La crisi secondo Albert Einstein

einstein.jpg“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
 La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla.”
Albert Einstein

Info su Gianluca_Gambirasio

Gianluca Gambirasio: mi piace definirmi "di professione scialpinista e per hobby consulente e formatore aziendale". Consulente e formatore aziendale dal 1995, nel 2003 ho fondato Olympos Group srl (www.olympos.it).
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3 risposte a La crisi secondo Albert Einstein

  1. Francesca scrive:

    Le parole di Albert Einstein sono profondamente vere e soprattutto in un momento di crisi mondiale come questo, bisognerebbe volgere lo sguardo ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro.Occorre dar loro dei veri consigli su come affrontare i colloqui di lavoro, le difficoltà iniziali e di inserimento all'interno delle aziende, su come sviluppare contemporaneamente sia l'approccio logico-matematico che quello emotivo relazionale.Al riguardo voglio segnalare un libro molto interessante dal titolo "Il lavoro che verrà. Racconti di intelligenza emotiva." di Gian Maria Bianchi.Si tratta di una serie di racconti il cui protagonista è Conrazio, un giovane laureato che si avvicina al mondo del lavoro lavoro e scopre dei meccanismi e delle dinamiche prima sconosciute e che l'università ha dimenticato di mettere in luce prima della laurea.E' un testo molto utile per gli studenti che devono ancora fare capolino nel misterioso e, a volte, impervio mondo del lavoro. E' un interessante spunto da cui partire per migliorare sè stessi e la condizione globale. Segnalo i link di riferimento con le informazioni utili per conoscere il percorso del giovane Conrazio: http://www.openhs.it/flip/Scheda%20Il%20lavoro%20che%20verrà.pdfhttp://www.openhs.it/libri3.html

  2. Fanangelo scrive:

    Ho conosciuto questa considerazione da parte di Albert Einstei e subito l’ho fatta mia perchè la condivido in pieno.
    Anch’io penso che la crisi non sia del tutto negativa ma che vada affrontata con lo spirito giusto e soprattutto pensando che, prima o poi passerà e quando sarà passata bisognerà necessariamente essere pronti.
    In effetti chi nel frattempo non si sarà organizzato resterà indietro.
    E’ troppo facile avvilirsi, è sicuramente più difficile tirarsi su le maniche e darsi da fare.
    Addà passà a nuttata!
    Angelo

  3. Marco scrive:

    Io trovo che Einstein sia stato abbastanza romantico e naif in queste frasi. Vede la crisi come spinta al progresso, opportunità di rompere gli schemi per andare oltre i limiti del conformismo. In pratica parla dello stress creativo. Pensiero corretto se considerato a livello di crescita personale, ma errato se riferito alla depressione mondiale che oggi ci coinvolge. Sarebbe bello che tutto fosse in nostro potere e bastasse la buona volontà, usciremmo domani mattina presto dalla crisi… ma non è così.
    A mio parere la crisi economica della nostra epoca ha lati molto oscuri e difficili da combattere con la sola buona volontà. E’ uno scontro di poteri che destabilizza istituzioni, ruoli, valori, libertà, diritti. Vengono rimessi in discussione gli stati nazionali, la democrazia, la sovranità monetaria, la religione, i traguardi sociali nel mondo del lavoro, le libertà e i diritti umani. Un popolo esasperato, che vede crollare tutte le sicurezze, è capace di giustificare ogni tipo di violenza e abuso, regredendo.
    La crisi attuale, per come la vedo io, è la restaurazione del divario tra la classe ricca e quella povera, riporta in luce una minoranza privilegiata: sono i potentati dell’alta finanza e delle multinazionali, sono i signori del mercato globale che si impongono sugli altri, schiacciano la classe media verso la miseria, trasformano i cittadini in sudditi indebitati.
    Nella nostra epoca si assiste allo strapotere del capitalismo e neoliberismo, e gli effetti devastanti che può avere senza un controllo. Esiste una elite di potere che con una manovra speculativa può far fallire aziende, o deteriorare i titoli di uno stato, piegando e condizionando milioni di persone. Le cifre di danaro che muovono nel mercato finanziario sono altissime e totalmente sconnesse dal valore reale nel mercato produttivo. E’ un sistema perverso e virtuale, che si basa su scommesse e raggiri, rincorre il lucro fine a se stesso e non ha sostanza. Ad esempio: qualcuno inizia a vendere la quota di una azienda? e le agenzie di rating danno pareri negativi? gli altri investitori vengono indotti a vendere, e il valore di una azienda crolla, senza un reale motivo o che il reparto produttivo abbia cambiato di una virgola. Oppure, un investitore compra? induce gli altri a fare lo stesso, il valore dell’azienda sale, ma di nuovo succede senza una corrispondenza nel mondo reale, il reparto produttivo non è cambiato; di li a poco gli investitori, quando si accorgeranno che è stata una bolla speculativa, venderanno le loro quote, per investirle in titoli migliori, e l’azienda fallirà. E’ un sistema spietato e scorretto, non è orientato minimamente alla produttività, alla sostenibilità ambientale, o al benessere: chi è in borsa tratta tabelle con numeri che deve moltiplicare, quelle persone non sono tecnici, ingegneri, imprenditori, non hanno alcuna responsabilità dei danni che compiono ogni giorno a cuor leggero. Questo modello economico che credevamo vincente, sta andando alla deriva e noi continuiamo tuttora a sostenerlo. Per risposta abbiamo Monti, un consulente Goldman Sachs al governo, e facciamo ciò che la BCE ci dice di fare, ci sacrifichiamo per un debito ridicolo e fasullo, e distruggiamo i nostri reparti produttivi, non cresciamo, non lavoriamo, ci impoveriamo.
    Non abbiamo capito che i signori del mercato globale considerano i cittadini, i lavoratori, come semplici servi sacrificabili, abbagliati e storditi con i piaceri del consumismo, spinti a lavorare e consumare perché è il neoliberismo a imporlo. Siamo criceti in una ruota, impoveriti sia fisicamente che moralmente, crediamo che l’opportunismo e l’arrivismo siano le dottrine vincenti che rendono ridicole e senza valore le virtù, l’amor proprio, la cultura. L’arte diventa prodotto oppure non è più arte. E così siamo sempre più ignoranti e disarmati.
    I colossi finanziari in questo momento drenano continuamente ricchezza da chi la crea veramente: è così che i lavoratori hanno sempre minore potere d’acquisto, sono incapaci di risparmiare, hanno una casa in eterno mutuo, il tostapane pagato a rate, restano poveri pur essendo coloro che con il lavoro creano ricchezza e danno valore alla carta moneta. Lo stato riduce la spesa pubblica, aumenta le tasse, riduce le pensioni, privatizza, ed è tutto coerente con la dottrina del neoliberismo. Bisogna cambiare mentalità, sottrarsi a questo gioco. E per come la vedo, non è facile senza avere abbastanza potere.

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