Preparazione mentale: mental training

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Articolo tratto dal libro:

Atteggiamenti mentali e azioni per il successo "Atteggiamenti mentali e azioni per il successo. Come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati" di Claudio Scalco e Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2012  

 

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Preparazione mentale: mental training

«Non ci sono segreti per il successo. È il risultato di preparazione, duro lavoro ed apprendimento dai fallimenti». Colin Powell

Bene, la sintetica dissertazione sul cervello che non ha la pretesa di essere esaustiva, ma sufficiente a dare un’idea di alcune sue caratteristiche e della sua potenza di elaborazione, vuole essere il presupposto per dare maggiore forza e dignità agli atteggiamenti mentali che reputiamo più utili e che affronteremo nella prossima parte di questo volume.
La preparazione mentale è fondamentale, e rappresenta il presupposto per il successo. Cosa significa esattamente “preparazione mentale” o “mental training”?
In parole molto semplici significa “dare al nostro cervello i comandi e le suggestione corrette in funzione di quello che vogliamo ottenere”.
“Se inviamo istruzioni dirette al nostro inconscio, esso si incaricherà di aiutarci a indirizzare la nostra vita verso situazioni migliori”. Milton Erickson (presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica e membro della Associazione Americana di Psichiatria, della Associazione Americana di Psicologia, e della Associazione Americana di Psicopatologia.)

Abbiamo visto che il cervello:

  • prende tutto alla lettera;
  • non ha il senso del tempo;
  • vuole dare a tutto una spiegazione;
  • non conosce il “non”;
  • non fa differenza tra un’esperienza realmente vissuta e una vividamente immaginata;
  • reagisce chimicamente in maniera ottimale se ritiene che l’esperienza sarà piacevole e utile.

Se invece riceve suggestioni che prefigurano un’esperienza non piacevole o peggio ancora rischiosa, reagisce negativamente e si difende facendo entrare in gioco i neuro inibitori che avranno il compito di creare e sostenere atteggiamenti di aggressività e/o di rifiuto.
Da “Psicocibernetica” di Maxwell Maltz, Edizioni Astrolabio: “La nuova scienza della Cibernetica ci ha fornito prove convincenti del fatto che il cosiddetto ‘subconscio’ non è una ‘mente’, ma un meccanismo tendente a una meta, un ‘servo-meccanismo’ formato dal cervello e dal sistema nervoso, usato e diretto dalla mente. La più recente, e più utile teoria è che l’uomo non ha due menti, ma una sola mente o coscienza che ‘fa agire’ una macchina automatica, che lotta per raggiungere una meta, e funziona in maniera quasi analoga ai servo-meccanismi elettronici, almeno per quel che riguarda i principi basilari; ma è una macchina meravigliosa, molto più complessa di qualsiasi cervello elettronico o missile guidato che l’uomo abbia potuto concepire. Tale intimo meccanismo creativo è impersonale, agisce automaticamente e impersonalmente per raggiungere successo e felicità, o fallimento e infelicità a seconda dei fini che voi stabilite per esso. Ponetegli come fine il ‘successo’ (“sono certo di riuscire!” n.d.r) e agirà come un ‘meccanismo per il successo’, ponetegli dei fini negativi e, altrettanto impersonalmente e fedelmente, agirà come ‘meccanismo per l’insuccesso’ (“non ce la farò mai” diventa una “profezia auto-avverante”, “hai visto che avevo ragione?” n.d.r.). Come qualsiasi altro servo-meccanismo, esso deve avere un fine ben definito, un obiettivo o un ‘problema’, sulla base dei quali possa funzionare. Gli obiettivi che il nostro servomeccanismo creativo cerca di raggiungere sono le immagini mentali, o ritratti mentali, che creiamo con l’immaginazione. Il vostro programma per poter vivere in modo migliore deve consistere nell’imparare qualcosa sul sistema-guida automatico che esiste in voi stessi, nel saper farne uso come meccanismo per il successo piuttosto che come meccanismo per l’insuccesso”.
“Tu sei ciò che la mente dice di te”. Buddha.
“Fai attenzione a come pensi e a come parli perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”. San Francesco d’Assisi
Pensate a quella volta che siete stati costretti a fare una cosa controvoglia e che immaginavate a priori noiosa, sgradevole o imbarazzante. Come erano i vostri pensieri, il vostro umore e il vostro atteggiamento prima, durante e dopo?
Pensate invece a quando avete fatto un’esperienza che avete fortemente desiderato e avete immaginato bellissima. Quali erano invece i vostri pensieri, il vostro atteggiamento, il vostro umore prima, durante e dopo?
Nella nostra realtà ci siamo:

  • Noi.
  • Quello che possiamo controllare.
  • Quello che non possiamo tenere sotto controllo. Ma anche in questo caso siamo liberi di dare il significato che preferiamo. Il significato che diamo a quello che ci accade crea la realtà nella quale siamo convinti di vivere.

A questo punto dovrebbe essere diventato chiaro che i pensieri, le immagini, le aspettative e i sentimenti che nutriamo nei confronti di un’esperienza che stiamo per fare sono in grado di condizionare in maniera determinante i nostri atteggiamenti e di conseguenza i nostri comportamenti.
L’esperienza che facciamo è il risultato di quello che abbiamo pensato e più intensamente lo abbiamo pensato più tenderà a realizzarsi.
“L’inconscio si incarica di realizzare nella vostra vita ciò che temete o ciò che volete, e lo fa in base alla programmazione che gli inviate un giorno dopo l’altro attraverso i pensieri e le parole.” (Eric de la Parra Paz).
“L’ambiente che ci circonda è un’estensione della nostra mente. Quando cambiamo la nostra mente, cambiamo la nostra vita…” (Joe Dispenza – “Riprogramma il tuo cervello” – Macroedizioni).

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