Paura e stress per un formatore

Un formatore, soprattutto se alle prime armi, rischia di imbattersi in alcune classiche paure:

  • paura di fallire: timore che il corso non abbia successo;
  • paura di parlare in pubblico: timore di doversi esporre davanti a un gruppo numeroso (aumento del battito cardiaco, aumento della sudorazione, voce tremolante)
  • paura del cambiamento: timore di dovere affrontare una situazione nuova e diversa da quelle abituali.

Un elemento essenziale per il successo o il fallimento di un corso di formazione è l’atteggiamento del formatore. Se invece di subire la paura (che è naturale), la sappiamo gestire, è un ottimo carburante per la buona riuscita di un intervento formativo.  È importante però che il formatore valuti con attenzione i progetti  proposti, avendo la buona considerazione di non accettare quelli che non è in grado di portare a termine con successo.  Ogni giorno di lavoro siamo sottoposti  a conflitti, tensioni e frustrazioni che, se non adeguatamente gestiti, rischiano di portare a conseguenze negative sia per le persone che per le loro aziende. Non a caso il lavoro è uno dei principali fattori di stress.                  Essere stressati e/o ansiosi  spesso influisce sulle possibilità di raggiungere gli obiettivi.    Il termine stress viene spesso utilizzato impropriamente. Iniziamo  a fare chiarezza:

Stressor

Il termine stressor indica quello stimolo stressante che tende a modificare l’equilibrio dell’organismo umano. Può connotarsi in diversi modi:

  • interno o esterno (derivante dall’ambiente circostante): per esempio un dolore fisico, un ricordo oppure le pressioni del capo, una temperatura ambientale molto elevata, la coda in autostrada, ecc;
  • positivo o negativo: per esempio vincere alla lotteria, una promozione lavorativa oppure essere licenziati o fare un incidente stradale;
  • tangibile o emozionale (legato al mondo delle relazioni interpersonali): per esempio avere il conto corrente in rosso, aver subito un furto oppure avere litigato con la moglie o la mancanza di sintonia con i colleghi.

Stress: eustress e distress

Lo stress, termine inglese che significa sforzo; è risposta di adattamento dell’organismo agli stressor. La parola stress viene utilizzata industriale per indicare la resistenza di una struttura metallica all’applicazione di forze. Lo stress può manifestarsi sotto forma di:

 

  • eustress (stress positivo, dal greco eu che significa bene): utile per aumentare la propria motivazione, rimanere attenti e concentrati, affrontare positivamente i problemi, utilizzare al meglio le proprie energie.
  • distress (stress negativo,Dal greco dys che ha valore peggiorativo): quando la reazione di adattamento richiesta all’organismo è eccessiva e prolungata nel tempo rischiamo di di causare danni psicofisici al nostro organismo.

Una certa dose di ansia e di stress positivo (eustress)è auspicabile per ogni persona che voglia essere dinamica. L’importante è non esagerare fino a raggiungere lo stress negativo (distress). Ciò che risulta eccessivamente stressante  per una persona, per un’altra può non esserlo. Avere sempre mille cose da fare ogni giorno per qualcuno è fonte di distress, per altri di divertimento.

Ogni persona, in presenza di una situazione stressante, ha dei pensieri, in tal modo proverà un’emozione, da cui scaturirà poi un comportamento, che potrà portare alla risoluzione o meno della situazione stressante. Dal momento che lo stress è adattivo, anche solo con il pensiero, ognuno di noi può creare o meglio eliminare lo stress: ciò che fa la differenza è il modo in cui noi reagiamo agli stimoli stressanti.

Le circostanze di per sé non bastano a renderci stressati o rilassati. È il modo in cui noi ci approcciamo che determina i nostri sentimenti e le nostre emozioni. La vita è quella che il nostro pensiero crea interpretando le nostre esperienze, è l’elaborazione del nostro cervello di ciò che ci accade.

Ogni evento presenta sempre aspetti positivi e aspetti negativi, sta a noi scegliere su quali soffermarci. Essere felici e rilassati è  più semplice di quanto si creda.

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Le diverse tipologie di partecipanti ad un corso di formazione

Difficilmente ad un corso di formazione si presenta un gruppo di partecipanti omogeneo. Queste differenze possono essere dovute a diversi fattori: ruolo, azienda di appartenenza, età, livello di conoscenze, convinzioni politiche e/o religiose, esperienza lavorativa, ecc. E’ necessario trasformare l’eterogeneità del gruppo in una preziosa risorsa per raggiungere insieme gli  obiettivi del corso facendo tesoro delle diversità all’interno dell’aula.

Come gestire i diversi partecipanti

I partecipanti reagiscono in modo diverso alle informazione ricevute dal formatore. Gli stili di partecipazione sono diversi:

  • il polemico: vuole contraddire tutto quello che dice il trainer. Occorre evitare di entrare in polemica con lui perché è quello che vuole.  E’ consigliabile fare utilizzo di dati e fatti oggettivi per ridurre al massimo la possibilità che esprima la propria opinione. Non dobbiamo imporre le nostre opinioni/convinzioni ma dobbiamo cercare di presentarle e confrontarle con quelle di tutti i partecipanti. Non stiamo obbligando i partecipanti a condividere le nostre convinzioni, semplicemente proponiamo loro  ogni nostro consiglio come un’alternativa che ognuno è libero di condividere o meno. L’obiettivo è che alla fine dell’intervento  ogni partecipante abbia trovato due o tre dettagli di cui è convinto e su cui desidera impegnarsi. Quando capita di incontrare un partecipante polemico, conviene capirne le motivazioni della sua ostilità parlando in privato  con lui in occasione del primo break.
  • il killer occulto: all’apparenza sembra che apprezzi quanto sta dicendo il formatore ma in realtà non condivide nulla di ciò viene fatto e ogni occasione è buona per parlar male del corso alle spalle del trainer. E’ bene  accorgersi in tempo della sua presenza per far emergere le criticità e affrontarle prima che sia troppo tardi.
  • l’assente: è il partecipante silenzioso: non parla, non interviene mai, non fa domande. Cerca di coinvolgerlo ad esempio dando lui un ruolo durante un’esercitazione. Non dimenticarti di lui, incoraggialo nel prendere parte al corso;
  • il logorroico: cerca un continuo dialogo con il formatore intervenendo di continuo. E’ necessario rispondere in forma molto sintetica all sue domande evitando che monopolizzi il dialogo. Stopparlo (in buon modo) per lasciar spazio anche agli altri partecipanti è il miglior modo di comportarsi di fronte alla presenza di un logorroico in aula.  Imponi la regola che i volontari nelle esercitazioni devono sempre essere diversi.
  • l’indisciplinato: tiene il cellulare acceso, arriva in ritardo  prolungando le pause e la pausa pranzo, si dimostra distratto e assente durante le esercitazioni ecc. Attenzione a questi partecipanti perché potremmo rischiare di perdere il controllo del gruppo se non prestiamo loro la giusta attenzione.
  • l’arrivato: il cosiddetto “partecipante onnisciente” che presume di conoscere già tutto sull’argomento. Cogli la sfida e dimostra lui  la qualità del corso e che può sempre imparare qualcosa di nuovo. Chiedi lui la cortesia di sospendere il giudizio fino al termine  del corso. Non può giudicare senza averlo vissuto fino in fondo. Non dimenticarti al termine dell’intervento di chiedere la sua opinione finale.
  • il partecipante ideale: è il partecipante che tutti vorrebbero avere in aula: molto competente e preparato, partecipa attivamente ed è pure simpatico. Evitiamo di focalizzare l’attenzione solo su di lui trascurando il resto dei partecipanti.

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