Preparazione mentale prima del corso

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Articolo tratto dal libro:

Partecipare ad un corso di formazione aziendale



"Partecipare ad un corso di formazione: come prepararsi, partecipare e mettere in pratica quanto appreso", Gianluca Gambirasio; Claudio Scalco, E-book Olympos Group srl 2011.

Prezzo: €12.

 

 

 

1.2 Preparazione mentale prima del corso

«L’esperienza ci informa che la prima difesa degli spiriti deboli è recriminare». Samuel Coleridge

 

 

La preparazione mentale al corso è fondamentale e rappresenta il presupposto per farlo diventare un successo o una perdita di tempo.
Cosa significa esattamente preparazione mentale?
In parole molto semplici significa “dare al nostro cervello i comandi e le suggestione corrette in funzione di quello che vogliamo ottenere”.
“Se inviamo istruzioni dirette al nostro inconscio, esso si incaricherà di aiutarci a indirizzare la nostra vita verso situazioni migliori”. Milton Erickson (presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica e membro della Associazione Americana di Psichiatria, della Associazione Americana di Psicologia, e della Associazione Americana di Psicopatologia.)
Il cervello è stato anche definito il servomeccanismo più complesso che l’uomo conosce. Questo servomeccanismo è quello che usiamo per raggiungere i nostri obiettivi e realizzare i nostri desideri.
Se impariamo a usarlo in maniera più corretta, cioè più mirata, otteniamo risultati migliori.
Imparare a usarlo significa per esempio sapere quali comandi impartire e come impartirli.
Il cervello abbiamo appena detto è un servomeccanismo e come tale comunica in “cibernetico”, cioè un linguaggio molto simile a quello che usiamo per le macchine.
Il cervello prende tutto alla lettera, non ha il senso del tempo, vuole dare a tutto una spiegazione, non conosce il “non”, non fa differenza tra un’esperienza realmente vissuta e una vividamente immaginata e reagisce chimicamente in maniera ottimale per l’apprendimento se ritiene che l’esperienza sarà piacevole e utile. Se invece riceve suggestioni che prefigurano un’esperienza non piacevole o peggio ancora rischiosa, reagisce negativamente e si difende facendo entrare in gioco i neuro inibitori che avranno il compito di creare e sostenere atteggiamenti di aggressività e/o di rifiuto.
Da “Psicocibernetica” di Maxwell Maltz, Edizioni Astrolabio: “La nuova scienza della Cibernetica ci ha fornito prove convincenti del fatto che il cosiddetto ‘subconscio’ non è una ‘mente’, ma un meccanismo tendente a una meta, un ‘servo-meccanismo’ formato dal cervello e dal sistema nervoso, usato e diretto dalla mente. La più recente, e più utile teoria è che l’uomo non ha due menti, ma una sola mente o coscienza che ‘fa agire’ una macchina automatica, che lotta per raggiungere una meta, e funziona in maniera quasi analoga ai servo-meccanismi elettronici, almeno per quel che riguarda i principi basilari; ma è una macchina meravigliosa, molto più complessa di qualsiasi cervello elettronico o missile guidato che l’uomo abbia potuto concepire. Tale intimo meccanismo creativo è impersonale, agisce automaticamente e impersonalmente per raggiungere successo e felicità, o fallimento e infelicità a seconda dei fini che voi stabilite per esso. Ponetegli come fine il ‘successo’ (“sono certo di riuscire!” n.d.r) e agirà come un ‘meccanismo per il successo’, ponetegli dei fini negativi e, altrettanto impersonalmente e fedelmente, agirà come ‘meccanismo per l’insuccesso’ (“non ce la farò mai” diventa una “profezia auto-avverante”, “hai visto che avevo ragione?” n.d.r.). Come qualsiasi altro servo-meccanismo, esso deve avere un fine ben definito, un obiettivo o un ‘problema’, sulla base dei quali possa funzionare. Gli obiettivi che il nostro servomeccanismo creativo cerca di raggiungere sono le immagini mentali, o ritratti mentali, che creiamo con l’immaginazione. Il vostro programma per poter vivere in modo migliore deve consistere nell’imparare qualcosa sul sistema-guida automatico che esiste in voi stessi, nel saper farne uso come meccanismo per il successo piuttosto che come meccanismo per l’insuccesso”.
“Tu sei ciò che la mente dice di te”. Buddha.
“Fai attenzione a come pensi e a come parli perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”. San Francesco d’Assisi
Andare ad un corso con pregiudizi negativi “programmerà” nel nostro cervello un atteggiamento automatico orientato al boicottaggio: prima, durante e dopo il corso la nostra attenzione sarà perennemente e automaticamente alla ricerca di motivazioni per criticare, i pensieri negativi saranno il seme per sentimenti di fastidio e malumore, cercheremo alleati al nostro scontento, faremo gli esercizi con noia e insofferenza, vedremo sempre il “bicchiere mezzo vuoto”, e non vedremo l’ora che la giornata finisca. Ovviamente non impareremo nulla, anzi saremo ancora più stabilizzati nei limiti della nostra “comfort zone”, avremo ulteriormente rinforzato le nostre convinzioni limitanti, e la nostra resistenza al cambiamento per il miglioramento.
Per programmare il nostro cervello a sfruttare completamente le giornate che passeremo in aula, dobbiamo convincerlo a livello inconscio, convincendo prima noi stessi al livello della nostra consapevolezza, che sarà un’esperienza utile, piacevole ed interessante. Questa convinzione creerà spontaneamente motivazione, aspettativa, curiosità, flessibilità, gli ingredienti per favorire il massimo dell’apprendimento. A ogni cosa verrà dato un significato positivo, ci sentiremo molto disponibili e in tutto quello che accadrà saremo inclini a notare e privilegiare automaticamente gli aspetti che confermano le nostre migliori aspettative.
Pensate a quella volta che siete stati costretti a fare una cosa controvoglia e che immaginavate a priori noiosa, sgradevole o imbarazzante. Come erano i vostri pensieri, il vostro umore e il vostro atteggiamento prima, durante e dopo?
Pensate invece a quando avete fatto un’esperienza che avete fortemente desiderato e avete immaginato bellissima. Quali erano invece i vostri pensieri, il vostro atteggiamento, il vostro umore prima, durante e dopo?
A questo punto dovrebbe essere diventato chiaro che i pensieri, le immagini, le aspettative e i sentimenti che nutriamo nei confronti di un’esperienza che stiamo per fare sono in grado di condizionare in maniera determinante i nostri atteggiamenti e di conseguenza i nostri comportamenti. Per questo possiamo ipotecare il successo di un’esperienza se:

  • Pensiamo al corso con gioia ed aspettativa, un’esperienza utile e importante che stiamo per fare.
  • Sperimentiamo dentro di noi un sentimento di simpatia e disponibilità verso il docente e i nostri compagni.
  • Affermiamo interiormente la nostra volontà di crescere e imparare cose nuove.
  • Immaginiamoci in aula attenti, interessati, concentrati, e totalmente coinvolti e collaborativi nelle esercitazioni, nei test e durante i giochi d’aula.
  • Visualizziamoci alla fine del corso molto soddisfatti, arricchiti di nuove conoscenze e competenze, più attrezzati per il successo.
  • Sperimentiamo un sentimento di riconoscenza per l’opportunità.
  • Ripromettiamoci di iniziare ad agire per il cambiamento e il miglioramento il giorno successivo al termine il corso.
  • Per tutti questi pensieri e queste intenzioni sentiamoci orgogliosi e fieri di se stessi.

Si può fare tutto questo ogni volta che accade di pensare al corso, non importa in quale situazione. Al semaforo in attesa del verde, mentre si cammina, la sera prima di dormire, ecc. L’esperienza che facciamo è il risultato di quello che abbiamo pensato e più intensamente lo abbiamo pensato più tenderà a realizzarsi.
“L’inconscio si incarica di realizzare nella vostra vita ciò che temete o ciò che volete, e lo fa in base alla programmazione che gli inviate un giorno dopo l’altro attraverso i pensieri e le parole.” Eric de la Parra Paz.
“L’ambiente che ci circonda è un’estensione della nostra mente. Quando cambiamo la nostra mente, cambiamo la nostra vita…” (Joe Dispenza – “Riprogramma il tuo cervello” – Macroedizioni).

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