I segnali del distress

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Articolo tratto dal libro:

Atteggiamenti mentali e azioni per il successo "Atteggiamenti mentali e azioni per il successo. Come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati" di Claudio Scalco e Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2012  

 

Libro

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I segnali del distress

«Un giorno senza sorriso è un giorno perso». Charlie Chaplin

Il livello di tolleranza all’azione di agenti stressanti è soggettivo, varia molto da una persona all’altra. Occorre saper riconoscere il manifestarsi dei sintomi del distress.
I campanelli di allarme dello stress appartengono all’area:

  • fisica: ad esempio cefalee, tensione muscolare, palpitazioni, dolori gastrointestinali, irritazioni cutanee;
  • cognitiva: ad esempio difficoltà di attenzione e di concentrazione;
  • emotiva: ad esempio ansia, malumore, depressione;
  • comportamentale: ad esempio scatti di rabbia, apatia, abuso di alcolici e/o di cibo e/o di sigarette.

Per riuscire a mantenere un giusto equilibrio, occorre riconoscere senza timore di soffrire di stress. Per porre rimedio è necessario riuscire a cambiare poco a poco il nostro modo di interpretare e reagire agli stressor.
La reazione dell’organismo può attraversare due principali fasi:

  • la fase di allarme: l’individuo percepisce i primi segnali che qualcosa non va;
  • la fase di esaurimento: le capacità di adattamento dell’organismo si riducono e non riescono più a far fronte positivamente agli stressor.

Le principali cause che rendono un evento stressante sono:

  • il numero degli stressor;
  • la forza degli stressor;
  • l’interpretazione soggettiva negativa dell’individuo degli stressor.

I cardiologi M. Friedman e R. Rosenman hanno descritto i tratti della personalità che predispongono alla malattia coronaria. I due studiosi hanno descritto i comportamenti che caratterizzano la personalità di tipo A (persona predisposta alle malattie cardiache) e la personalità di tipo B (persona non predisposta alle malattie cardiache).

Personalità di tipo A:

  • elevata competitività sociale ed ambizione;
  • poca cura ed attenzione agli aspetti affettivi e familiari;
  • obiettivi scarsamente definiti;
  • tendenza a disperdere le energie;
  • continua sensazione di insoddisfazione;
  • alta sensibilità alle critiche altrui;
  • senso di impazienza, timore costante di perdere tempo;
  • poca fiducia in se stesso;
  • forte aggressività ed ostilità nei confronti degli altri;
  • eccessivo coinvolgimento emotivo nel lavoro.

Personalità di tipo B:

  • lavora con metodo e profitto;
  • sa rilassarsi;
  • sa valorizzare i rapporti affettivi;
  • è poco condizionato dal tempo;
  • è paziente e rilassato;
  • ha chiaro cosa desidera raggiungere;
  • è soddisfatto della propria vita;
  • ha un buon livello di autostima;
  • compete per migliorare se stesso e non per battere gli altri.

Secondo gli studi di M. Friedman e R. Rosenman l’appartenenza alla categoria “personalità di tipo A” aumenta di 2,5 volte il rischio di infarto e delle sue recidive, prescindendo dagli altri fattori di rischio (età, sesso, ipertensione, fumo, colesterolo, ecc.).
Il comportamento di tipo A può risultare pericoloso ma anche la carenza o assenza di elementi stressanti può essere rischiosa. Si pensi per esempio all’inattività, all’isolamento, alla carenza affettiva, all’apatia.

Friedman M., Rosenman R., Type A behavior and your heart. New York: Knopf, 1974

 

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