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Autoveicoli elettrici: così vincono in Norvegia la battaglia contro la benzina

venerdì, 18 maggio 2012

Di questa settimana la notizia arrivata dalla Norvegia e secondo la quale dal 2015 non sarà più possibile produrre ed acquistare nel territorio nazionale auto a benzina, una nuova dimostrazione della consapevolezza che nei paesi nordici hanno dell’impatto sull’ambiente delle nostre abitudini di trasporto ed industriali.
I produttori di macchine dovranno quindi trasformare la loro produzione in autoveicoli elettrici, ibridi o biodiesel. La scelta non è solo positiva per l’ambiente, ma anche per l’economia in generale e le tasche dei cittadini: un maggior livello d’indipendenza dei paesi produttori contribuirà ad una bilancia di pagamenti più stabile nel lungo termine, a creare nuovi posti di lavoro per la conversione delle infrastrutture produttive attuali e a fornire alternative valide alla sempre più costosa benzina.
Dalla metà del 2009 i prezzi della benzina, gasolio, diesel e gpl sono incrementati in modo esponenziale, particolarmente per la prima, potenziando ancora di più l’effetto già in alza registrato negli ultimi anni.
In questo contesto non è strano che l’alternativa elettrica sia una di quelle che il governo norvegese tenterà di incentivare nei prossimi due anni. Anche se la normativa prevede anche altre fonti di energia, sembra che il paese abbia già fatto la sua scelta essendo uno di quelli che conta con più macchine elettriche nel mondo, circa 4.000, un numero notevole se consideriamo che ad oggi questi veicoli hanno ancora dei prezzi molto alti e con molte alternative per il noleggio auto elettriche per quelli che non possono permettersi l’acquisto.
Proprio per queste persone che vogliono fare il salto all’elettrico e che non dispongono dei mezzi economici per farlo sono nate alternative come la mini auto elettrica, ideale per la città perché piccola, compatta e sicura. Le limitazioni di queste macchine, relative soprattutto alla velocità raggiungibile e a l’autonomia in chilometri sono praticamente inesistenti nel contesto urbano. In più, il parcheggio risulta notevolmente agevolato, essendo di dimensioni simili agli scooter elettrici per disabili a quattro ruote.
Proprio per le sue piccole dimensioni e per le sue prestazioni molte di queste  macchine come l’auto elettrica Birò possono essere guidate anche senza patente.
Come ci ha dimostrato ancora una volta la Norvegia, alternative ce ne sono e l’ostacolo più grande è quello di avere il coraggio di proporre un cambiamento profondo del modello industriale nazionale, delle abitudini dei cittadini verso comportamenti più sostenibili che beneficiano tutti e di favorire che le alternative ecologiche siano accessibili a tutti i livelli economici.
A cura di Alba L

Prima Posizione Srl – traduzioni testi web

Modelli vintage di biciclette: il Cycle Chic sbarca in Italia

venerdì, 18 maggio 2012

Da qualche anno a questa parte si verifica nelle strade delle grandi capitali europee un fenomeno che ha rivoluzionato ed unito allo stesso tempo  due mondi come i trasporti e la moda. Si tratta del Cycle Chic e quindi della pratica, solitamente in città, del ciclismo non come sport ma come soluzione alternativa per la mobilità senza però rinunciare allo stile personale e alle ultime tendenze del mondo della moda.
Così, fanno furore i modelli vintage di biciclette e tutte le sue varianti, dal velocipede olandese alla mitica Graziella con mille accessori e complementi (vedi cestini) che riflettono lo stile del ciclista e addirittura completano il look.
Il concetto del Cycle Chic è rinato nel 2006 dalla mano del canadese Mikael Colville-Andersen, che ha creato un blog al più puro stile Street Style di Fashionista dove postava fotografie dei ciclisti che incontrava per strada con mise quanto meno poco tradizionali da indossare sopra le due ruote e cioè vestiti urbani, di ogni giorno, indossati normalmente per andare la lavoro o a bere un aperitivo. Il blog è inoltre fonte indispensabile di informazioni per gli amanti del ciclismo in città già che viene regolarmente aggiornato anche con le ultime novità in termini di legislazioni e regolamenti nelle varie capitali europee.
Nelle città del Nord dell’Europa come Copenhaghen, dove le biciclette nelle città sono un elemento in più del tradizionale paesaggio urbano, dove esistono piste ciclabili praticamente dappertutto, dove i ciclisti vengono rispettati e considerati nelle strade e dove le bici pieghevole affiancano zaini e borse nelle aule universitarie, il cycle chic trova la sua massima espressione, ma lo fa anche in Italia e nel resto del mondo anche grazie al supporto che attrici e modelle come Jessica Alba e Agyness Deyn hanno dato al movimento spostandosi regolarmente e con stile in bicicletta nelle loro città.
Ora è quindi il turno dell’Italia, che sebbene non offra oggi le infrastrutture necessarie per fare un uso estensivo della bicicletta nelle città, ha comunque alcuni dei requisiti che la rendono ideale alla pratica del ciclismo con stile: bel tempo, pianure e una popolazione studentesca che è tra le più alte della regione mediterranea. Gli studenti sanno di cosa parliamo: che sia perché molti si spostano a nuove città e lasciano la propria macchina a casa, o perché di fatto l’economia degli studenti non è particolarmente comoda, le biciclette ibride o tradizionali si presentano come l’alternativa più conveniente.
Non solo per andare a scuola o in università, ma anche per uscire la sera, in città come Padova troverete centinaia di giovani arrivati da tutta l’Europa che si spostano le mattine alle facoltà di Portello e del centro storico e che di notte prendono le strade, libere di macchine, per andare al pub di turno o fare la serata in discoteca. Il tutto sempre con stile, per onorare ancora una volta il culto del cycle chic.
A cura di Alba LPrima Posizione Srl – brand reputation