Dai chilogrammi di lavoro alla qualità del lavoro

Il tempo può essere classificato in:

  • tempo di mantenimento: necessario per mantenere il benessere fisico dell’organismo (mangiare, dormire, lavarsi, ecc.);
  • tempo lavorativo: il tempo dedicato ad un’attività lavorativa ;
  • tempo libero: il tempo rimasto a disposizione che ognuno può impiegare come meglio crede.

La sfida quotidiana di chiunque è quella di riuscire ad essere efficaci ma allo stesso tempo efficienti sul campo di lavoro evitando che il tempo lavorativo si dilati troppo lasciando meno spazio al tempo di mantenimento e a quello libero (lavorare anche di notte,  nei fine settimana, non fare mai vacanze, ecc.).  Naturalmente non dobbiamo preoccuparci di prolungare il tempo lavorativo quando si tratta di  un’emergenza ma questo non deve diventare routine, altrimenti si rischia di incorrere in frasi del tipo:

  • “Non ho un momento libero…”;
  • “Sono incasinato…”;
  • “Ho mille cose da fare…”;
  • “Non riesco nemmeno più a fare la pausa pranzo…”;
  • “Devo fare sempre gli straordinari…”;
  • sono ormai diventate di uso quotidiano.

Troppe volte  si rischia di confondere il concetto di chilogrammi di lavoro rispetto a quello della qualità degli obiettivi conseguiti. Rimanere in ufficio fino a tardi non deve rappresentare un elemento di prestigio tra i colleghi, a prescindere dagli obiettivi qualitativi e quantitativi raggiunti. Lavorare moltissime ore non significa necessariamente ottenere risulti positivi, anzi molte volte si rischia di lavorare peggio ed in modo inefficiente. Se noi in prima persona non gestiamo il nostro tempo lavorativo sarà lui a gestire noi (atteggiamento passivo).

Il tempo lavorativo non viene misurato in ore (chilogrammi di lavoro) ma in risultati conseguiti. E’ dunque necessario passare da una logica di quantità  ad una di qualità del tempo. Il nostro principale obiettivo deve essere quello di raggiungere obiettivi ambiziosi (efficacia lavorativa) nel minor tempo possibile e con il minor dispendio di investimenti economici (efficienza lavorativa).

Occorre dunque focalizzarsi sugli obiettivi da raggiungere e non sulla necessità di riempire le proprie giornate lavorative di attività. Perseguendo ogni giorno l’efficienza nella gestione del tempo aumentano anche le possibilità di essere efficaci raggiungendo i propri obiettivi lavorativi. Ancora troppo spesso si prende in considerazione il tempo dedicato al lavoro esclusivamente da un punto di vista quantitativo (chilogrammi di lavoro) e non qualitativo. Non a caso molte volte una persona valida viene associata al concetto di lavorare molte ore e di avere molti anni. In entrambe le situazioni si perde di vista il concetto di efficacia: questi due concetti non sono necessariamente sinonimi di validità.

E’ fondamentale domandarsi due cose quando non si raggiunge un obiettivo:

  •  avrei potuto e voluto lavorare più tempo su questo obiettivo?
  •  avrei potuto lavorare meglio?

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Prendere decisioni efficaci

Nel prendere una decisione occorre accettare il rischio collegato ad ogni nostra scelta: in ogni caso non possiamo prevedere il futuro.

Ciò che possiamo fare è impegnarci nel raccogliere ed analizzare correttamente tutte le informazioni a nostra disposizione per aumentare le possibilità di prendere una decisione che solo col tempo sapremo se sarà stata corretta o meno. L’esperienza è fondamentale per riuscire a prendere decisioni di successo con tempestività. Se prima di prendere una decisione pretendiamo di avere tutto perfettamente sotto controllo, decideremo gran poco e ci lasceremo scivolare dalle mani numerose opportunità nel corso della nostra carriera lavorativa.

Le opportunità non abbandonano mai gli uomini, sono gli uomini che non le colgono  abbastanza velocemente.

Le tipologia di decisioni

Le principali tipologie di decisioni sono tre:

  • strategiche: il cui obiettivo è quello di delineare con precisione gli obiettivi, la visione, le linee guida, le prospettive future. Hanno un impatto sugli obiettivi di medio – lungo termine (dove vogliamo arrivare);
  • tattiche: stabiliscono le azioni da programmare per procedere verso l’obiettivo prestabilito (come vogliamo arrivarci);
  • operative/risolutive: definiscono come agire nell’immediato per affrontare le situazioni quotidiane contingenti e risolvere un problema (cosa fare per affrontare gli ostacoli sul percorso). Il manager è come il comandante al timone di una nave: è chiamato continuamente a prendere decisioni sulla rotta da seguire.
    Per prendere con attenzione una scelta occorre domandarsi:
  • quanto è importante per me questa decisione?
  • quanto tempo ho a disposizione per prendere una decisone?
  • di quali informazioni necessito prima di decidere?
  • è il caso di confrontarmi con  qualcuno per chiedere un consiglio?
  • quali sono i rischi che potrei correre? Quali rischi correrebbe la mia azienda?

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