Alessandro Frè
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Alessandro Frè

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Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?
Faccio il formatore da quattordici anni e non mi ero mai posto questa domanda, anche se mi viene voglia di rispondere solo con una cosa la passione, come del resto in molte professioni, ma poi riflettendoci bene e analizzando soprattutto le diverse difficoltà del fare formazione oggi e l’immensa responsabilità e fatica insita nella gestione di un processo di apprendimento, mi vengono in mente molti altri punti:

  • innanzitutto la capacità di vendere la necessità di formazione ad un’organizzazione;
  • la capacità di analizzare le reali esigenze individuando comportamenti, capacità e conoscenze precise da implementare per “tagliare su misura” il corso per i partecipanti e per l’organizzazione e studiare le metodologie più adatte per trasmettere il messaggio al target di riferimento;
  • la creatività e l’innovazione;
  • la visione a 360° sull’azienda;
  • la concretezza;
  • la presentazione di un processo formativo ai partecipanti che sappia suscitare il loro entusiasmo e la loro adesione spontanea e condivisa;
  • la capacità di creare una relazione di fiducia ed empatia con l’aula facendoli sentire a proprio agio;
  • l’informalità;
  • la capacità di rimettersi in gioco in prima persona;
  • la capacità di divertire e di generare coinvolgimento nella platea;
  • la dinamicità e il ritmo di un intervento che non deve mai far calare l’attenzione;
  • la dialettica e la capacità di rispondere in modo efficace alle domande e alle obiezioni dei partecipanti senza mai però porsi in una situazione di conflitto;
  • la capacità di improvvisare di fronte ad imprevisti che possono sempre capitare in un gruppo;
  • la conoscenze delle dinamiche di gruppo e la capacità di gestirle;
  • la pazienza;
  • la capacità di motivare il partecipate “a fare” e di assisterlo dopo la formazione nell’applicazione.

Come vedete i punti sono tanti e su ognuno di questi potrei scrivervi a lungo ma vediamo di cercare di sintetizzare (qualità importante anche per un formatore) quelli che sono i 5 segreti fondamentali.
Forse seguendo il processo formativo si potrebbero sintetizzare così:

  1. la passione e l’entusiasmo;
  2. la capacità di vendere e presentare la formazione in azienda;
  3. l’analisi delle esigenze e la capacità di saper trovare creativamente soluzioni efficaci per il problema e il target di riferimento;
  4. la creazione di una relazione di fiducia e il coinvolgimento dei partecipanti;
  5. la capacità di far applicare le cose, cambiando realmente le persone e consentendo una misurazione della formazione (quest’ultima è la più importante ma forse la più difficile oggi).

Penso che fare formazione oggi significhi infatti dare un valore aggiunto ad un’organizzazione che non si limiti a comunicare un messaggio ma a farlo applicare concretamente contestualizzandolo alla realtà di riferimento e questo implica un processo molto lungo che richiede preparazione e professionalità e che non si può improvvisare come a volte si faceva un tempo.
Insomma oggi quella del formatore è diventata una professione complessa e specialistica con una grande responsabilità sociale verso le organizzazioni che ne necessitano e verso i discenti che ne usufruiscono.
Ma vediamo di analizzare brevemente questi 5 “segreti” necessari oggi:

1- La passione e l’entusiasmo
La comunicazione insegna che l’efficacia è data da ciò che percepisce l’altro e non da ciò che si è comunicato.
Proprio per questo la passione e l’entusiasmo diventano il combustibile necessario per un processo formativo, senza il quale diventa impossibile fare formazione efficace.
La passione oltre a rendersi visibile, attraverso le emozioni e il linguaggio del corpo, oltre a consentirti di tirare fuori il meglio di te nel fare il tuo lavoro, è anche fortemente contagiosa e quindi coinvolge tutti i partecipanti, motivandoli a seguire e a cambiare, ecco perché penso sia una dei fattori più importanti per un formatore oggi.

2- La capacità di vendere e presentare la formazione in azienda
Molte organizzazioni oggi fanno formazione ma quanti ci credono veramente?
Alcuni la considerano infatti una necessità da assolvere non prioritaria rispetto alle altre problematiche dell’azienda.
I ricordi di matrice scolastica infatti tendono a confondere formazione con scuola e necessità di crescita con inadeguatezza rispetto alla funzione, molto spesso si ha paura a rimettersi in gioco e non sono chiari gli obiettivi e i contenuti della formazione, ne si crede realmente nella possibilità che la formazione abbia di far crescere realmente le persone, anche a seguito di esperienze passate negative.
Quante volte si trovano partecipanti iscritti d’ufficio a corsi decisi dalla direzione senza neanche sapere le tematiche che si tratteranno nel corso?
Per questo una delle difficoltà più grosse del formatore oggi interno o esterno all’azienda è quella di riuscire a venderla e presentarla nella giusta maniera, molti infatti la concepiscono troppo spesso come una perdita di tempo, come ridondante, come inutile e spesso è percepita come astratta, lontana dalla realtà di tutti i giorni, come un esercizio di puro stile senza conseguenze sulla realtà pratica.

3- L’analisi puntuale delle esigenze e la creatività, innovazione e concretezza nel saper trovare soluzioni efficaci per il problema e il target di riferimento
L’individuo apprende dall’esperienza e non solo ascoltando ma anche guardando e sperimentando, lo si comprende molto bene osservando i bambini; ecco perché la scelta del metodo con cui trasmettere i messaggi diventa un altro fattore cruciale per un formatore di successo oggi.
Non esiste però un metodo migliore rispetto ad un altro ma è la combinazione dei metodi in funzione del problema da affrontare e del target dei partecipanti che fa la differenza, questa fase di progettazione è quindi alquanto delicata e complessa ma si può realizzare solo dopo aver bene analizzato le esigenze della direzione e dei partecipanti e la loro realtà contestuale.
Infatti solo dopo aver identificato esattamente le competenze da implementare, le problematiche della realtà di riferimento, le resistenze dei partecipanti e il gap tra la situazione attuale dei partecipanti e le esigenze dell’organizzazione, si può iniziare a progettare le possibili metodologie da utilizzare per trasmettere i messaggi giusti nei diversi contesti.
L’importante non sono gli strumenti ma l’obiettivo che è quello di ottenere l’apprendimento e la condivisione dei partecipanti.

4- La creazione di una relazione di fiducia e il coinvolgimento dei partecipanti
Quante volte la formazione viene vista come noiosa, ridondante e distante dalla realtà dei partecipanti?
Il segreto per attivare interventi dinamici, efficaci e in grado di generare entusiasmo e partecipazione non sta solo nella passione e nella scelta della metodologia ma anche nella capacità di creare un legame di fiducia con l’aula.
Per apprendere i partecipanti devono avere la possibilità di far cadere le loro resistenze e difese e rimettersi in gioco, ecco perché è importante che si sentano a proprio agio, in un ambiente protetto e vedano nel formatore un aiuto concreto e una figura di riferimento.
Per questo riuscire a generare coinvolgimento, con esercizi e giochi, riuscire a far divertire i partecipanti, far vivere le esperienze formative come momenti informali vivi e di confronto attivo e sviluppare una relazione di fiducia positiva e di stima reciproca è uno degli elementi più importanti che cerco di insegnare nei miei corsi formazione formatori.

5- La capacità di far applicare le cose, cambiando realmente le persone e consentendo una misurazione della formazione.
Ed eccoci arrivati all’ultimo punto, uno dei più difficili ed importanti oggi, riuscire a far passare dalla formazione alla pratica, aiutando i partecipanti ad applicare concretamente le competenze e le idee trasmesse nella formazione.
Questa è la parte più difficile perché oltre alla grande differenza che permane tra capire e condividere le cose e saperle mettere in pratica, spesso il partecipante è lasciato solo in questa fase, dopo il percorso formativo o tra un modulo e l’altro, e il formatore finito il processo spesso ritiene esaurito il suo compito.
Ma secondo me non è così, il compito del formatore può ritenersi esaurito solo quando il partecipante è riuscito realmente ad applicare la competenza, crescendo e cambiando.
Per far questo oggi ci sono tanti strumenti, oltre ai follow up ed ai percorsi formativi, c’è il coaching one to one, ci sono strumenti di verifica, c’è il contatto a distanza telefonico o on line tra formatore e partecipante, c’è la necessità di organizzare dei momenti di misurazione e check up della crescita dei partecipanti, con interventi mirati anche sui capi dei partecipanti, responsabili del supporto sul campo, e integrandosi con i sistemi di valutazione delle performance aziendali.
Insomma oggi come potete vedere il compito di un formatore di successo non è molto semplice e non si esaurisce al momento formativo ma comprende attività anche molto laboriose prima e dopo l’intervento.

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