Contrastare il distress (stress negativo)

«La felicità è un modo di vedere». Ometti

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Una volta presa consapevolezza della situazione di stress negativo, ciò che si può fare è intervenire direttamente sugli eventi stressanti riducendoli e/o interpretandoli in modo differente:

¨   dare il giusto valore alle cose: il lavoro è sicuramente da prendere sul serio ma nella nostra vita ci sono altri valori (la famiglia, la salute, l’amicizia…) che sono infinitamente più importanti e che già da soli ci rendono delle persone fortunate e realmente ricche;

¨   utilizzare un periodo di pianificazione efficace può far risparmiare di tre o quattro volte il tempo di esecuzione delle attività. Lo stress e l’ansia spesso sono causati da tutte quelle cose che non abbiamo ancora fatto. È importante prefiggersi obiettivi ambiziosi ma nello stesso tempo realistici e raggiungibili;

¨   evitare di concentrare troppi cambiamenti importanti in un breve lasso di tempo;

¨   non pretendere l’impossibile da se stessi e sapersi perdonare gli errori che sempre e comunque continueremo a commettere;

¨   modificare il proprio stile di vita: praticare sport, seguire un’alimentazione equilibrata, concedersi degli svaghi, prendersi il tempo per elaborare gli avvenimenti, non “correre” sempre;

¨   modificare gli schemi di pensiero intervenendo a livello cognitivo sul significato che diamo alle nostre esperienze. Cogliere e trarre giovamento dagli aspetti positivi degli accadimenti e minimizzare il reale peso di quelli negativi;

¨   cercare di semplificare le situazioni il più possibile. Guardare i progetti ambizioni come a una serie di gradini da salire un passo alla volta;

¨   sforzarsi di comunicare i propri dubbi e sentimenti alle persone più vicine, familiari, amici e colleghi per poter contare sul loro sostegno;

¨   ridere. Cercare situazioni divertenti e la compagnia di gente spiritosa e che ci fa’ stare bene evitando invece le persone che ci assorbono energia o che ci trasmettono negatività;

¨   imparare a dire di no, se non si ha tempo o voglia;

¨   evitare di lavorare troppe ore senza concedersi pause;

¨   vivere nel presente. Sforzarsi di non passare il tempo a rimpiangere le decisioni prese nel passato e/o a preoccuparsi eccessivamente del futuro. Chi riesce a dominare lo stress ha perfezionato l’arte del vivere nel presente.

Alcuni piccoli esercizi fisici capaci di allentare la pressione dello stress sono:

1.  controllare il proprio respiro, cercando di respirare con il diaframma e profondamente. Occorre inspirare lentamente e profondamente riuscendo a gonfiare la pancia invece che la parte alta del petto;

2.  fare delle passeggiate o giri in bicicletta all’aria aperta, lontano dal proprio ambiente di lavoro e/o praticare lo sport o l’hobby preferito.

Impariamo a trattare lo stress partendo da due fasi fondamentali:

1.  raccogliere ed analizzare informazioni (fatti e dati): Quale è il problema? Quale è la causa del problema?

2.  stabilire un piano d’azione ed operare di conseguenza: Quali sono le possibili soluzioni? Quale è la migliore tra quelle possibili?

Per migliorare nello stress occorre passare dalla logica di “gestione degli eventi” (approccio reattivo) alla logica di “costruzione del futuro in cui desideriamo operare” (approccio proattivo). Nella gestione proattiva delle nostre attività facciamo in prevalenza quello che abbiamo deciso e quindi le cose più importanti, nella gestione passiva facciamo quello che altri o gli eventi ci richiedono (e magari non le più importanti).

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Eliminare gli alibi: “faber est suae quisque fortunae”

«Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla» M.L.King

Tratto dal libro “Atteggiamenti mentali e azioni per il successo: come trasformare le ambizioni personali e professionali in risultati” di Gianluca Gambirasio e Claudio Scalco – FrancoAngeli 2012.

Un alibi è rappresentato dall’attribuire la causa di un insuccesso ad un fattore esterno non sotto il nostro controllo. Rappresenta una scusa, una giustificazione a qualcosa che non è andato nel verso giusto.

È molto più facile addossare la colpa di una disfatta a qualcosa che non dipende da noi, rispetto a chiederci cosa avremmo potuto fare di diverso per ottenere un risultato migliore.

Ricorrere agli alibi rischia di far diminuire la nostra motivazione. Abituarsi a non trovare mai alibi nelle sconfitte è un ottimo modo per pretendere sempre il massimo da noi stessi. Dopo aver cambiato squadra, Valentino Rossi consapevole dell’iniziale superiorità tecnica della Honda rispetto alla Yamaha non ha passato le giornate a lamentarsi di avere a disposizione una motocicletta inferiore rispetto ai suoi avversari (alibi) e la stessa cosa sta facendo adesso che è passato alla Ducati. Fin da subito ha dato il massimo di se stesso in ogni curva di ogni circuito per compensare tale divario e si è impegnato con il suo team per migliorare le caratteristiche tecniche del mezzo, riuscendo alla fine a vincere il campionato del mondo.

Dobbiamo abituarci a trasformare possibili alibi in sfide: appunto perché il mio avversario ha una moto più veloce della mia, darò il massimo di me stesso.

Mi ricordo di un aneddoto che mi fu raccontato durante un corso di formazione. C’erano due fratelli, molto simili fisicamente ma molto diversi caratterialmente. La loro famiglia di origine era povera e con diverse problematiche. Il padre era alcolizzato e disoccupato, la madre era scappata da casa e vivevano nella più assoluta miseria. Non ancora compiuti i dieci anni entrambi i fratelli vennero affidati ai servizi sociali. Una volta diventati adulti, uno dei due fratelli divenne un noto professore universitario, con un felice matrimonio e due figli (di cui uno adottato). Visse molto serenamente e si dedicò anche a numerose attività di volontariato per le persone meno fortunate della propria città. Suo fratello invece finì diverse volte in carcere per rapina a mano armata e per associazione a delinquere e diventò anche un tossicodipendente. Uno psicologo volle studiare il caso di questi due fratelli con la stessa origine ma con due destini così profondamente diversi. Di fronte alla domanda “Come mai hai fatto tutto questo nella vita?” entrambi i fratelli risposero nello stesso modo: “Con una famiglia di origine come la mia, cosa avrei potuto fare di diverso nella vita”.

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