L'ascolto: mantenere l'attenzione

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Articolo tratto dal libro:

Partecipare ad un corso di formazione aziendale



"Partecipare ad un corso di formazione: come prepararsi, partecipare e mettere in pratica quanto appreso", Gianluca Gambirasio; Claudio Scalco, E-book Olympos Group srl 2011.

Prezzo: €12.

 

 

 

2.2 L'ascolto: mantenere l'attenzione

«Io dispongo di sei onesti servitori, essi mi hanno insegnato tutto ciò che conosco. I loro nomi sono Cosa, Perché, Quando, Dove, Come e Chi». Joseph Rudyard Kipling

 

 

La nostra attenzione e la nostra concentrazione sono tanto maggiori quanto più siamo interessati all’esperienza che stiamo vivendo. Pensiamo alla prima cena con una persona di cui eravamo innamorati, quanti cali di attenzione abbiamo avuto? Nessuno. E come l’abbiamo ascoltata? Guardandola negli occhi per tutto il tempo, con uno sguardo e un linguaggio del corpo che esprimevano tutto il nostro interesse, non è vero? E cosa vi ricordate di quella serata? Molto, ancora adesso, per non dire tutto.
Quindi la nostra capacità di porre attenzione in aula è proporzionale all’interesse che suscita in noi l’argomento e il contesto.
E’ dimostrato che dopo 40 minuti (qualcuno dice 20) il nostro livello di attenzione cala drasticamente, e questo dipende molto dalla capacità del docente di variare le modalità di comunicazione, di fare ogni tanto delle pause, di ripetere e riassumere i concetti, di coinvolgere le persone in domande, dibattiti, giochi, esercitazioni.
Un antico adagio indiano recita che “il maestro può dare all’allievo nella misura in cui questo è disponibile a ricevere”.
Questo significa che il giusto atteggiamento dell’allievo è fondamentale non solo per la sua capacità di porre attenzione, di apprendere e memorizzare, ma anche per creare la migliore situazione possibile perché il docente si senta motivato a dare il massimo.
Se abbiamo fatto una buona preparazione mentale, se siamo arrivati al corso pieni di aspettative costruttive, disponibili e desiderosi di imparare cose nuove, convinti intimamente della bontà della formazione, pronti a cambiamenti migliorativi, e decisi a vedere solo gli aspetti positivi, sarà facile mantenere spontaneamente la nostra attenzione a un ottimo livello.
Mantenere una buona attenzione in un corso significa “saper ascoltare” chi parla che è diverso da “sentire”.
“Sentire” è semplicemente il fenomeno fisico delle onde sonore che arrivano alle nostre orecchie. Sentire non serve a molto, è il caso dell’alunno che durante la lezione è rimasto per tutto il tempo a occhi fissi con i suoi pensieri e le sue fantasticherie e non saprebbe ripetere una parola di quello che è stato spiegato.
Questo errore, cioè di pensare ad altro mentre ascoltiamo, è in molti casi la conseguenza della diversa velocità del nostro pensiero rispetto alla velocità del discorso. Per questo, se non poniamo coscientemente attenzione e sincero interesse alla persona che ci sta parlando, accade molto spesso che la nostra mente inizia a elaborare quello che sta ascoltando, formula congetture sulle finalità del messaggio e anticipa le risposte da dare o i commenti da fare.
Ascoltare significa ‘comprendere il messaggio’.
Ci sono vari modi di ascoltare in aula:

L’ascolto passivo

  • Le parole entrano da un orecchio ed escono dall’altro.
  • Sognare ad occhi aperti.
  • Venire catturati e trascinati via da pensieri ed emozioni, che riguardano impegni e/o problemi di lavoro.
  • Essere perennemente distratti e catturati da elementi del contesto.
  • Aver deciso a priori che il messaggio non potrà essere interessante e non può rappresentare un’opportunità.
  • Avere la convinzione di “saperne molto di più” di chi sta parlando.
  • Pensare di non avere niente da imparare.
  • Attribuire all’interlocutore intenti manipolatori.
  • Bocciare l’interlocutore e chiudersi in un atteggiamento critico e polemico.

L’ascolto selettivo

  • Raccogliere solo ciò che interessa sulla base di un giudizio frettoloso  perdendo opportunità che possono emergere dal dialogo in corso.
  • Non essere interessati a ciò che non contribuisca ad avvalorare i nostri punti di vista o i nostri valori.
  • Raccogliere solo ciò che soddisfa aspettative preconcette.
  • Ascoltare e cogliere solo ciò che contribuisce ad avvalorare una nostra tesi sullo scopo del messaggio.

L’ascolto attivo

  • Ascoltare “con tutto il corpo”: decidere di prestare la massima attenzione e assumere una postura che favorisca l’ascolto.
  • Accettare di avere tanto da imparare.
  • Desiderare di imparare cose nuove.
  • Ascoltare il contenuto.
  • Porre attenzione alla comunicazione non verbale.
  • Ascoltare con “generosità”: sospendere i giudizi di valore e la naturale tendenza a classificare.
  • Non saltare subito alle conclusioni.
  • Accettare di guardare le cose da punti di vita differenti.
  • Provare e manifestare curiosità.
  • Prendere appunti.
  • Ignorare distrazioni interne ed esterne.
  • Fare domande se qualcosa non è chiaro o ci sono dubbi di aver capito bene.

L’ascolto attivo è quello che ci aiuta a ottenere la massima profittabilità.
Abbiamo visto che un calo dell’attenzione è nel tempo un fenomeno normale dovuto alla nostra fisiologia. Ferma restando una buona preparazione fisica e mentale, ci sono una serie di cose che possiamo fare per intervenire quando ci accorgiamo di un certo calo di attenzione:

  • Fare ogni tanto due o tre respiri profondi usando polmoni e addome. Quando siamo molto concentrati può accadere che rallentiamo la respirazione o rimaniamo in apnea, questo limita l’afflusso di ossigeno al cervello e rallenta il metabolismo.
  • Alzarsi e andare a bere un bicchiere d’acqua o uscire un paio di minuti.
  • Cambiare la postura, “stirare” mani e gambe, stringere le mani a pugno e rilasciarle più volte, se possibile rimanere in piedi per qualche minuto.
  • A occhi chiusi immaginare intensamente e vividamente per mezzo minuto di correre al massimo delle nostre possibilità in un prato fiorito in una giornata di sole, sforzandoci di sentire il fruscio dell’erba sulle gambe, l’aria fresca e vagamente profumata che ci accarezza la faccia, immaginiamo di correre verso una comoda sedia all’ombra di un grande albero e appena ci sediamo riapriamo gli occhi e riprendiamo contatto con la realtà dell’aula.
  • Sfruttare le pause per il caffè per prendere un po’ di aria e staccare completamente l’attenzione dal corso.
  • Chiedere che venga fatta una pausa.
Dopo ogni pausa cambiare il punto di ascolto, questa semplice operazione modifica il punto di osservazione precedente e crea un elemento di novità per il cervello. A proposito di comfort zone, a dimostrazione di quanto velocemente creiamo abitudini, molte volte ci capita di osservare che quando uno cambia la sedia, arriva qualcuno e afferma “questo era il mio posto!”.

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