far convivere con tutti i nostri impegni lavorativi. Se però prendiamo la decisione di dedicare quindici minuti ogni giorno al libro, impiegheremo alcuni anni ma alla fine raggiungeremo il nostro obiettivo semplicemente avendo deciso di dedicare a partire da oggi quindici minuti al nostro progetto. Per riuscire a raggiungere un importante obiettivo nel futuro, dobbiamo decidere di dedicarci del tempo fin da oggi.

Una simpatica metafora paragona la difficoltà di portare avanti progetti ambiziosi all’obiettivo di cibarsi di un intero elefante. L’obiettivo ci può spaventare e demotivare in quanto ci sembra impossibile da realizzare. In realtà se analizziamo un elefante come la somma di cinquemila bistecche da trecento grammi ciascuna, possiamo decidere di iniziare a mangiare una bistecca di elefante ogni due giorni (per non farne indigestione), impiegheremo quasi sette anni ma alla fine avremo raggiunto anche l’obiettivo di mangiare un elefante intero.

È solo riuscendo a trarre il massimo da ogni nostra giornata che possiamo ambire a raggiungere importanti traguardi nel medio lungo periodo.

Per difenderci dagli imprevisti e dalle mille richieste quotidiane, dobbiamo imparare a dire di no. La tecnica più semplice è di accettate di non poter fare tutto. Stabiliamo un ordine di priorità nella nostra Vita. Prima di dire di sì analizziamo le conseguenze causate dalla nuova attività. Pensiamo a tutte le attività che non saremo in grado di eseguire e/o gli obiettivi che raggiungeremo in ritardo con le relative ripercussioni. Un sì detto oggi si trasforma sempre e comunque in un no a qualche altra attività.

I bambini sanno istintivamente dire “no”, diventati adulti abbiamo imparato a dire sempre “sì”, anche quando non possiamo farcela (ai Clienti, ai colleghi, al capo, al coniuge, ai figli, agli amici, ecc.). È indispensabile imparare a dire di nuovo “no”.

Per ulteriori articoli ed informazioni: www.olympos.it.


[1] “Mi cambierebbe 25 minuti”, M.Cardaci – Ed. Bannò, 2005

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