Pianificare non significa sognare

«Un piano non ha valore alcuno, a meno che esso non degeneri in un lavoro». Peter Drucker

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Nel suo libro “I sette pilastri del successo” Stephen R.Covey[1] scrive:

«Supponiamo che in un bosco vi imbattiate in un uomo intento febbrilmente a segare un albero.

“Che cosa state facendo?” chiedete.

“Non vede?” è la secca risposta. “Sto segando questo albero.”

“Ma lei sembra sfinito!” esclamate. “Da quanto tempo ci lavora?”

“Più di cinque ore”, risponde quello, “e non ne posso proprio più. È un lavoro massacrante.”

“Be’, perché non smette per qualche minuto e dà una bella affilata a quella sega?” suggerite. “Sono sicuro che funzionerebbe molto più alla svelta.”

“Non ho tempo per affilare la sega, io.” Risponde l’uomo in tono irritato. “Sono troppo occupato a segare….».

La pianificazione è un processo che partendo dall’analisi delle opportunità e delle risorse a disposizione, definisce gli obiettivi desiderati e i relativi piani d’azione per tradurli in realtà.

Il processo di pianificazione ci pone di fronte a tre quesiti:

1. Dove siamo?

2. Dove vogliamo andare?

3. Come vogliamo fare per arrivarci?

Pianificare significa stabilire un ordine di priorità nello svolgere le nostre attività. È importante mettere nero su bianco la nostra pianificazione. Scrivere aiuta a non dimenticare nulla, a riflettere con attenzione e a prendere maggiore consapevolezza.

Troppo spesso l’attività di pianificazione viene ritenuta un’inutile perdita di tempo e un qualcosa di teorico ed astratto. In realtà:

pianificare non significa esprimere sogni e desideri. Chiunque è in grado di sognare: voglio acquistare una Ferrari, voglio triplicare il fatturato, voglio restare tutto l’anno in vacanza. Pianificare implica definire obiettivi ambiziosi ma nello stesso raggiungibili.

Pianificare non significa ingessare con mille dettagli l’attività. La sintesi permette di focalizzare le risorse a disposizione sugli aspetti più rilevanti. Pensare lentamente ma agire velocemente.

Pianificare non significa agire nel futuro. La pianificazione mira a prendere da subito le decisioni che riteniamo più adatte per aumentare le probabilità di conseguire i risultati auspicati e metterle in pratica iniziando da oggi. Il nostro futuro lo costruiamo un giorno dopo l’altro, oggi compreso!

Pianificare non significa semplicemente desiderare o sognare un obiettivo, ma è necessario:

  1. definire esattamente quali sono i risultati che vogliamo ottenere;
  2. decidere quali sono le risorse (tempo e denaro) che vogliamo impiegare.

Se i due elementi non vengono considerati congiuntamente si ottiene una pianificazione non corretta:

v solo risultati à esprimere desideri, sognare ad occhi aperti;

v solo risorse à prendere impegni non mirati ad un obiettivo preciso, darsi un gran da fare ma con quale finalità?

Occorre impegnarsi per trasformare un semplice buon proposito (la logica del “vorrei”) in un vero e proprio obiettivo con conseguente piano d’azione (la logica del “voglio”).

Occorre decidere di dedicare un tempo adeguato alla pianificazione e all’organizzazione del nostro futuro. Occorre passare da una gestione del tempo come “giornate da riempire” (dedicare tutto il proprio tempo a disposizione) ad “organizzare azioni calibrate sui nostri obiettivi”.

Il cambiamento è un viaggio da quella che definiamo la “situazione attuale”, quella nella quale ci troviamo adesso, a quella “desiderata”, quella che immaginiamo dopo i cambiamenti.

Quindi per prima cosa, come fa il nostro navigatore satellitare, dobbiamo stabilire dove siamo e poi fissare una meta.

Se il navigatore non riesce a stabilire il punto di partenza non è in grado di stabilire e calcolare il percorso.

Terminate queste due operazioni il navigatore calcola la rotta sulla base dei parametri che abbiamo inserito (es: evita autostrada, percorso più breve, transita per una certa località, ecc.).

Quanto più abbiamo chiaro il punto di partenza, quello di arrivo e i parametri del viaggio, tanto più facile sarà calcolare la rotta e organizzarsi per il viaggio.

Per poter definire una corretta pianificazione delle attività, occorre innanzitutto aver ben presente quanto è stato fatto in passato e l’attuale situazione. Raccogliere informazioni qualitative e quantitative (in particolare numeri, fatti e dati) e metterne in evidenza quelli principali è un utile esercizio per riflettere e ragionare su quanto fino ad oggi svolto.

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[1] “I sette pilastri del successo” Stephen R.Covey, Ed. Bompiani, 2001

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Accontentarsi di poco, impegnarsi molto: sviluppare una gioia diffusa

«Abbiamo soltanto la felicità che siamo in grado di capire». Maurice Maeterlinck

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Un altro atteggiamento che riteniamo importante è rappresentato dalla capacità di saper trarre gioia e felicità anche dalle piccole cose e non vivere con la perenne attesa di tempi migliori. Non significa accontentarsi, fregarsene e/o vivere alla giornata. Significa non aspettare il futuro per essere felici, fermo restando la consapevolezza che siamo noi a costruirci il nostro fututo un giorno alla volta.

Il rischio è quello di spostare sempre più in là il momento in cui saremo felici: quando avrò un posto di lavoro fisso, quando guadagnerò di più, quando avrò una famiglia, quando avrò comprato la nuova macchina, quando andrò in vacanza, quando mi sarò laureato, quando avrò più soldi, ecc.

Pensate ad esempio a quante persone vivono con l’ossessione del denaro, accumulandolo a più non posso senza mai fermarsi per tutta la vita e vivendo con la perenne sensazione di essere poveri.

Ed oggi?

Già oggi se ci pensiamo bene siamo delle persone Ricche, molto fortunate e con tanta bellezza intorno a noi. Già pensare a quello di bello che siamo ed abbiamo ci deve riempire di gioia.

Sarà altrettanto bello impegnarci per aggiungere ulteriori gioie alla nostra Vita.

E’ un po’ come quando si va in montagna, se colleghiamo la nostra gioia solo al momento in cui saremo arrivati in cima alla nostra vetta, rischiamo di limitare la nostra gioia e la nostra felicità a quei pochi minuti in cui saremo in cima alla montagna e solo nel caso in cui riusciremo a raggiungere la vetta che ci eravamo prefissi. Se al contrario traiamo gioia e motivazione già nel preparare la nostra spedizione, durante gli allenamenti e in ogni passo e/o decisione che prendiamo nell’avvicinarci alla vetta, forse avremo sviluppato una gioia diffusa. Avere degli obiettivi e dei traguardi ambiziosi da raggiungere è stimolante ma non dobbiamo legare la nostra soddisfazione esclusivamente al raggiungere o meno quei traguardi. Il viaggio e il percorso che intraprendiamo verso le nostre mete devono darci altrettanta soddisfazione ed entusiasmo. In cima all’Everest ci arrivano in pochi e quelli che ci arrivano ci restano spesso per pochi minuti a causa del freddo, del vento, della quota e del dover rientrare presto al campo avanzato.

Nella Vita è bello impegnarci per i nostri piccoli o grandi Everest che con impegno saremo in grado di raggiungere e che se non raggiungeremo, hanno ugualmente riempito le nostre esistenze con il bello di averli sognati e di esserci impegnati al massimo per raggiungerli.

La metafora del pescatore.

In un atollo delle Maldive un turista italiano appena giunto per una vacanza di una settimana tutto incluso, nota un pescatore locale che esce la mattina con la sua barca a remi e dopo circa due ore ritorna con una cesta di pesce. Lo osserva incuriosito il primo giorno, il secondo giorno ed al terzo giorno decide di volerlo conoscere.

<<Come mai tutte le mattine stai fuori in mare solo due ore a pescare invece che tutta la mattinata?>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Stando fuori tutta la mattina avresti modo di prendere molti più pesci e li potresti vendere ai ristoranti e agli abitanti delle altre isole…>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo qualche mese inizieresti ad avere una Clientela affezionata che con il passaparola ti porterebbe ulteriori Clienti e potresti così restare fuori in barca tutta la giornata per pescare ancora più pesci>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo un anno avresti i soldi necessari per comprarti anche un motore per la barca per riuscire a pescare anche più lontano>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo qualche anno potresti pagare delle persone del tuo villaggio per venire a darti una mano a pescare>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Tra una decina di anni potresti avere più di una barca ed aver messo da parte molti soldi>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Una volta in pensione, con tutti quei soldi riuscirai a goderti la vita>>.

Il pescatore risponde: <<E io cosa sto facendo adesso?>>

Stiamo molto attenti a “vivere nel futuro” spostando sempre la nostra felicità sempre più avanti, quando finalmente saremo laureati, saremo diventati Dirigenti, avremo finito di pagare il mutuo o avremo raggiunto la tranquillità economica.

Ogni giorno merita di essere vissuto pienamente ed è sempre ricco di tanti splendidi momenti, sta a noi saperne godere.

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Il giusto mix di autostima e umiltà

«Non cercare di fare una cosa a meno che tu non sia sicuro di te stesso, ma non abbandonarla solo perché qualcun altro non ha fiducia in te». Stewart White

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Il perdente è quello che pensa che una cosa non si può fare oppure che lui non è in grado di fare una certa cosa. Se siamo convinti che una cosa non sia possibile, sicuramente avremo ragione in quanto non proveremo nemmeno a farla o se ci proveremo ugualmente con tutta probabilità non lo faremo con la necessaria motivazione. Per raggiungere un risultato noi dobbiamo partire da una situazione iniziale che chiameremo “I” e dobbiamo fare una successione di cose per arrivare alla situazione desiderata che chiameremo “D”.

I—-O—O——-O——O———-O—-O——O——–O——O—O—D

Quando partiamo da “I” sappiamo in partenza che per arrivare a “D” ci saranno delle  difficoltà, delle resistenze e degli ostacoli che chiameremo “O” e all’inizio non sappiamo ancora quanti e quali saranno, diciamo che saranno “N” (che in matematica sta per numero indefinito). Quando inizia il percorso la persona che non crede al successo, nell’incontrare gli ostacoli comincia a dirsi frasi del tipo:

  • “Cominciamo bene!;
  • “Lo dicevo che è molto improbabile”;
  • “Non ce la posso fare”;
  • “E’ impossibile”;
  • “E’ come pensavo, è veramente troppo dura”;
  • “Ma chi me lo fa fare, questa è la dimostrazione che è solo una perdita di tempo!”;
  • “E’ meglio lasciar perdere”;

La persona che invece ci crede (come Edison che ha portato a termine migliaia di esperimenti prima di riuscire ad accendere la sua prima lampadina) ragiona in un modo diametralmente opposto. Alla prima difficoltà pensa: “e vai! un ostacolo in meno, tra me e quello che sono sicuro di raggiungere adesso i problemi sono N-1. E dopo che ha superato la seconda difficoltà pensa “bene, adesso i problemi sono N-2! E via di seguito, senza mai scoraggiarsi forte della convinzione che ogni ostacolo superato lo sta avvicinando al successo.

Un altro importante requisito per il Successo è rappresentato dall’umiltà che rappresenta la base per poter migliorare. Se non si è fermamente convinti di poter sempre migliorare, difficilmente saremo in grado di farlo.

Nello stesso tempo non bisogna vivere con un senso di inadeguatezza perenne e di attesa nell’agire a quando saremo finalmente “perfetti”. Fin da oggi abbiamo tantissime cose in cui migliorare ma nello stesso tempo abbiamo anche tantissime cose che riusciamo a fare bene. Oltre ad allenare i “muscoli” poco tonici, dobbiamo utilizzare al meglio quelli che invece sono già ora in un buon stato di forma. Una sindrome che spesso riscontriamo è quella dello “studente a vita”, non nel senso positivo del termine, vale a dire una persona che impara sempre, ma nel senso di una persona che aspetta perennemente a mettersi in gioco dietro la scusa di dover finire l’ennesimo master post laurea, di dover fare l’ennesimo stage di preparazione, di dover imparare la quinta lingua straniera o similare. Pianificare un progetto è importante ma è anche fondamentale mettere in atto i nostri progetti, passare all’azione. Non dimentichiamoci che è anche nel fare le cose e nello sperimentare (commettendo anche degli errori) e nel mettersi in gioco che si impara e si ottengono risultati mano a mano superiori.

Affrontare le sfide che ogni giorno ci aspettano concentrandoci sulle nostre capacità e sulla convinzione che abbiamo già sviluppato buone doti (che naturalmente continueremo a migliorare), ci aiuta ad affrontare meglio le situazioni.

Credere in noi stessi e nelle nostre possibilità di successo è un elemento determinante per affrontare nel giusto modo i nostri progetti ambiziosi.

Dobbiamo avere il giusto mix di:

–       Umiltà: possiamo sempre fare meglio;

–       Autostima: fiducia in noi stessi e nei nostri mezzi fin da oggi e senza bisogno di aspettare tempi migliori.

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Contrastare il distress (stress negativo)

«La felicità è un modo di vedere». Ometti

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Una volta presa consapevolezza della situazione di stress negativo, ciò che si può fare è intervenire direttamente sugli eventi stressanti riducendoli e/o interpretandoli in modo differente:

¨   dare il giusto valore alle cose: il lavoro è sicuramente da prendere sul serio ma nella nostra vita ci sono altri valori (la famiglia, la salute, l’amicizia…) che sono infinitamente più importanti e che già da soli ci rendono delle persone fortunate e realmente ricche;

¨   utilizzare un periodo di pianificazione efficace può far risparmiare di tre o quattro volte il tempo di esecuzione delle attività. Lo stress e l’ansia spesso sono causati da tutte quelle cose che non abbiamo ancora fatto. È importante prefiggersi obiettivi ambiziosi ma nello stesso tempo realistici e raggiungibili;

¨   evitare di concentrare troppi cambiamenti importanti in un breve lasso di tempo;

¨   non pretendere l’impossibile da se stessi e sapersi perdonare gli errori che sempre e comunque continueremo a commettere;

¨   modificare il proprio stile di vita: praticare sport, seguire un’alimentazione equilibrata, concedersi degli svaghi, prendersi il tempo per elaborare gli avvenimenti, non “correre” sempre;

¨   modificare gli schemi di pensiero intervenendo a livello cognitivo sul significato che diamo alle nostre esperienze. Cogliere e trarre giovamento dagli aspetti positivi degli accadimenti e minimizzare il reale peso di quelli negativi;

¨   cercare di semplificare le situazioni il più possibile. Guardare i progetti ambizioni come a una serie di gradini da salire un passo alla volta;

¨   sforzarsi di comunicare i propri dubbi e sentimenti alle persone più vicine, familiari, amici e colleghi per poter contare sul loro sostegno;

¨   ridere. Cercare situazioni divertenti e la compagnia di gente spiritosa e che ci fa’ stare bene evitando invece le persone che ci assorbono energia o che ci trasmettono negatività;

¨   imparare a dire di no, se non si ha tempo o voglia;

¨   evitare di lavorare troppe ore senza concedersi pause;

¨   vivere nel presente. Sforzarsi di non passare il tempo a rimpiangere le decisioni prese nel passato e/o a preoccuparsi eccessivamente del futuro. Chi riesce a dominare lo stress ha perfezionato l’arte del vivere nel presente.

Alcuni piccoli esercizi fisici capaci di allentare la pressione dello stress sono:

1.  controllare il proprio respiro, cercando di respirare con il diaframma e profondamente. Occorre inspirare lentamente e profondamente riuscendo a gonfiare la pancia invece che la parte alta del petto;

2.  fare delle passeggiate o giri in bicicletta all’aria aperta, lontano dal proprio ambiente di lavoro e/o praticare lo sport o l’hobby preferito.

Impariamo a trattare lo stress partendo da due fasi fondamentali:

1.  raccogliere ed analizzare informazioni (fatti e dati): Quale è il problema? Quale è la causa del problema?

2.  stabilire un piano d’azione ed operare di conseguenza: Quali sono le possibili soluzioni? Quale è la migliore tra quelle possibili?

Per migliorare nello stress occorre passare dalla logica di “gestione degli eventi” (approccio reattivo) alla logica di “costruzione del futuro in cui desideriamo operare” (approccio proattivo). Nella gestione proattiva delle nostre attività facciamo in prevalenza quello che abbiamo deciso e quindi le cose più importanti, nella gestione passiva facciamo quello che altri o gli eventi ci richiedono (e magari non le più importanti).

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Eliminare gli alibi: “faber est suae quisque fortunae”

«Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla» M.L.King

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Un alibi è rappresentato dall’attribuire la causa di un insuccesso ad un fattore esterno non sotto il nostro controllo. Rappresenta una scusa, una giustificazione a qualcosa che non è andato nel verso giusto.

È molto più facile addossare la colpa di una disfatta a qualcosa che non dipende da noi, rispetto a chiederci cosa avremmo potuto fare di diverso per ottenere un risultato migliore.

Ricorrere agli alibi rischia di far diminuire la nostra motivazione. Abituarsi a non trovare mai alibi nelle sconfitte è un ottimo modo per pretendere sempre il massimo da noi stessi. Dopo aver cambiato squadra, Valentino Rossi consapevole dell’iniziale superiorità tecnica della Honda rispetto alla Yamaha non ha passato le giornate a lamentarsi di avere a disposizione una motocicletta inferiore rispetto ai suoi avversari (alibi) e la stessa cosa sta facendo adesso che è passato alla Ducati. Fin da subito ha dato il massimo di se stesso in ogni curva di ogni circuito per compensare tale divario e si è impegnato con il suo team per migliorare le caratteristiche tecniche del mezzo, riuscendo alla fine a vincere il campionato del mondo.

Dobbiamo abituarci a trasformare possibili alibi in sfide: appunto perché il mio avversario ha una moto più veloce della mia, darò il massimo di me stesso.

Mi ricordo di un aneddoto che mi fu raccontato durante un corso di formazione. C’erano due fratelli, molto simili fisicamente ma molto diversi caratterialmente. La loro famiglia di origine era povera e con diverse problematiche. Il padre era alcolizzato e disoccupato, la madre era scappata da casa e vivevano nella più assoluta miseria. Non ancora compiuti i dieci anni entrambi i fratelli vennero affidati ai servizi sociali. Una volta diventati adulti, uno dei due fratelli divenne un noto professore universitario, con un felice matrimonio e due figli (di cui uno adottato). Visse molto serenamente e si dedicò anche a numerose attività di volontariato per le persone meno fortunate della propria città. Suo fratello invece finì diverse volte in carcere per rapina a mano armata e per associazione a delinquere e diventò anche un tossicodipendente. Uno psicologo volle studiare il caso di questi due fratelli con la stessa origine ma con due destini così profondamente diversi. Di fronte alla domanda “Come mai hai fatto tutto questo nella vita?” entrambi i fratelli risposero nello stesso modo: “Con una famiglia di origine come la mia, cosa avrei potuto fare di diverso nella vita”.

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Mediocrità ed eccellenza

«L’eccellenza non è un atto ma un’abitudine». Aristotele

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Appare evidente che la comfort zone, che è normale, inevitabile e perfino utile e comoda in molte situazioni della routine giornaliera, quando diventa preponderante nelle attività della nostra vita, soprattutto in questa realtà che cambia a ogni istante diventando sempre più complessa e competitiva, rappresenta un serio pregiudizio alla qualità e all’efficacia della nostra Vita e del nostro lavoro. La comfort zone limita la bontà dei risultati, inibisce la motivazione, il divertimento, la crescita personale e professionale e i comportamenti che mantengono il cervello efficiente e giovane.

Per esempio, un venditore in forte comfort zone è quello che dopo molti anni di vendita ha progressivamente automatizzato il proprio lavoro in una serie di comportamenti rutinari e poco produttivi tipici di questo stato:

  • Non mette più in discussione le sue conoscenze tecniche e le sue competenze relazionali e di vendita.
  • Non organizza più in modo scrupoloso le sue attività: definizione di obiettivi, programmazione, preparazione della visita.
  • Pone meno cura nei rapporti con i Clienti acquisiti: fa poche o nessuna domanda, ascolta di meno, osserva in modo superficiale, è convinto di conoscere tutto del Cliente, lavora più rilassato ritenendo molti aspetti della propria professione scontati o addirittura inutili.
  • Non prova e non trasmette più ai suoi interlocutori l’entusiasmo di chi lavora con passione e con l’orgoglio per il proprio prodotto e per l’azienda che rappresenta. E’ quello che alla domanda “come va?”, con aria filosofica e rassegnata ti da risposte del tipo:
    • “ne bene ne male”;
    • “si tira avanti”;
    • “il solito”;
    • “ma come vuoi che vada?”;
    • “così così”;
    • “potrebbe andare meglio”;
    • “bisogna sapersi accontentare”;
    • “speriamo che questa crisi passi presto”;
    • “lasciamo perdere”;
    • “siamo ancora vivi”.
  • Spesso in questa situazione tende a non assumersi più la totale responsabilità dei propri risultati e si convince progressivamente che alla fine la vendita sia solo una questione di prezzo. Quando si pensa che alla fine è solo questione di prezzo, tutto il resto diventa automaticamente superfluo. E’ incline a giustificare i propri insuccessi con la politica aziendale (che “non gli da i prezzi giusti”), la crisi economica o le caratteristiche dei prodotti che deve vendere. Non cerca i rimedi nell’ambito del proprio lavoro e delle proprie responsabilità e gli capita di pensare che la soluzione migliore sarebbe quella di cambiare azienda. In pratica ha un totale controllo esterno degli eventi. Si convince progressivamente che le cause dei suoi problemi sono esterne e che lui è soltanto una vittima, una persona sfortunata.

Un professionista con queste caratteristiche è destinato alla mediocrità.

La zona di comfort è la principale responsabile della naturale resistenza che ogni essere umano oppone al cambiamento. Un vecchio adagio recita “quando lasci la strada vecchia per quella nuova sai cosa lasci e non sai quel che trovi”.

La parte d’ignoto che è sempre presente nel cambiamento è all’origine dei sentimenti di dubbio, incertezza e timore. Quello che è certo è che, senza cambiamento, non c’è miglioramento.

Einstein affermava: “Se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. Se vuoi risultati differenti, devi fare cose differenti”.

Un’altra affermazione famosa è quella di Darwin “In un sistema in evoluzione non sopravvive la specie più forte, ma quella più capace di adattarsi ai cambiamenti”.

In questa prospettiva possiamo definire la ricerca dell’eccellenza come un’abitudine a mettersi in gioco per aggiornare continuamente verso l’alto il proprio livello di conoscenze e competenze. Pensate a un campione del mondo di qualsiasi specialità, per rimanere il numero uno deve continuamente allenarsi per mantenere e aggiornare il suo livello di abilità rispetto ai rivali. Deve continuare a essere quello che sbaglia di meno. Il giorno che non riesce più a farlo inizia il suo declino.

“Siamo ciò che facciamo ripetutamente. Pertanto l’eccellenza non è un’azione, bensì un’abitudine”. Aristotele

Tornando all’esempio del venditore, il venditore eccellente è quello che ha l’abitudine a:

  • Lavorare costantemente per obiettivi.
  • Programmare e pianificare con cura le proprie attività.
  • Misurare e assumersi costantemente la responsabilità dei propri risultati. Un venditore di questo tipo ha un totale controllo interno degli eventi. E’ convinto cioè che i suoi risultati sono il frutto del suo modo di operare e di pensare.
  • Lavorare con passione ed entusiasmo cercando continuamente nuovi stimoli e nuove sfide.
  • Mettersi continuamente in discussione per aggiornare e migliorare costantemente le proprie conoscenze tecniche e le proprie capacità relazionali.

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La comfort zone: vivere con il pilota automatico inserito

«Le ragioni dell’insuccesso consistono nel crearsi abitudini». Walter Horatio Pater

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Durante la giornata le nostre azioni avvengono per oltre il 90% in una situazione di comfort zone, sono cioè azioni che compiamo in automatico: camminare, lavarci i denti, guidare l’automobile, mangiare, respirare, ecc. Tutte le volte che, mentre stiamo facendo qualcosa, la nostra mente è in grado di pensare ad altro, siamo in comfort zone.

Che cosa è esattamente la comfort zone?

Una definizione ci viene dalla Psicologia Comportamentale che definisce la comfort zone come: “La condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio” (Wikipedia: Alasdair A. K. White :“Teoria della comfort zone”)Si tratta quindi di una situazione di routine, di familiarità e sicurezza in cui ci si sente del tutto a proprio agio, senza percepire alcun rischio o minaccia.

Mi ricorda molto lo stato prenatale: abbiamo passato alcuni mesi senza nessuna preoccupazione, quasi in assenza di peso dolcemente sostenuti dal liquido amniotico. Nutriti costantemente e abbondantemente in automatico. Al sicuro dentro il pancione, coccolati dal ritmo cadenzato e rilassante del battito del cuore della nostra mamma. Abbiamo sentito voci calde e rassicuranti sussurrarci attraverso il pancione parole, o per meglio dire suoni che non potevamo capire, ma dal tono caldo e rassicurante. La crescita del nostro corpo e della nostra consapevolezza completamente automatica. Ogni esperienza sensoriale nuova, intrigante, interessante. E poi chissà quali altre sensazioni, sorprendenti, piacevoli, interessanti.

Poi un giorno “veniamo espulsi” da quello stato di perfetta “comfort zone”.

  • Sentiamo le urla della nostra mamma.
  • Ci sentiamo totalmente indifesi.
  • Cosa sta succedendo?
  • Perché sta succedendo?
  • Dove siamo?
  • Diventiamo pesanti.
  • I polmoni si riempiono di aria che ci da una sensazione di bruciore.
  • Qualcuno ci tiene per un piede, a testa in giù e ci da uno schiaffo sul culetto nudo e indifeso emettendo dalla bocca un suono che significa “benvenuto”!
  • Fa freddo.
  • Poi uno ci infila un ago nel piedino per prelevare il sangue.
  • Ci misurano, ci sbattono su una bilancia fredda per pesarci.
  • Ci appoggiano sul torace una specie di grosso bottone freddo per sentire il respiro e il battito del cuore.
  • Urliamo e piangiamo con tutta la forza dei nostri piccoli polmoni per chiedere aiuto, per segnalare il terrore che stiamo provando.
  • Ci diranno poi che il giorno in cui siamo nati è stato il giorno più bello della nostra vita….. se questo è stato il più bello come sono stati gli altri?

Quindi possiamo dire che la nostra nascita è stato il primo importante cambiamento della nostra vita.

Se è vero che il nostro cervello si programma e impara dalle nostre esperienze, e da automaticamente un significato a tutto quello che ci accade, cosa ha imparato con tutta probabilità il giorno in cui siamo nati?

  • Che stare nel pancione è bello e sicuro: vivere al sicuro col pilota automatico che si occupa di tutto è davvero comodo e piacevole.
  • Che il cambiamento può riservare sorprese terrificanti.
  • Se possibile, meglio non cambiare.

Poi inizia un altro periodo bello: ogni volta che abbiamo un bisogno, un desiderio, un fastidio e ci mettiamo a piangere, arriva qualcuno che cerca di capire di cosa abbiamo bisogno. Ci nutre, ci cambia (e questo si che è un cambiamento che ci piace tanto, forse l’unico) ci lava nella vaschetta con l’acqua calda, le paperette, sorride e parla come se fosse un deficiente, ma con un tono simile al nostro che ci rassicura. Se non dormiamo ci prende in braccio, ci culla, ci canta la ninna nanna, ci riempie di baci e di carezze, ci mette nel lettone.

Ma una notte per quanto piangiamo, non viene nessuno, e non ci portano più nel lettone con mamma e papà… cosa sta succedendo? Perché? Cosa abbiamo fatto?

Ecco un altro cambiamento che viviamo quasi sempre come sgradevole e angosciante: ci sentiamo inadeguati e confezioniamo i primi “sensi di colpa” che ci condizioneranno inconsciamente tutta la vita se non interveniamo opportunamente.

Ancora una volta il cambiamento si è rivelato doloroso. Quale conclusione è probabile si porti a casa il nostro cervello e il nostro inconscio? “Meglio non cambiare se la situazione attuale è sicura e accettabile”.

La cultura popolare ha coniato un proverbio a riguardo “Quando lasci la strada vecchia per quella nuova, sai cosa lasci, ma non sai cosa trovi”.

Il forte rischio della comfort zone è di applicarla a tutti gli ambiti della nostra vita col risultato di “addormentare” e inibire la nostra creatività e la voglia di migliorare, destinandoci alla mediocrità, alla noia e ai sensi di colpa che ne derivano.

“Ogni qualvolta vorrete sinceramente cambiare, la prima cosa che dovrete fare è di innalzare i vostri standard. Quando la gente mi chiede cosa cambiò veramente la mia vita otto anni fa, io dico loro che la cosa più importante in assoluto fu cambiare ciò che pretendevo da me stesso. Misi per iscritto tutte le cose che non avrei più accettato nella mia vita, tutte le cose che non avrei più tollerato, e tutte le cose che ambivo diventare.” Anthony Robbins

Il concetto di comfort zone applicato alla guida di un’automobile diventa:

  • A 1 anno ignoriamo di non sapere guidare un’auto e veniamo definiti: inconsciamente incapaci di guidare un’automobile.
  • A 10 anni siamo consapevoli di non sapere guidare un’auto e veniamo definiti: consciamente incapaci di guidare un’automobile.
  • A 20 anni siamo consapevoli di saper guidare un’auto e veniamo definiti: consciamente capaci di saper guidare un’automobile.
  • Dopo un certo numero di anni di guida guidiamo l’auto senza pensarci e veniamo definiti: inconsciamente capaci di saper guidare un’automobile.

Quando siamo inconsciamente capaci di fare qualcosa, siamo nella comfort zone, significa che facciamo quella cosa in automatico, prestando poca o nessuna attenzione. In quella situazione è il nostro inconscio che si occupa di tutto mentre la nostra parte cosciente si dedica ad altro.

Vi sarà capitato in autostrada di vedere qualcuno che, mentre guida, parla al telefono, invia un SMS, prende appunti, legge un quotidiano e/o mangia qualcosa e usa una sola mano per tenere il volante.

Oppure vi è successo di percorrere in auto qualche decina di chilometri e improvvisamente rendervi conto che per tutto il tempo avete prestato attenzione solo ai vostri pensieri e non vi ricordate nulla di quello che avete visto o sentito dalla radio accesa e magari avete perso il vostro casello di uscita o se una persona vi chiama e vi chiede dove siete non siete in grado di rispondere con precisione fino a quando incrociate il prossimo cartello segnaletico.

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Atteggiamenti mentali e azioni per il successo

«Everest Express non riuscì a raggiungere la vetta dell’Everest. Ma noi, noi avevamo avuto successo? Decidete voi. Io credo che il successo sia qualcosa di personale, diverso da individuo a individuo, non dovrebbe essere decretato da ciò che la società pensa. Se tenteremo di vivere secondo parametri dettati da altri, non potremo mai sentirci soddisfatti, pensare di aver avuto successo: qualcun altro sarà sempre più ricco, più bello, più dotato, più forte, o avrà avuto più successo di noi. Noi eravamo convinti di aver avuto successo, come persone e come squadra». Jim Hayhurst

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Il cervello è stato anche definito il servomeccanismo più complesso che l’uomo conosce. Questo servomeccanismo è quello che usiamo per raggiungere i nostri obiettivi e realizzare i nostri desideri.

Se impariamo a usarlo in maniera più corretta, cioè più mirata, otteniamo risultati migliori. Imparare a usarlo significa per esempio sapere quali comandi impartire e come impartirli.

Il cervelletto è un servomeccanismo e come tale comunica in “cibernetico”, cioè un linguaggio molto simile a quello che usiamo per le macchine:

  • Non riconosce la particella negativa “no” e “non”: per questo quando ci poniamo gli obiettivi dobbiamo farlo sempre in positivo: “non voglio un lavoro noioso” è sbagliato, dobbiamo invece dire “voglio fare un lavoro che mi diverta”.
  • E’ letterale, cioè prende alla lettera quello che gli diciamo senza discutere, senza criticare, senza ridere o dispiacersi. Se ci diciamo frasi del tipo “penso di essere veramente brutto”, il nostro inconscio non ci dice “Io non sono d’accordo!”, oppure “Ma come ti è venuta questa idea!
  • Non fa differenza tra un’esperienza realmente vissuta e una vividamente immaginata: quante volte al cinema vi siete spaventati per una scena che non aveva nulla di reale?
  • Non ha il senso del tempo: pensate a qualcosa di bello del passato, come vi sentite? Bene, certo, eppure non sta accadendo adesso.
  • Vuole sempre dare una spiegazione a tutto, qualsiasi situazione, sensazione, immagine, suono, profumo, sapore, contatto, ecc.: mentre camminate per strada, in autobus, al bar o in banca, prestate attenzione all’incessante lavorio della vostra mente.

Le nostre credenze (convinzioni che abbiamo senza una prova scientifica) diventano “profezie” di quello che ci accadrà.

Essere convinti che una certa cosa accadrà, che è possibile, che siamo in grado di farla o di ottenerla, farà in modo che vedremo ogni avvenimento come una conferma della nostra convinzione: e questo rinforzerà la nostra fiducia, la nostra motivazione, l’energia, l’autostima, la soddisfazione.

La preparazione mentale è fondamentale, e rappresenta il presupposto per il successo. Cosa significa esattamente “preparazione mentale” o “mental training”?

In parole molto semplici significa “dare al nostro cervello i comandi e le suggestione corrette in funzione di quello che vogliamo ottenere”.

“Se inviamo istruzioni dirette al nostro inconscio, esso si incaricherà di aiutarci a indirizzare la nostra vita verso situazioni migliori”. Milton Erickson

In questo libro analizzeremo gli atteggiamenti mentali per il successo:

  • Eliminare gli alibi: “faber est suae quisque fortunae”
  • Sviluppare una visione positiva
  • Non aver la paura di morire ma aver la Gioia di Vivere
  • Combattere stress ed ansia
  • Non è un insuccesso ma è un risultato
  • Il giusto mix di autostima e umiltà
  • Accontentarsi di poco, impegnarsi molto: sviluppare una gioia diffusa

E le azioni (comportamenti) per il successo

  • Svolgere il proprio lavoro con soddisfazione
  • Gestire al meglio il tempo lavorativo e non
  • Pianificare non significa sognare
  • Definire gli obiettivi e i risultati da raggiungere
  • I risultati di un anno sono la somma dei risultati di ogni giorno
  • Andare a caccia di problemi: giocare d’anticipo
  • Allenare il muscolo della creatività
  • Non fare debiti: scegliere di lavorare è meglio di dover lavorare

Per ulteriori articoli ed informazioni: www.olympos.it.

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Non avere la paura di morire ma avere la Gioia di Vivere

«Anche oggi è stato il giorno più bello della mia Vita». Gianluca Gambirasio

L’unica certezza che abbiamo sulla nostra Vita e su quella delle persone a noi care è che prima o poi finirà. Questo dato di fatto deve rappresentare uno stimolo e una motivazione in più per cercare di cogliere la bellezza di ogni secondo della Vita che trascorriamo da soli o in compagnia di altre persone.

Molte persone utilizzano frasi del tipo:

  • “Che bello quando ero giovane…”;
  • “Che bello quando sarò in pensione…”;
  • “Che bello ai tempi dell’Università…”;
  • “Non vedo l’ora di andare in vacanza…”, ecc.

Personalmente ritengo che qualsiasi momento della Vita sia bello:

  • il passato (da ricordare senza rimpianti);
  • il presente;
  • il futuro (fatto di tanti ora messi insieme).

L’unico periodo della mia Vita in cui ho voluto che il tempo passasse velocemente è stato quando mia moglie era incinta di due gemelli. La preoccupazione che qualcosa potesse andare male ha fatto sì che ogni sera pensassi “Che bello è passato un altro giorno”. Alla fine sono nati solo 20 giorni prima del termine, con parto naturale e pesavano 2,500 kg e 2,510 kg (che per essere due gemelli non è niente male).

La paura della morte non deve prendere il sopravvento sulla gioia di Vivere.

Ed anche nel momento in cui la morte porterà via una persona a noi cara non pensiamo solo all’immenso dolore che proviamo dall’aver perso quella persona ma alla fortuna che abbiamo avuto nell’aver avuto a disposizione per poco o tanto tempo quella persona così speciale per noi. Auguriamoci ed auguriamo agli altri di vivere più di 100 anni ma viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo a disposizione e quindi non sprechiamolo. Per non sprecarlo credo sia sufficiente vivere in coerenza con quello che riteniamo essere per noi veramente importante. Saper che quel giorno verrà deve spingerci a voler ancora più bene alle persone care che ci circondano e a non darle mai per scontate o a metterle in secondo piano rispetto ad altri impegni della Vita.

Quando abbiamo la tentazione di lamentarci per qualcosa che non va o ci sembra di essere in un brutto periodo, proviamo a chiudere gli occhi per un attimo e pensare a come ci sentiremmo se dovessero comunicarci una brutta notizia relativa ad una persona a noi Cara o a noi stessi. Forse riaprendo gli occhi ci sentiremo molto stupidi per esserci lamentati di non guadagnare a sufficienza, di aver rovinato l’automobile, di non essere andati in vacanza, di esserci rotti una gamba o altro e correremmo ad abbracciare le persone a noi Care. Troppe volte siamo avari nei “Ti amo” e nei “Ti voglio bene” che rappresentano forse il patrimonio più importante che una Persona possa accumulare nel corso di un’intera Vita.

Personalmente mi auguro che il mio funerale sia una festa in cui le persone ricordino i bei momenti trascorsi insieme e che appunto non piangano per la mia mancanza ma siano felici e gioiosi del fatto che mi abbiano avuto. Mi auguro che non venga speso nemmeno un euro per fiori, addobbi od altro ma che vengano utilizzati per comprare qualcosa di buono per bere e mangiare insieme (altrimenti che festa sarebbe). Scusate per la mia assenza alla festa ma evidentemente mi hanno chiamato per salire su montagne ancora più alte di quelle della Terra. Anche se dovessi morire oggi stesso non ho rimpianti perché ho sempre vissuto ogni giorno della mia Vita con la stessa intensità come se fosse stato l’ultimo a disposizione e mi sono sempre divertito ed entusiasmato un sacco. Soddisfazioni come aver avuto degli splendidi genitori (nessuno meglio di loro mi ha fatto capire che cosa sia l’Amore incondizionato), le gioie e le emozioni condivise in tanti anni con mia moglie (l’unica donna che ho amato nella mia Vita) ed essere diventato padre di tre splendidi figli da sole sono state più che sufficienti per aver avuto un bilancio incredibilmente positivo della mia Vita. E a quelle tre immense soddisfazioni ogni giorno della Vita se ne sono sempre aggiunte tantissime altre meno importanti ma talmente tante (una vetta, un piatto da mangiare, una chiacchierata, un gioco, un profumo, una canzone, un tramonto, un film, una fotografia, un premio, una pennichella, una nuotata, un saluto, una sciata, una pescata, un viaggio, un bacio, una soddisfazione lavorativa, una sorpresa, una telefonata, un arcobaleno, un animale selvaggio, un regalo, una casa, un sorriso, una lettura, un libro, una barzelletta, un imprevisto, una lacrima, ecc.) da far sempre piacere. Nella Vita succedono sempre anche cose meno positive, sta a noi scegliere quali conservare e se e come farci influenzare. Se poi non esistessero anche dei momenti un po’ meno belli, forse saremmo meno capaci di apprezzare quei tantissimi momenti belli ed indimenticabili che ci accadono ogni giorno. E se avrò la fortuna di aver a disposizione altro tempo sono sicuro che mi aspettano tante altre bellissime cose che saprò accogliere a braccia aperte.

Mi ricordo ad esempio quando un giorno a causa di una tromba d’aria sull’automobile di mio padre (una persona molto parsimoniosa) cadde un ramo di un albero rompendo il tetto, il vetro anteriore, il vetro posteriore, ecc. Rientrando a casa ero preoccupato di come avrebbe potuto reagire mio padre. Suonai al campanello e scese a guardare l’automobile. Non disse nulla, si limitò a togliere dal tetto (quello che ne rimaneva) una foglia e restò in silenzio. Anche in quella circostanza capii che per mio padre e per mia madre ero più importante io che una stupida macchina.

Sapendo che quel giorno arriverà, voglio vivere l’Oggi senza rimpianti e senza desideri dell’ultima ora. I miei genitori, che ho la fortuna di avere ancora entrambi, mi hanno fatto un regalo troppo bello per sprecarlo nelle lamentele o nell’insoddisfazione perenne circa quello che non ho o quello che non va bene. Mi mancheranno tante cose, tante cose non vanno sempre per il verso giusto, problemi e casini non mancano mai, ma quelle cose positive anche piccole che tutti i giorni ho a disposizione sono più che sufficienti per rendermi pienamente soddisfatto.

Quando non ci sarò più, sarà sufficiente alzare gli occhi in direzione di una qualsiasi montagna innevata per vedermi ancora lì a far fatica in salita, con i miei sci ai piedi, per conquistare un altro pezzo di Gioia.

Alessandro, Alice, Cristina, Erika, Mamma, Massimiliano, Milos, Naike, Nicoletta, Sacha, Sinuhe, Papà e Vanja: Grazie e vi Amo

(n.d.r. sono i 3 figli, la moglie, le sorelle e i nipoti di Gianluca Gambirasio).

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Non fare debiti: scegliere di lavorare è meglio di dover lavorare

Tratto dal libro (in fase di pubblicazione): “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Claudio Scalco e Gianluca Gambirasio

«Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria». Woody Allen

Sicuramente il denaro da solo difficilmente rende felici ma sicuramente aiuta ad essere più tranquilli.

Aver un mutuo da pagare, la rata dell’automobile, l’affitto, le bollette, ecc. rischiano di metterci in una situazione economica di affanno che può non metterci nelle condizioni di avere la necessaria tranquillità per prendere delle decisioni ed affrontare dei cambiamenti.

Molto diverso riuscire a conquistarsi la tranquillità economica tale per cui quando suona la sveglia decidiamo di andare a lavorare e non siamo obbligati ad andare a lavorare per sopravvivere e/o per pagare i debiti accumulati. Essere in una situazione economica in cui volendo potremmo non incassare nemmeno un euro per un certo lasso di tempo (più lungo è questo lasso di garanzia meglio naturalmente è) e poter tranquillamente vivere, ci mette forse in una situazione di maggiore serenità nel decidere di cambiare lavoro e/o nel dover affrontare un imprevisto e/o un momento di crisi.

Per riuscire a farlo non bisogna per forza vincere alla lotteria e/o avere chissà quale tipo di lavoro super pagato. Troppe volte la causa del problema è da ricercarsi nel voler vivere con un tenore di vita superiore alle proprie possibilità.

Per migliorare la propria situazione economica occorre non dimenticare alcune regole:

–      mille semplici monete da un euro fanno 1.000 euro. Anche piccoli risparmi, piccole rinunce quotidiane, nel lungo periodo creano capitali ingenti. Se prendessimo l’abitudine di risparmiare anche solo 5 euro al giorno (= circa 150 euro al mese) nell’arco di 50 anni ci ritroveremmo con 91.250 euro a cui sommare tutti gli interessi nel frattempo maturati (come minimo avremmo oltre 130.000 euro…);

–      spendere meno di quello che si guadagna. Se spendiamo più di quello che guadagniamo oltre all’esporsi al rischio di non poter affrontare imprevisti economici, ci indebiteremo con il conseguente attivarsi di interessi passivi da pagare e con il rischio di arrivare ad una situazione economica insostenibile;

–      non cercare di fare soldi con la fortuna. Spendere soldi in puntate alla lotteria, macchinette al bar, scommesse, casinò, ecc. è un altro buon metodo per indebitarsi. Statistiche alla mano sono molto pochi quelli che diventano ricchi e tantissimi quelli che perdono soldi (ed alcuni si rovinano economicamente e non solo);

–      non entrare nel circolo vizioso dell’apparire. Nella società del consumismo e dell’immagine molte persone acquistato beni più o meno di lusso per il solo gusto di ostentare una reale o finta ricchezza. Proviamo a riflettere sul valore delle cose e non cerchiamo di voler essere superiori agli altri possedendo il vestito più costoso, la barca più lunga, l’ultimo modello full optional di una fuoriserie, la vacanza più lontana, ecc.;

–      trasformare le spese in tempo di lavoro. Ci si lamenta di lavorare troppo tempo ma in quanti di fronte all’acquisto di uno SmartPhone ultimo modello da più di 500 euro pensano che se il loro stipendio mensile è di 1.500 euro, significa che devono lavorare quasi 10 giorni (almeno 80 ore) per poterselo permettere? Ne vale veramente la pena o il telefonino che possediamo è più che sufficiente?;

–      meglio un mutuo che un affitto. Oltre ai debiti fatti per motivi di salute, forse uno degli altri pochi debiti che conviene fare è quello relativo all’acquisto di un immobile di proprietà (escluso i pochi fortunati che lo possono acquistare in contanti). Si dovrà forse tirare ancor di più la cinghia rispetto al pagare un affitto ma alla fine del mutuo ci troveremo in mano un investimento e un risparmio per tutti gli anni a venire ed in futuro anche per i nostri figli o eredi. Una persona che dai 30 ai 70 anni paga un affitto (40 anni) di anche solo 500 euro al mese spende 240.000 euro aggiungendo poi gli interessi maturati di anno in anno, ha in pratica speso una cifra superiore all’acquisto di una villetta singola o quanto meno di una bifamiliare… Per evitare di imbarcarci in un mutuo colossale a volte conviene all’inizio comprare una soluzione più piccola (monolocale o bilocale) o in una zona periferica per poi passare ad una soluzione più adatta alle nostre esigenze;

–      non farsi tentare dai pagamenti rateali. Molte persone si lasciano ammaliare dalla pubblicità che parla di interessi zero o di piccole rate da 100 euro al mese… Leggendo bene molte volte non è nemmeno così (leggete sempre con attenzione il TAEG – Tasso Anno Effettivo Globale che rappresenta il reale tasso d’interesse da voi pagato). Una piccola rata più una piccola rata più un’altra piccola rata,… alla fine può portare ad un grande debito;

–      attenzione alle offerte speciali. Anche se un prodotto e/o un servizio è realmente un’offerta o una promozione (esistono aimè anche i truffatori…), avete mai pensato che acquistare un qualcosa di superfluo al 50% di sconto non significa risparmiare il 50% ma buttar via dei soldi?;

–      lavorare per denaro. Condividiamo che il lavoro sia fonte di infinite soddisfazioni al di là dell’aspetto economico, ma conviene forse impegnarsi per massimizzare la nostra capacità di valorizzare il nostro lavoro nell’attuale impiego e/o ricercando situazioni lavorative che ci consentano di guadagnare maggiormente. Cosa posso fare per guadagnare di più di quanto guadagno attualmente?;

–      investire i propri risparmi per crearsi una rendita. Tenere i soldi su un conto corrente e/o sotto il materasso è un ottimo modo per fargli perdere di valore nel corso del tempo a causa dell’inflazione. Diversifichiamo i nostri investimenti per ottenere un buon rendimento in linea con la nostra propensione al rischio. Non dimentichiamo mai una semplice regola nelle decisioni di investimento: rendimento alto = rischio alto. Investendo bene i nostri risparmi riusciremo a crearci una rendita che senza bisogno di aspettare il giorno della pensione ci potrebbe consentire di lavorare con maggiore tranquillità o volendo persino di smettere di lavorare. Aver messo da parte ad esempio €150.000 e farli fruttare anche solo un 3% all’anno significa avere ogni anno €4.500 di entrate extra lavoro;

–      valutare con attenzione i rischi a cui si è economicamente esposti. Ci sono tutta una serie di rischi personali e/o professionali a cui si è esposti che se si verificassero rischierebbero di mettere economicamente in ginocchio noi e/o la nostra famiglia e/o la nostra impresa. Conviene pensare in anticipo a quali potrebbero essere e valutare la convenienza a stipulare un’assicurazione per tutelare noi e i nostri cari. Ad esempio per un imprenditore un eventuale infortunio potrebbe causare l’immediata interruzione delle proprie entrate e di conseguenza una polizza infortuni può fare al caso suo. A volte è meglio sobbarcarsi un onere certo che correre un rischio grave;

–      chiedere sempre più preventivi e/o uno sconto. Attenzione a comprare quello che ci serve nel posto più vicino a casa o di fretta o senza chiedere più preventivi prima di scegliere. Confrontare più offerte può consentirci di risparmiare, a parità di prodotto e/o servizio acquistato, tantissimi soldi. Con l’avvento di internet ad esempio, la possibilità di confrontare velocemente più offerte risparmiando è alla portata di tutti. In occasione del rinnovo della vostra polizza auto avete provato a fare più preventivi con le compagnie assicurative online. In meno di venti minuti potreste riuscire a risparmiare qualche centinaia di euro. Invece di comprare il TV LCD nel supermercato vicino a casa, avete mai provato a cercare online lo stesso modello, potreste risparmiare anche un buon 30% e farvelo consegnare direttamente a casa.

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