Accendino!!! Una lezione di tenacia in alta quota

In compagnia di un socio di arrampicata salgo al rifugio invernale del Gianetti (2.534 m) in Val Masino per effettuare il giorno dopo la salita al Pizzo Badile (3.308 m). Dopo quasi 1.500 m di dislivello e con uno zaino carico dell’attrezzatura per arrampicare arriviamo finalmente al rifugio con una gran voglia mi mettere sotto i denti qualcosa di caldo. Prepariamo il fornelletto, versiamo la minestra nel pentolino, tutto è ormai pronto ma sorpresa: abbiamo perso l’accendino… Cerchiamo più volte nello zaino, guardiamo in ogni angolo del rifugio ma non troviamo accendini e/o fiammiferi… accidenti! Sia la cena calda che la colazione del giorno dopo sono saltate. Un banale oggetto come un accendino o una fiamma in alta quota possono rappresentare una gran bella scocciatura se non li hai. Nonostante questo non ci demoralizziamo e proviamo un ultimo tentativo: trovare un accendino fuori dal rifugio. Fuori dal rifugio ahimè c’è quasi una discarica a cielo aperto con vetri, cartacce, bottigliette di plastica, pile, mollette e tantissimi mozziconi di sigarette! La presenza di una marea di mozziconi di sigarette mi fa riflettere e pensare alla possibilità che visto il poco rispetto per l’ambiente di molti fumatori, sulla quantità ce ne sarà stato almeno 1 che avrà gettato via un accendino scarico (con la bomboletta del gas è sufficiente anche solo 1 scintilla) o in alternativa un fumatore che lo ha inavvertitamente perso?  Inizia allora la caccia all’accendino al buio, al freddo (temperatura esterna vicino allo zero) armati solo di lampade frontali e tanta tanta determinazione generata dall’obiettivo di mangiarsi una bella minestra calda! Passano 5 minuti, 10 minuti, 20 minuti, 30 minuti, 40 minuti ma niente da fare. Troviamo ogni genere di rifiuto (che tristezza!!!) ma nemmeno l’ombra di un accendino. Guardiamo tra i massi, nelle vicinanze dell’inceneritore, ma niente da fare! Cosa facciamo? Molliamo? Neanche a pensarci!!! Dopo oltre 1 ora di ricerche la mia lampada frontale illumina nascosto tra i sassi un fantastico accendino giallo! L’emozione è a mille, lo afferro e provo ad accendere e con infinita gioia la scintilla c’è!!! Mi metto immediatamente ad urlare di gioia e a chiamare l’amico Dario: Accendino! Accendino! Accendino!!! Avessi trovato per terra 50 euro avrei provato una soddisfazione infinitamente minore. Grazie a questo bellissimo accendino giallo ci gustiamo una fantastica cena a base di minestra e camomilla finale e al mattino successivo un bel te caldo e caffè. Per l’ennesima volta trovo la conferma che nella Vita credere nei propri obiettivi / sogni (anche quando sembrano quasi impossibili), non mollare, provarci, non fermarsi ai primi ostacoli, non gettare la spugna, non darsi per sconfitti paga sempre e comunque! In questa vicenda siamo stati fortunati ma sicuramente ci siamo dati da fare per farci aiutare dalla fortuna. Dopo 2-3 ore di ricerca probabilmente avremmo smesso per non rischiare di non dormire oltre che non mangiare. In ogni caso saremmo andati a letto con la sicurezza di averci provato e di aver dato il massimo di noi stessi. Credo che tanta parte del successo nel raggiungere gli obiettivi derivi appunto dalla tenacia e convinzione che ognuno di noi mette in campo. D’ora in avanti quando avrò bisogno di un’extra carica urlerò “Accendino! Accendino! Accendino!!!”.

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Lezione di visione positiva da una giornata di pesca alla trota…

Settimana scorsa sono stato qualche giorno in Val Brembana (BG) e ne ho approfittato anche per dedicarmi al mio secondo hobby preferito: la pesca.

Mercoledì sera:
mi trovo su un sasso alto un paio di metri sopra una pozza e per evitare di dovermi spostare per prendere una trota che aveva abboccato, la sollevo di peso con il risultato di rompere in tre parti la mia canna in carbonio di 7 metri teleregolabile (costa un occhio della testa…). Serata sfortunata?

Giovedì primo pomeriggio:
avendo rotto la canna teleregolabile mi metto a pescare con un’altra canna da spinning (una canna lunga meno di 2 metri) ma dopo un po’ di tempo il mulinello inizia ad incepparsi e mi vedo costretto a ritornare a casa. Pomeriggio sfortunato?

Giovedì sera:
avendo rotto la canna teleregolabile e avendo un’altra canna da spinning inutilizzabile in quanto mi mancava un mulinello adatto, non mi resta che utilizzare una canna da mare sui 3 metri che mi ero portato giusto di scorta.

Quasi al primo lancio aggancio una trota di 5 kg che dopo qualche minuto di combattimento riesco a prendere. Ti starai chiedendo: “E allora?…”.

Ringrazio la sfortuna / fortuna di aver rotto una canna in carbonio e il mulinello della canna da spinning in quanto con entrambe quelle canne (troppo fragili) mi sarebbe stato molto difficile portare a riva il mio nuovo record personale di trota!

I problemi come un'opportunità!

Tante volte situazioni che sul momento ci sembrano negative, nel tempo si trasformano nelle nostre più grandi fortune!

«Il pessimista vede difficoltà in ogni opportunità. L’ottimista vede un’opportunità in ogni difficoltà». Winston Churchill

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Nome aziende che hanno visitato il sito!

Ho scoperto che impostando un rapporto personalizzato nelle statistiche di Google Analytics è possibile sapere gratuitamente (online si trovano numerosi servizi a pagamento che costano anche più di €1000 all’anno) il nome delle aziende (quelle più grandi) che hanno visitato il nostro sito internet sapendo anche cosa hanno visitato, come hanno fatto a raggiungere il nostro sito, quando ci sono entrati, quante pagine hanno visto, ecc. Devo dire che è un gran bel supporto per tutti coloro che sono impegnati in attività di prospezione commerciale in quanto possiamo andare a contattare in modo ancor più mirato i nostri potenziali target di Clientela!

Per impostare il rapporto personalizzato per avere l’elenco delle aziende che hanno visitato il nostro sito è sufficiente:

  • cliccare su questo link (imposta automaticamente il rapporto personalizzato che ci serve);
  • selezionare il profilo Google Analytics di cui vogliamo conoscere il nome delle aziende!

Nell’elenco appariranno anche i fornitori di servizi internet come Telecom, H3G, ecc. ma è molto facile toglierli ordinando il risultato per numeri di accessi (i fornitori di servizi internet hanno naturalmente un altissimo numero di visite essendo associati a più utenti).

Un altro bel passo in avanti per un’efficace strategia di marketing online. Buon lavoro e buone vendite!

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Allenare il muscolo della creatività

«L’immaginazione è più importante del sapere». Albert Einstein

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Il fisico francese René Laennec da bambino comunicava con i suoi amici battendo su un tronco cavo. Da questo lontano ricordo d’infanzia trasse lo spunto che lo portò ad inventare lo stetoscopio, strumento medico di auscultazione.

Il successo imprenditoriale della Geox ha preso origine dalla volontà del Presidente Mario Moretti Polegato di trovare una soluzione al fastidioso problema della sudorazione dei piedi nelle scarpe. Durante un trekking negli Stati Uniti ha realizzato il primo “prototipo” forando la suola delle sue scarpe.

Clarence Birdseye, durante un viaggio in Canada, osservò che alcuni pesci si erano congelati naturalmente per poi scongelarsi. Prese in prestito l’idea dalla natura: nacque in questo modo l’industria degli alimenti surgelati.

Un giorno un acuto osservatore notò che dovunque c’erano penne occorreva anche l’inchiostro. Perché allora non cercare di unire le due cose in un unico oggetto? Fu l’origine della stilografica.

Realizzare la creatività e trovare soluzioni innovative esprimendo la propria immaginazione e rispettando poche, semplici regole d’allenamento. Tutte le nuove idee nascono prendendo a prestito, sommando, cambiando o modificando idee preesistenti. L’immaginazione può cucinare in modo differente ingredienti già esistenti servendo quindi piatti innovativi.

Ognuno di noi, in misura ovviamente variabile, possiede la capacità di produrre nuove idee volontariamente. Ci è utile pensare alla creatività come ad una sorta di “muscolo mentale”: per ricavarne il massimo dobbiamo tenerlo allenato. Il muscolo della creatività con il passare degli anni rischia di venire assopito dalla routine, dalle abitudini, dal contesto in cui viviamo. Tutti elementi che rischiano di inibire la nostra immaginazione e di irrigidire i nostri pensieri. L’abitudine divora tutto, ingoia il nostro tempo senza che ce ne accorgiamo facendoci diventare “distratti frequentatori dell’esistenza”.

Nel processo creativo dobbiamo riuscire a tenere separati:

1.  il momento creativo. La generazione a ruota libera di idee. Durante questa prima fase occorre non giudicare e criticare la qualità delle idee prodotte (differimento di giudizio) ma privilegiarne la quantità. Il giudizio rischia di frenare la nascita di idee realmente creative e/o di limitare le possibilità di incastro delle prime idee grezze. Sarà anche grazie alla quantità di idee inizialmente prodotte che riusciremo a giungere ad un’idea di qualità (l’illuminazione, il colpo di genio). Diversi esperimenti hanno dimostrato che, sia a livello individuale che di gruppo, anche solo differendo il giudizio si riesce a generare un numero quasi doppio di buone idee. Questa fase viene anche definita come quella del “pensiero divergente”.

2.  il giudizio. La valutazione razionale delle diverse idee che ci sono venute in mente selezionando e sviluppando solo quelle che riteniamo valide. Questa fase è stata anche definita come quella del “pensiero convergente”.

Esistono alcuni atteggiamenti che stimolano le facoltà creative. Prima di tutto, trovare l’incentivo: perché essere creativi?

Per la propria soddisfazione personale, per il denaro, per aiutare gli altri, per migliorare se stessi, per divertimento,…

Thomas Edison, ad esempio, era spinto da un forte desiderio di ricchezza nel continuare la sua opera, si racconta che dicesse: “Se una cosa non vende, non mi interessa inventarla”.

Tutti noi possiamo aumentare le nostre facoltà creative. Naturalmente non è possibile indicare con esattezza che cosa è meglio per ognuno di noi perché ognuno ha il suo modo personalissimo di essere. Per alcuni può consistere nel fare una passeggiata, per altri nel bere un caffé, nel farsi una doccia, nel fare un lungo viaggio da solo in autostrada o ascoltare un particolare tipo di musica. Ricordiamo che Michelangelo ha dipinto la Cappella Sistina stando sdraiato sulla schiena e Mark Twain scriveva i suoi romanzi disteso sul letto.

L’importante è capire quali sono le condizioni ottimali per noi per stimolare la nostra creatività e mantenerci in allenamento.

Esercizio Allenamento del muscolo della creatività

Prima di giungere al giudizio e alla valutazione delle idee migliori si sforzi di privilegiare al massimo la quantità delle idee prodotte (differimento di giudizio nella prima fase).

Proponga almeno dieci idee per convincere una persona a lei Cara a non fumare:

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

È necessario fissare le intuizioni o le idee che possono venirci durante lo svolgimento delle attività quotidiane.

Dal momento che un’idea nasce improvvisa in qualsiasi momento, è opportuno essere preparati all’eventualità segnandoci immediatamente l’intuizione sulla nostra agenda.

Gabriele D’Annunzio girava sempre con un taccuino mentre Carl Sagan, astronomo presso la Cornell University e autore di successo, scrive ogni volta che sente “battere la porta”. Ovunque vada, ha con sé il registratore. “A volte è un bussare discreto, altre volte molto insistente. Mi capita di trovarmi preso da una specie di passione, di eccitazione. Magari sono a bordo di un aereo e sento un intero capitolo bussare alla porta”

Bisogna aver cura di “depositare” le idee relative ad un determinato argomento in un luogo particolare come ad esempio “La banca delle idee”. Fisicamente può essere un raccoglitore, una scatola, un quaderno, un’agenda, un cassetto. Ogni volta che ci viene una buona idea, la scriviamo e la versiamo in banca. Poi nel momento in cui sarà necessario o avremo voglia di attivare un processo creativo andremo a ritirare la parte di risparmi che ci serve.

Esercizio “La banca delle idee”

Le ricordiamo di utilizzare la “Banca delle idee” riportata all’inizio del libro per annotare tutte le idee importanti che le vengono in mente durante la lettura per non dimenticarle.

Per ulteriori articoli ed informazioni: www.olympos.it.

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I risultati di un anno sono la somma dei risultati di ogni giorno

«Il tempo è una serie infinita di <<adesso>> uniti insieme». Chin – Ning Chu

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

<<Un Professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa tre centimetri di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.

Allora il Professore tirò fuori una scatola di piselli, li versò dentro il vasetto. I piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.

Ancora una volta il Professore tirò fuori una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. La sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato.

Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.

Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, una lattina di birra e la versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.

Gli studenti risero. “Ora,” disse il Professore, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.

I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri genitori e/o figli. I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto … le piccole cose.”

“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò il Professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felice: ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima – le cose che veramente contano.

Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia”.

Uno studente allora alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra.

Il Professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. La birra rappresenta il sorriso. Per quanto piena possa essere la vostra vita, c’è sempre spazio per un sorriso.”>>[1]

Alla fine dell’anno il risultato generale non è altro che la somma dei risultati conseguiti ogni giorno. Ogni giorno abbiamo sempre a disposizione:

-      24 ore

-      1440 minuti

-      86400 secondi

Il tempo è uguale per tutti. L’utilizzo che ne facciamo e i risultati che otteniamo dipendono solo da noi.

Anche le attività ripetitive che ci richiedono solo pochi minuti ogni giorno, se viste nell’arco di un anno intero diventano intere giornate. Occorre sempre domandarci se il tempo che investiamo su un’attività valga la pena oppure no.

Se ad esempio ogni giorno navighiamo in Internet per un’ora, significa che in un anno investiamo più di 15 giorni della nostra Vita navigando in Internet. Riuscire a dedicare nell’arco di una giornata anche pochi minuti per portare avanti un progetto per noi importante, può sembrare poco ma se riusciamo a mantenere la costanza di farlo per un lungo periodo, avremo fatto sicuramente un gran passo avanti.

Riuscire a scrivere un libro può sembrare ad esempio un impegno eccessivo e che difficilmente riusciremmo a far convivere con tutti i nostri impegni lavorativi. Se però prendiamo la decisione di dedicare quindici minuti ogni giorno al libro, impiegheremo alcuni anni ma alla fine raggiungeremo il nostro obiettivo semplicemente avendo deciso di dedicare a partire da oggi quindici minuti al nostro progetto. Per riuscire a raggiungere un importante obiettivo nel futuro, dobbiamo decidere di dedicarci del tempo fin da oggi.

Una simpatica metafora paragona la difficoltà di portare avanti progetti ambiziosi all’obiettivo di cibarsi di un intero elefante. L’obiettivo ci può spaventare e demotivare in quanto ci sembra impossibile da realizzare. In realtà se analizziamo un elefante come la somma di cinquemila bistecche da trecento grammi ciascuna, possiamo decidere di iniziare a mangiare una bistecca di elefante ogni due giorni (per non farne indigestione), impiegheremo quasi sette anni ma alla fine avremo raggiunto anche l’obiettivo di mangiare un elefante intero.

È solo riuscendo a trarre il massimo da ogni nostra giornata che possiamo ambire a raggiungere importanti traguardi nel medio lungo periodo.

Per difenderci dagli imprevisti e dalle mille richieste quotidiane, dobbiamo imparare a dire di no. La tecnica più semplice è di accettate di non poter fare tutto. Stabiliamo un ordine di priorità nella nostra Vita. Prima di dire di sì analizziamo le conseguenze causate dalla nuova attività. Pensiamo a tutte le attività che non saremo in grado di eseguire e/o gli obiettivi che raggiungeremo in ritardo con le relative ripercussioni. Un sì detto oggi si trasforma sempre e comunque in un no a qualche altra attività.

I bambini sanno istintivamente dire “no”, diventati adulti abbiamo imparato a dire sempre “sì”, anche quando non possiamo farcela (ai Clienti, ai colleghi, al capo, al coniuge, ai figli, agli amici, ecc.). È indispensabile imparare a dire di nuovo “no”.

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[1] “Mi cambierebbe 25 minuti”, M.Cardaci – Ed. Bannò, 2005

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Pianificare non significa sognare

«Un piano non ha valore alcuno, a meno che esso non degeneri in un lavoro». Peter Drucker

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Nel suo libro “I sette pilastri del successo” Stephen R.Covey[1] scrive:

«Supponiamo che in un bosco vi imbattiate in un uomo intento febbrilmente a segare un albero.

“Che cosa state facendo?” chiedete.

“Non vede?” è la secca risposta. “Sto segando questo albero.”

“Ma lei sembra sfinito!” esclamate. “Da quanto tempo ci lavora?”

“Più di cinque ore”, risponde quello, “e non ne posso proprio più. È un lavoro massacrante.”

“Be’, perché non smette per qualche minuto e dà una bella affilata a quella sega?” suggerite. “Sono sicuro che funzionerebbe molto più alla svelta.”

“Non ho tempo per affilare la sega, io.” Risponde l’uomo in tono irritato. “Sono troppo occupato a segare….».

La pianificazione è un processo che partendo dall’analisi delle opportunità e delle risorse a disposizione, definisce gli obiettivi desiderati e i relativi piani d’azione per tradurli in realtà.

Il processo di pianificazione ci pone di fronte a tre quesiti:

1. Dove siamo?

2. Dove vogliamo andare?

3. Come vogliamo fare per arrivarci?

Pianificare significa stabilire un ordine di priorità nello svolgere le nostre attività. È importante mettere nero su bianco la nostra pianificazione. Scrivere aiuta a non dimenticare nulla, a riflettere con attenzione e a prendere maggiore consapevolezza.

Troppo spesso l’attività di pianificazione viene ritenuta un’inutile perdita di tempo e un qualcosa di teorico ed astratto. In realtà:

pianificare non significa esprimere sogni e desideri. Chiunque è in grado di sognare: voglio acquistare una Ferrari, voglio triplicare il fatturato, voglio restare tutto l’anno in vacanza. Pianificare implica definire obiettivi ambiziosi ma nello stesso raggiungibili.

Pianificare non significa ingessare con mille dettagli l’attività. La sintesi permette di focalizzare le risorse a disposizione sugli aspetti più rilevanti. Pensare lentamente ma agire velocemente.

Pianificare non significa agire nel futuro. La pianificazione mira a prendere da subito le decisioni che riteniamo più adatte per aumentare le probabilità di conseguire i risultati auspicati e metterle in pratica iniziando da oggi. Il nostro futuro lo costruiamo un giorno dopo l’altro, oggi compreso!

Pianificare non significa semplicemente desiderare o sognare un obiettivo, ma è necessario:

  1. definire esattamente quali sono i risultati che vogliamo ottenere;
  2. decidere quali sono le risorse (tempo e denaro) che vogliamo impiegare.

Se i due elementi non vengono considerati congiuntamente si ottiene una pianificazione non corretta:

v solo risultati à esprimere desideri, sognare ad occhi aperti;

v solo risorse à prendere impegni non mirati ad un obiettivo preciso, darsi un gran da fare ma con quale finalità?

Occorre impegnarsi per trasformare un semplice buon proposito (la logica del “vorrei”) in un vero e proprio obiettivo con conseguente piano d’azione (la logica del “voglio”).

Occorre decidere di dedicare un tempo adeguato alla pianificazione e all’organizzazione del nostro futuro. Occorre passare da una gestione del tempo come “giornate da riempire” (dedicare tutto il proprio tempo a disposizione) ad “organizzare azioni calibrate sui nostri obiettivi”.

Il cambiamento è un viaggio da quella che definiamo la “situazione attuale”, quella nella quale ci troviamo adesso, a quella “desiderata”, quella che immaginiamo dopo i cambiamenti.

Quindi per prima cosa, come fa il nostro navigatore satellitare, dobbiamo stabilire dove siamo e poi fissare una meta.

Se il navigatore non riesce a stabilire il punto di partenza non è in grado di stabilire e calcolare il percorso.

Terminate queste due operazioni il navigatore calcola la rotta sulla base dei parametri che abbiamo inserito (es: evita autostrada, percorso più breve, transita per una certa località, ecc.).

Quanto più abbiamo chiaro il punto di partenza, quello di arrivo e i parametri del viaggio, tanto più facile sarà calcolare la rotta e organizzarsi per il viaggio.

Per poter definire una corretta pianificazione delle attività, occorre innanzitutto aver ben presente quanto è stato fatto in passato e l’attuale situazione. Raccogliere informazioni qualitative e quantitative (in particolare numeri, fatti e dati) e metterne in evidenza quelli principali è un utile esercizio per riflettere e ragionare su quanto fino ad oggi svolto.

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[1] “I sette pilastri del successo” Stephen R.Covey, Ed. Bompiani, 2001

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Accontentarsi di poco, impegnarsi molto: sviluppare una gioia diffusa

«Abbiamo soltanto la felicità che siamo in grado di capire». Maurice Maeterlinck

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Un altro atteggiamento che riteniamo importante è rappresentato dalla capacità di saper trarre gioia e felicità anche dalle piccole cose e non vivere con la perenne attesa di tempi migliori. Non significa accontentarsi, fregarsene e/o vivere alla giornata. Significa non aspettare il futuro per essere felici, fermo restando la consapevolezza che siamo noi a costruirci il nostro fututo un giorno alla volta.

Il rischio è quello di spostare sempre più in là il momento in cui saremo felici: quando avrò un posto di lavoro fisso, quando guadagnerò di più, quando avrò una famiglia, quando avrò comprato la nuova macchina, quando andrò in vacanza, quando mi sarò laureato, quando avrò più soldi, ecc.

Pensate ad esempio a quante persone vivono con l’ossessione del denaro, accumulandolo a più non posso senza mai fermarsi per tutta la vita e vivendo con la perenne sensazione di essere poveri.

Ed oggi?

Già oggi se ci pensiamo bene siamo delle persone Ricche, molto fortunate e con tanta bellezza intorno a noi. Già pensare a quello di bello che siamo ed abbiamo ci deve riempire di gioia.

Sarà altrettanto bello impegnarci per aggiungere ulteriori gioie alla nostra Vita.

E’ un po’ come quando si va in montagna, se colleghiamo la nostra gioia solo al momento in cui saremo arrivati in cima alla nostra vetta, rischiamo di limitare la nostra gioia e la nostra felicità a quei pochi minuti in cui saremo in cima alla montagna e solo nel caso in cui riusciremo a raggiungere la vetta che ci eravamo prefissi. Se al contrario traiamo gioia e motivazione già nel preparare la nostra spedizione, durante gli allenamenti e in ogni passo e/o decisione che prendiamo nell’avvicinarci alla vetta, forse avremo sviluppato una gioia diffusa. Avere degli obiettivi e dei traguardi ambiziosi da raggiungere è stimolante ma non dobbiamo legare la nostra soddisfazione esclusivamente al raggiungere o meno quei traguardi. Il viaggio e il percorso che intraprendiamo verso le nostre mete devono darci altrettanta soddisfazione ed entusiasmo. In cima all’Everest ci arrivano in pochi e quelli che ci arrivano ci restano spesso per pochi minuti a causa del freddo, del vento, della quota e del dover rientrare presto al campo avanzato.

Nella Vita è bello impegnarci per i nostri piccoli o grandi Everest che con impegno saremo in grado di raggiungere e che se non raggiungeremo, hanno ugualmente riempito le nostre esistenze con il bello di averli sognati e di esserci impegnati al massimo per raggiungerli.

La metafora del pescatore.

In un atollo delle Maldive un turista italiano appena giunto per una vacanza di una settimana tutto incluso, nota un pescatore locale che esce la mattina con la sua barca a remi e dopo circa due ore ritorna con una cesta di pesce. Lo osserva incuriosito il primo giorno, il secondo giorno ed al terzo giorno decide di volerlo conoscere.

<<Come mai tutte le mattine stai fuori in mare solo due ore a pescare invece che tutta la mattinata?>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Stando fuori tutta la mattina avresti modo di prendere molti più pesci e li potresti vendere ai ristoranti e agli abitanti delle altre isole…>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo qualche mese inizieresti ad avere una Clientela affezionata che con il passaparola ti porterebbe ulteriori Clienti e potresti così restare fuori in barca tutta la giornata per pescare ancora più pesci>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo un anno avresti i soldi necessari per comprarti anche un motore per la barca per riuscire a pescare anche più lontano>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Dopo qualche anno potresti pagare delle persone del tuo villaggio per venire a darti una mano a pescare>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Tra una decina di anni potresti avere più di una barca ed aver messo da parte molti soldi>>.

Il pescatore risponde: <<E allora?>>.

<<Come e allora? Una volta in pensione, con tutti quei soldi riuscirai a goderti la vita>>.

Il pescatore risponde: <<E io cosa sto facendo adesso?>>

Stiamo molto attenti a “vivere nel futuro” spostando sempre la nostra felicità sempre più avanti, quando finalmente saremo laureati, saremo diventati Dirigenti, avremo finito di pagare il mutuo o avremo raggiunto la tranquillità economica.

Ogni giorno merita di essere vissuto pienamente ed è sempre ricco di tanti splendidi momenti, sta a noi saperne godere.

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Il giusto mix di autostima e umiltà

«Non cercare di fare una cosa a meno che tu non sia sicuro di te stesso, ma non abbandonarla solo perché qualcun altro non ha fiducia in te». Stewart White

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Il perdente è quello che pensa che una cosa non si può fare oppure che lui non è in grado di fare una certa cosa. Se siamo convinti che una cosa non sia possibile, sicuramente avremo ragione in quanto non proveremo nemmeno a farla o se ci proveremo ugualmente con tutta probabilità non lo faremo con la necessaria motivazione. Per raggiungere un risultato noi dobbiamo partire da una situazione iniziale che chiameremo “I” e dobbiamo fare una successione di cose per arrivare alla situazione desiderata che chiameremo “D”.

I—-O—O——-O——O———-O—-O——O——–O——O—O—D

Quando partiamo da “I” sappiamo in partenza che per arrivare a “D” ci saranno delle  difficoltà, delle resistenze e degli ostacoli che chiameremo “O” e all’inizio non sappiamo ancora quanti e quali saranno, diciamo che saranno “N” (che in matematica sta per numero indefinito). Quando inizia il percorso la persona che non crede al successo, nell’incontrare gli ostacoli comincia a dirsi frasi del tipo:

  • “Cominciamo bene!;
  • “Lo dicevo che è molto improbabile”;
  • “Non ce la posso fare”;
  • “E’ impossibile”;
  • “E’ come pensavo, è veramente troppo dura”;
  • “Ma chi me lo fa fare, questa è la dimostrazione che è solo una perdita di tempo!”;
  • “E’ meglio lasciar perdere”;

La persona che invece ci crede (come Edison che ha portato a termine migliaia di esperimenti prima di riuscire ad accendere la sua prima lampadina) ragiona in un modo diametralmente opposto. Alla prima difficoltà pensa: “e vai! un ostacolo in meno, tra me e quello che sono sicuro di raggiungere adesso i problemi sono N-1. E dopo che ha superato la seconda difficoltà pensa “bene, adesso i problemi sono N-2! E via di seguito, senza mai scoraggiarsi forte della convinzione che ogni ostacolo superato lo sta avvicinando al successo.

Un altro importante requisito per il Successo è rappresentato dall’umiltà che rappresenta la base per poter migliorare. Se non si è fermamente convinti di poter sempre migliorare, difficilmente saremo in grado di farlo.

Nello stesso tempo non bisogna vivere con un senso di inadeguatezza perenne e di attesa nell’agire a quando saremo finalmente “perfetti”. Fin da oggi abbiamo tantissime cose in cui migliorare ma nello stesso tempo abbiamo anche tantissime cose che riusciamo a fare bene. Oltre ad allenare i “muscoli” poco tonici, dobbiamo utilizzare al meglio quelli che invece sono già ora in un buon stato di forma. Una sindrome che spesso riscontriamo è quella dello “studente a vita”, non nel senso positivo del termine, vale a dire una persona che impara sempre, ma nel senso di una persona che aspetta perennemente a mettersi in gioco dietro la scusa di dover finire l’ennesimo master post laurea, di dover fare l’ennesimo stage di preparazione, di dover imparare la quinta lingua straniera o similare. Pianificare un progetto è importante ma è anche fondamentale mettere in atto i nostri progetti, passare all’azione. Non dimentichiamoci che è anche nel fare le cose e nello sperimentare (commettendo anche degli errori) e nel mettersi in gioco che si impara e si ottengono risultati mano a mano superiori.

Affrontare le sfide che ogni giorno ci aspettano concentrandoci sulle nostre capacità e sulla convinzione che abbiamo già sviluppato buone doti (che naturalmente continueremo a migliorare), ci aiuta ad affrontare meglio le situazioni.

Credere in noi stessi e nelle nostre possibilità di successo è un elemento determinante per affrontare nel giusto modo i nostri progetti ambiziosi.

Dobbiamo avere il giusto mix di:

-       Umiltà: possiamo sempre fare meglio;

-       Autostima: fiducia in noi stessi e nei nostri mezzi fin da oggi e senza bisogno di aspettare tempi migliori.

Per ulteriori articoli ed informazioni: www.olympos.it.

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Contrastare il distress (stress negativo)

«La felicità è un modo di vedere». Ometti

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Una volta presa consapevolezza della situazione di stress negativo, ciò che si può fare è intervenire direttamente sugli eventi stressanti riducendoli e/o interpretandoli in modo differente:

¨   dare il giusto valore alle cose: il lavoro è sicuramente da prendere sul serio ma nella nostra vita ci sono altri valori (la famiglia, la salute, l’amicizia…) che sono infinitamente più importanti e che già da soli ci rendono delle persone fortunate e realmente ricche;

¨   utilizzare un periodo di pianificazione efficace può far risparmiare di tre o quattro volte il tempo di esecuzione delle attività. Lo stress e l’ansia spesso sono causati da tutte quelle cose che non abbiamo ancora fatto. È importante prefiggersi obiettivi ambiziosi ma nello stesso tempo realistici e raggiungibili;

¨   evitare di concentrare troppi cambiamenti importanti in un breve lasso di tempo;

¨   non pretendere l’impossibile da se stessi e sapersi perdonare gli errori che sempre e comunque continueremo a commettere;

¨   modificare il proprio stile di vita: praticare sport, seguire un’alimentazione equilibrata, concedersi degli svaghi, prendersi il tempo per elaborare gli avvenimenti, non “correre” sempre;

¨   modificare gli schemi di pensiero intervenendo a livello cognitivo sul significato che diamo alle nostre esperienze. Cogliere e trarre giovamento dagli aspetti positivi degli accadimenti e minimizzare il reale peso di quelli negativi;

¨   cercare di semplificare le situazioni il più possibile. Guardare i progetti ambizioni come a una serie di gradini da salire un passo alla volta;

¨   sforzarsi di comunicare i propri dubbi e sentimenti alle persone più vicine, familiari, amici e colleghi per poter contare sul loro sostegno;

¨   ridere. Cercare situazioni divertenti e la compagnia di gente spiritosa e che ci fa’ stare bene evitando invece le persone che ci assorbono energia o che ci trasmettono negatività;

¨   imparare a dire di no, se non si ha tempo o voglia;

¨   evitare di lavorare troppe ore senza concedersi pause;

¨   vivere nel presente. Sforzarsi di non passare il tempo a rimpiangere le decisioni prese nel passato e/o a preoccuparsi eccessivamente del futuro. Chi riesce a dominare lo stress ha perfezionato l’arte del vivere nel presente.

Alcuni piccoli esercizi fisici capaci di allentare la pressione dello stress sono:

1.  controllare il proprio respiro, cercando di respirare con il diaframma e profondamente. Occorre inspirare lentamente e profondamente riuscendo a gonfiare la pancia invece che la parte alta del petto;

2.  fare delle passeggiate o giri in bicicletta all’aria aperta, lontano dal proprio ambiente di lavoro e/o praticare lo sport o l’hobby preferito.

Impariamo a trattare lo stress partendo da due fasi fondamentali:

1.  raccogliere ed analizzare informazioni (fatti e dati): Quale è il problema? Quale è la causa del problema?

2.  stabilire un piano d’azione ed operare di conseguenza: Quali sono le possibili soluzioni? Quale è la migliore tra quelle possibili?

Per migliorare nello stress occorre passare dalla logica di “gestione degli eventi” (approccio reattivo) alla logica di “costruzione del futuro in cui desideriamo operare” (approccio proattivo). Nella gestione proattiva delle nostre attività facciamo in prevalenza quello che abbiamo deciso e quindi le cose più importanti, nella gestione passiva facciamo quello che altri o gli eventi ci richiedono (e magari non le più importanti).

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Eliminare gli alibi: “faber est suae quisque fortunae”

«Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla» M.L.King

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Un alibi è rappresentato dall’attribuire la causa di un insuccesso ad un fattore esterno non sotto il nostro controllo. Rappresenta una scusa, una giustificazione a qualcosa che non è andato nel verso giusto.

È molto più facile addossare la colpa di una disfatta a qualcosa che non dipende da noi, rispetto a chiederci cosa avremmo potuto fare di diverso per ottenere un risultato migliore.

Ricorrere agli alibi rischia di far diminuire la nostra motivazione. Abituarsi a non trovare mai alibi nelle sconfitte è un ottimo modo per pretendere sempre il massimo da noi stessi. Dopo aver cambiato squadra, Valentino Rossi consapevole dell’iniziale superiorità tecnica della Honda rispetto alla Yamaha non ha passato le giornate a lamentarsi di avere a disposizione una motocicletta inferiore rispetto ai suoi avversari (alibi) e la stessa cosa sta facendo adesso che è passato alla Ducati. Fin da subito ha dato il massimo di se stesso in ogni curva di ogni circuito per compensare tale divario e si è impegnato con il suo team per migliorare le caratteristiche tecniche del mezzo, riuscendo alla fine a vincere il campionato del mondo.

Dobbiamo abituarci a trasformare possibili alibi in sfide: appunto perché il mio avversario ha una moto più veloce della mia, darò il massimo di me stesso.

Mi ricordo di un aneddoto che mi fu raccontato durante un corso di formazione. C’erano due fratelli, molto simili fisicamente ma molto diversi caratterialmente. La loro famiglia di origine era povera e con diverse problematiche. Il padre era alcolizzato e disoccupato, la madre era scappata da casa e vivevano nella più assoluta miseria. Non ancora compiuti i dieci anni entrambi i fratelli vennero affidati ai servizi sociali. Una volta diventati adulti, uno dei due fratelli divenne un noto professore universitario, con un felice matrimonio e due figli (di cui uno adottato). Visse molto serenamente e si dedicò anche a numerose attività di volontariato per le persone meno fortunate della propria città. Suo fratello invece finì diverse volte in carcere per rapina a mano armata e per associazione a delinquere e diventò anche un tossicodipendente. Uno psicologo volle studiare il caso di questi due fratelli con la stessa origine ma con due destini così profondamente diversi. Di fronte alla domanda “Come mai hai fatto tutto questo nella vita?” entrambi i fratelli risposero nello stesso modo: “Con una famiglia di origine come la mia, cosa avrei potuto fare di diverso nella vita”.

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