Il controllo degli eventi interno od esterno

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Articolo tratto dal libro:

Atteggiamenti mentali e azioni per il successo "Atteggiamenti mentali e azioni per il successo. Come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati" di Claudio Scalco e Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2012  

 

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Il controllo degli eventi interno od esterno

«Molti pensano che avere talento sia fortuna; a nessuno viene in mente che la fortuna possa essere questione di talento». Martinez

Il controllo interno o esterno degli eventi rappresenta quanto una persona ritiene possa influire nel definire e controllare il proprio destino personale. È l'atteggiamento mentale con cui noi riteniamo di essere in grado di determinare le nostre azioni e i relativi risultati, rispetto all’influenza esercitata dalla casualità, dalle circostanze esterne, dalla fortuna o dalla sfortuna.
Se siamo convinti di poter influire in modo determinante sul nostro destino abbiamo una prevalenza di controllo interno degli eventi. Riconosciamo quindi un rapporto di stretta causalità tra le nostre azioni e i risultati che ne derivano. Chi ha un forte controllo interno è portato a considerare il destino come un effetto delle proprie azioni sotto la propria diretta influenza. Il controllo interno implica la piena assunzione di responsabilità nei confronti di se stessi e del proprio destino.
Alcuni indicatori della presenza di un controllo interno degli eventi sono:

    • vivere gli ostacoli e le difficoltà come una sfida che ci consente di incrementare la nostra determinazione. Rimanere ottimisti ed entusiasti anche nelle difficoltà. Se fosse facile raggiungere un obiettivo non servirebbe mettere in campo tutte le nostre conoscenze, competenze e capacità per raggiungerlo;
    • essere totalmente consapevoli che ogni giorno costruiamo il nostro destino. Ogni giorno prendiamo o possiamo prendere numerose decisioni ed ognuna di queste andrà ad influire sul nostro futuro in maniera più o meno rilevante (ad esempio decido di cambiare lavoro o di cambiare modo di vestirmi). Ogni giorno costruiamo il nostro futuro;
    • credere fortemente nelle proprie potenzialità e darsi da fare per trasformare i propri obiettivi in risultati. Se non siamo innanzitutto noi a credere nelle nostre potenzialità, chi altro mai potrà?
    • non aspettare che siano gli altri ad aiutarci o la fortuna a venirci incontro. Diamoci da fare per ottenere quello che riteniamo importante e che ci soddisfa. Se poi sarò anche fortunato, tanto meglio, ma di solito la fortuna è cieca solo nel breve periodo mentre alla lunga ci vede benissimo.

Se riteniamo che il nostro destino sia determinato dalle circostanze, dall’ambiente che ci circonda, dalle nostre origini, dalle conoscenze, dalla fortuna o dalla sfortuna e così via, abbiamo una prevalenza di controllo esterno degli eventi.
Alcuni segnali di un controllo esterno degli eventi sono:

    • avere un basso livello di motivazione e di energia nel portare avanti i progetti;
    • criticare ed evidenziare i problemi, gli aspetti negativi delle situazioni invece di proporre alternative positive e costruttive;
    • ritenere che le circostanze e i fattori esterni siano sempre e in ogni caso più forti della nostra volontà personale;
    • essere pessimisti, fatalisti e/o disfattisti: “non è possibile”, “tanto non ce la farò mai”, “non posso farcela”, “è inutile provarci”… Se siamo convinti di non farcela alla fine avremo sicuramente ragione e non ce la faremo. Se siamo convinti di farcela, magari non ci riusciremo ugualmente ma sicuramente avremo giocato al meglio le nostre chance di successo;
    • essere gelosi della “fortuna” altrui, recriminare sulle possibilità che gli altri hanno avuto e noi no. Sicuramente essere nato in una certa famiglia rispetto ad un’altra, in un luogo rispetto che ad un altro incide sul nostro destino ma ogni giorno abbiamo la possibilità di modificare il nostro domani. Dobbiamo volerlo fortemente ed impegnarci ogni giorno per realizzarlo;
    • aspettare che siano gli altri a darci qualcosa, ad aiutarci rispetto a chiederci che cosa noi possiamo fare fin da subito;
    • perdere fiducia nell’affrontare le prime difficoltà e i primi imprevisti.

Con il passare degli anni il nostro livello di controllo subisce rinforzi positivi e/o rinforzi negativi in base al vissuto delle nostre esperienze personali.
Un rinforzo positivo del controllo interno degli eventi può ad esempio avvenire nel raggiungere un obiettivo molto ambizioso (una promozione al lavoro, il diploma di laurea, una vittoria nello sport, ecc.) o nel superare con successo una difficoltà (superare un esame molto difficile all’Università, risolvere un importante problema, ecc.).
Rinforzi negativi come ad esempio non riuscire a trovare il lavoro sperato dopo anni di tentativi o un’improvvisa crisi economica rischiano di portare al rafforzamento del controllo esterno degli eventi di un persona.

Un pericolo del controllo esterno è rappresentato dall’instaurarsi di un circolo vizioso nelle persone che le porta a perdere fiducia e a lasciarsi abbandonare agli eventi.
In ognuna delle fasi del circolo possiamo migliorare nella gestione del nostro atteggiamento:

  • fase 1: Controllo esterno: “Non dipende da me”. Verissimo che esistono numerosi fattori esterni ed ambientali che ci circondano, sta a noi decidere se subirli passivamente o darci da fare per ottenere il massimo possibile con i nostri sforzi. Ognuno è artefice del proprio destino;
  • fase 2: Motivazione bassa: “Non ce la posso fare”. Se sono convinto di non farcela avrò sicuramente ragione e non ce la farò. Non molliamo ancora prima di aver iniziato ad agire. La convinzione e la determinazione solo alla base di qualsiasi successo;
  • fase 3: Azioni scarse. analizziamo criticamente quello che stiamo mettendo in atto (le azioni) rispetto a quello che potremmo fare di diverso. Lavoriamo per aumentare la quantità e la qualità delle nostre iniziative;
  • fase 4: Risultati negativi. E' facile gioire dei risultati positivi, ma anche quando sono negativi prendiamoli come esperienza di apprendimento che ci tornerà utile per le volte successive. Non esistono fallimenti ma solo risultati;
  • fase 5: Rinforzo negativo: “Avevo ragione io…”. In ogni caso dobbiamo essere soddisfatti di quel poco o tanto di positivo che siamo riusciti ad ottenere rispetto ai nostri obiettivi di partenza. Essere consapevoli che lavorando tutti i giorni con determinazione possiamo riuscire a migliorare i nostri risultati.

Secondo la teoria dell’impotenza appresa di Martin Seligman , il padre della psicologia positiva, ripetute esperienze negative fanno sentire impotente la persona. L’individuo dopo aver fallito un obiettivo rischia in futuro di non raggiungere neanche gli altri, magari molto più semplici.

Con l’attivarsi invece del circolo virtuoso (Fig. 2) a lungo andare diventerà più facile raggiungere obiettivi che un tempo ci sembravano troppo ambiziosi. Lavorando bene saremo infatti riusciti a migliorare anche alcuni dei fattori esterni che ci circondano e ad esserne così agevolati invece che ostacolati.
All’inizio di una nuova carriera lavorativa si ha ad esempio la difficoltà di non conoscere nessuno, di non avere la necessaria esperienza, di non avere referenze e di non essere conosciuti, con il passare del tempo e lavorando bene diventeranno al contrario dei fattori di accelerazione al nostro sviluppo.

La “fortuna” occorre crearsela dandosi da fare anche quando il campo da gioco è ostile. La scelta e la qualità delle nostre azioni dipendono dal nostro atteggiamento mentale.

Il circolo virtuoso del controllo interno:
  1. Controllo interno: “Dipende da me”
  2. Motivazione alta: “Ce la posso farò”
  3. Azioni adeguate
  4. Risultati positivi
  5. Rinforzo positivo: “Avevo ragione io…”

Seligman M., La costruzione della felicità. Che cos’è l’ottimismo, perché può migliorare la vita, Sperling & Kupfer, 2003

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