Quali sono i 5 segreti di un formatore di successo?

montagne

Articolo tratto dal libro:

Formazione aziendale
"Formazione formatori: emergere con i risultati dalla giungla della formazione aziendale" di Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2010  

Libro

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3. “Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?” - Raccolta di testimonianze di formatori senior

«Si può apprendere un'arte solo nelle botteghe di coloro che con quella si guadagnano la vita». Samuel Butler

Siamo ogni giorno circondati dalla ricchezza e dal patrimonio di conoscenze, esperienze e capacità dei colleghi, dei Clienti, dei fornitori, degli amici, e così via. Ognuno di loro è in grado di darci una buona idea, un consiglio, un supporto, basta solo osservarli ed ascoltarli.

Esercizio: I cinque segreti di un formatore di successo

Secondo lei, quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?

Riporti la sua risposta alla domanda e nelle pagine successive la potrà confrontare con quella che hanno dato tre formatori senior.

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Di seguito sono riportate le testimonianze di alcuni formatori aziendali senior e di alcuni Responsabili delle Risorse Umane e della Formazione in azienda che ho conosciuto ed apprezzato.

 

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Testimonianza di Aldo Frigenti
formatore senior Olympos Group srl

Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?
Ritengo che per rispondere a questa difficile domanda si debba contestualizzare il concetto di successo per un formatore moderno; e per fare ciò è necessario considerare il contesto in cui opera e la tipologia di interventi che progetta ed eroga.
Il primo rilevante spartiacque da tenere in considerazione è relativo al fatto che l’attività di formatore venga svolta in qualità di dipendente o di libero professionista.
Vien da sé che l’impegno e le caratteristiche richieste ad un formatore inserito in un struttura aziendale sono diverse da quelle che deve porre in essere un formatore free lance.
La seconda variabile è legata al focus dell’attività di formazione; è prettamente legato all’area tecnica (per esempio colui che si occupa di illustrare prodotti o strategie commerciali alle reti dirette o indirette di vendita) od opera in ambito comportamentale?
Ipotizzando di considerare il libero professionista che lavora quasi esclusivamente nell’area del comportamento organizzativo ritengo importante tenere in debita considerazione questa affermazione: il successo nel progettare ed erogare corsi / percorsi formativi ed il successo commerciale del professionista sono elementi che devono seguire strade parallele.
Questa affermazione può sembrare provocatoria ma è sempre più vera in un momento storico in cui la formazione evidenzia peculiari aspetti lavorativi sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.
Dal lato della domanda spesso si delineano attività d’aula e di progettazione in alcuni circoscritti momenti dell’anno e una sensibile stasi in coincidenza di periodi delicati dal punto di vista commerciale, turbolenze aziendali, cambiamenti ai vertici, ecc.
Dal lato dell’offerta mai come negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di professionalità che offrono servizi legati al mondo della formazione; in forte aumento sono i “riciclati dall’azienda” che per scelta (propria o di altri) hanno lasciato la loro attività e vi fanno ritorno da consulenti liberi professionisti; in genere si tratta di dirigenti/alti profili che, forti dell’esperienza maturata, si prestano a formare le giovani menti.
Accanto a queste nuove figure possiamo vedere sempre più laureati in scienze della formazione e anche coloro che definirei i “cinesi della attività d’aula”, battitori liberi che molto spesso fanno della formazione la loro attività secondaria e che accettano di lavorare a tariffe sempre più basse destabilizzando notevolmente il mercato.
In un tale contesto il formatore free lance, potrà misurare il proprio personale successo sia nella sua capacità strategica di “surfare” in questa complessa situazione di mercato sia nel rendere la propria attività un’esperienza arricchente e gratificante per il proprio uditorio tale da renderlo distintivo rispetto alla mare magnum di proposte formative.
Solo così sarà in grado di generare ulteriori opportunità lavorative sia con i clienti acquisiti sia con  potenziali clienti.
Considerando l’efficacia della azione formativa soprattutto in ambito comportamentale un risultato in generale complesso da valutare, svolgerla con successo è ancora più difficile perché risultato di molteplici variabili.
Presupposto base per crescere personalmente e professionalmente a questa attività è l’essere in possesso di una forte passione; grande impegno e dedizione personale deve essere, infatti, dedicata alla considerazione dell’“altro” come persona che vive un personale processo di sviluppo e di cui si deve averne il più assoluto rispetto.
In diretta correlazione a questo assunto ritengo opportuno e “formativo”, invece di dare delle personali indicazioni specifiche, permettere a chi svolge questa affascinante attività di riflettere e rispondere sinceramente a queste cinque domande:

  • sono in grado, come formatore e come individuo, di essere percepito dall’aula come congruente. ciò che dico è fortemente connesso con ciò che faccio? Il presupposto è che l’esempio sia uno dei migliori strumenti per facilitare processi formativi.
  • sono in grado di esprimere atteggiamenti positivi (di sincera attenzione, interesse, rispetto, calore, simpatia) nei confronti delle persone con le quali mi trovo a lavorare?
  • mi sento sicuro di me, delle mie capacità, del mio modo di essere formatore? In altri termini, ho una buona “centratura”?
  • sono in grado di far si che coloro che vengono in contatto con me non saranno dal sottoscritto valutati, giudicati, “condannati”?
  • sono in grado di sviluppare costantemente il mio iter professionale in modo da presentarmi al mercato della formazione come un professionista aggiornato, che esprime una reale differenza rispetto ad un’offerta sempre più confusa di “professionisti” della formazione?

Come ogni professionista che si rispetti il formatore dovrebbe sempre tenere a mente che la propria azione non la si svolge solo durante l’attività d’aula ma anche e soprattutto attraverso una decisa attenzione sia agli aspetti di preparazione sia agli aspetti di cristallizzazione dell’esperienza lavorativa trascorsa. Questi ultimi possono essere definiti come un momento di consolidamento in cui analizzare i risultati ottenuti e crearsi un personalissima cassetta degli attrezzi dove inserire tutte le novità apprese durante il momento dell’aula, arricchendo la propria expertise.
Questo è un punto dolente per molti formatori; spesso infatti, finito il momento d’aula, si genera quel naturale calo di tensione che spesso non invoglia lo sviluppo di una rapida implementazione delle proprie conoscenze.
Ciò può determinare la perdita degli spunti, osservazioni, registrazioni audio/video, spesso generati dall’interazione con il proprio uditorio, che potrebbero essere intelligentemente riutilizzate nelle successive esperienze professionali con un notevole risparmio di tempo ed energie.


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Testimonianza di Alessandro Frè
formatore senior Risorsa Uomo srl

Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?
Faccio il formatore da quattordici anni e non mi ero mai posto questa domanda, anche se mi viene voglia di rispondere solo con una cosa la passione, come del resto in molte professioni, ma poi riflettendoci bene e analizzando soprattutto le diverse difficoltà del fare formazione oggi e l’immensa responsabilità e fatica insita nella gestione di un processo di apprendimento, mi vengono in mente molti altri punti:

  • innanzitutto la capacità di vendere la necessità di formazione ad un’organizzazione;
  • la capacità di analizzare le reali esigenze individuando comportamenti, capacità e conoscenze precise da implementare per “tagliare su misura” il corso per i partecipanti e per l’organizzazione e studiare le metodologie più adatte per trasmettere il messaggio al target di riferimento;
  • la creatività e l’innovazione;
  • la visione a 360° sull’azienda;
  • la concretezza;
  • la presentazione di un processo formativo ai partecipanti che sappia suscitare il loro entusiasmo e la loro adesione spontanea e condivisa;
  • la capacità di creare una relazione di fiducia ed empatia con l’aula facendoli sentire a proprio agio;
  • l’informalità;
  • la capacità di rimettersi in gioco in prima persona;
  • la capacità di divertire e di generare coinvolgimento nella platea;
  • la dinamicità e il ritmo di un intervento che non deve mai far calare l’attenzione;
  • la dialettica e la capacità di rispondere in modo efficace alle domande e alle obiezioni dei partecipanti senza mai però porsi in una situazione di conflitto;
  • la capacità di improvvisare di fronte ad imprevisti che possono sempre capitare in un gruppo;
  • la conoscenze delle dinamiche di gruppo e la capacità di gestirle;
  • la pazienza;
  • la capacità di motivare il partecipate “a fare” e di assisterlo dopo la formazione nell’applicazione.

Come vedete i punti sono tanti e su ognuno di questi potrei scrivervi a lungo ma vediamo di cercare di sintetizzare (qualità importante anche per un formatore) quelli che sono i 5 segreti fondamentali.
Forse seguendo il processo formativo si potrebbero sintetizzare così:

  • la passione e l’entusiasmo;
  • la capacità di vendere e presentare la formazione in azienda;
  • l’analisi delle esigenze e la capacità di saper trovare creativamente soluzioni efficaci per il problema e il target di riferimento;
  • la creazione di una relazione di fiducia e il coinvolgimento dei partecipanti;
  • la capacità di far applicare le cose, cambiando realmente le persone e consentendo una misurazione della formazione (quest’ultima è la più importante ma forse la più difficile oggi).

Penso che fare formazione oggi significhi infatti dare un valore aggiunto ad un’organizzazione che non si limiti a comunicare un messaggio ma a farlo applicare concretamente contestualizzandolo alla realtà di riferimento e questo implica un processo molto lungo che richiede preparazione e professionalità e che non si può improvvisare come a volte si faceva un tempo.
Insomma oggi quella del formatore è diventata una professione complessa e specialistica con una grande responsabilità sociale verso le organizzazioni che ne necessitano e verso i discenti che ne usufruiscono.
Ma vediamo di analizzare brevemente questi 5 “segreti” necessari oggi:

1- La passione e l’entusiasmo
La comunicazione insegna che l’efficacia è data da ciò che percepisce l’altro e non da ciò che si è comunicato.
Proprio per questo la passione e l’entusiasmo diventano il combustibile necessario per un processo formativo, senza il quale diventa impossibile fare formazione efficace.
La passione oltre a rendersi visibile, attraverso le emozioni e il linguaggio del corpo, oltre a consentirti di tirare fuori il meglio di te nel fare il tuo lavoro, è anche fortemente contagiosa e quindi coinvolge tutti i partecipanti, motivandoli a seguire e a cambiare, ecco perché penso sia una dei fattori più importanti per un formatore oggi.

2- La capacità di vendere e presentare la formazione in azienda
Molte organizzazioni oggi fanno formazione ma quanti ci credono veramente?
Alcuni la considerano infatti una necessità da assolvere non prioritaria rispetto alle altre problematiche dell’azienda.
I ricordi di matrice scolastica infatti tendono a confondere formazione con scuola e necessità di crescita con inadeguatezza rispetto alla funzione, molto spesso si ha paura a rimettersi in gioco e non sono chiari gli obiettivi e i contenuti della formazione, ne si crede realmente nella possibilità che la formazione abbia di far crescere realmente le persone, anche a seguito di esperienze passate negative.
Quante volte si trovano partecipanti iscritti d’ufficio a corsi decisi dalla direzione senza neanche sapere le tematiche che si tratteranno nel corso?
Per questo una delle difficoltà più grosse del formatore oggi interno o esterno all’azienda è quella di riuscire a venderla e presentarla nella giusta maniera, molti infatti la concepiscono troppo spesso come una perdita di tempo, come ridondante, come inutile e spesso è percepita come astratta, lontana dalla realtà di tutti i giorni, come un esercizio di puro stile senza conseguenze sulla realtà pratica.

3- L’analisi puntuale delle esigenze e la creatività, innovazione e concretezza nel saper trovare soluzioni efficaci per il problema e il target di riferimento
L’individuo apprende dall’esperienza e non solo ascoltando ma anche guardando e sperimentando, lo si comprende molto bene osservando i bambini; ecco perché la scelta del metodo con cui trasmettere i messaggi diventa un altro fattore cruciale per un formatore di successo oggi.
Non esiste però un metodo migliore rispetto ad un altro ma è la combinazione dei metodi in funzione del problema da affrontare e del target dei partecipanti che fa la differenza, questa fase di progettazione è quindi alquanto delicata e complessa ma si può realizzare solo dopo aver bene analizzato le esigenze della direzione e dei partecipanti e la loro realtà contestuale.
Infatti solo dopo aver identificato esattamente le competenze da implementare, le problematiche della realtà di riferimento, le resistenze dei partecipanti e il gap tra la situazione attuale dei partecipanti e le esigenze dell’organizzazione, si può iniziare a progettare le possibili metodologie da utilizzare per trasmettere i messaggi giusti nei diversi contesti.
L’importante non sono gli strumenti ma l’obiettivo che è quello di ottenere l’apprendimento e la condivisione dei partecipanti.

4- La creazione di una relazione di fiducia e il coinvolgimento dei partecipanti
Quante volte la formazione viene vista come noiosa, ridondante e distante dalla realtà dei partecipanti?
Il segreto per attivare interventi dinamici, efficaci e in grado di generare entusiasmo e partecipazione non sta solo nella passione e nella scelta della metodologia ma anche nella capacità di creare un legame di fiducia con l’aula.
Per apprendere i partecipanti devono avere la possibilità di far cadere le loro resistenze e difese e rimettersi in gioco, ecco perché è importante che si sentano a proprio agio, in un ambiente protetto e vedano nel formatore un aiuto concreto e una figura di riferimento.
Per questo riuscire a generare coinvolgimento, con esercizi e giochi, riuscire a far divertire i partecipanti, far vivere le esperienze formative come momenti informali vivi e di confronto attivo e sviluppare una relazione di fiducia positiva e di stima reciproca è uno degli elementi più importanti che cerco di insegnare nei miei corsi formazione formatori.

5- La capacità di far applicare le cose, cambiando realmente le persone e consentendo una misurazione della formazione.
Ed eccoci arrivati all’ultimo punto, uno dei più difficili ed importanti oggi, riuscire a far passare dalla formazione alla pratica, aiutando i partecipanti ad applicare concretamente le competenze e le idee trasmesse nella formazione.
Questa è la parte più difficile perché oltre alla grande differenza che permane tra capire e condividere le cose e saperle mettere in pratica, spesso il partecipante è lasciato solo in questa fase, dopo il percorso formativo o tra un modulo e l’altro, e il formatore finito il processo spesso ritiene esaurito il suo compito.
Ma secondo me non è così, il compito del formatore può ritenersi esaurito solo quando il partecipante è riuscito realmente ad applicare la competenza, crescendo e cambiando.
Per far questo oggi ci sono tanti strumenti, oltre ai follow up ed ai percorsi formativi, c’è il coaching one to one, ci sono strumenti di verifica, c’è il contatto a distanza telefonico o on line tra formatore e partecipante, c’è la necessità di organizzare dei momenti di misurazione e check up della crescita dei partecipanti, con interventi mirati anche sui capi dei partecipanti, responsabili del supporto sul campo, e integrandosi con i sistemi di valutazione delle performance aziendali.
Insomma oggi come potete vedere il compito di un formatore di successo non è molto semplice e non si esaurisce al momento formativo ma comprende attività anche molto laboriose prima e dopo l’intervento.

 

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Testimonianza di Stefano Greco
formatore senior Olympos Group srl

Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?

Segreto N.1
Se un formatore è di successo, lo devono dire i partecipanti, il committente del progetto, il mercato. Il segreto numero uno consiste dunque in una lotta serrata contro l’autoreferenzialità ed il conseguente orientamento alla customer satisfaction.
Il formatore autoreferenziale è colui o colei che si scherma dietro un titolo accademico o fa un uso smodato dell’autobiografismo: ripete fino ala nausea: “Io, io, io”, oppure “Nella mia esperienza”, od anche “All’università io”. Il formatore di successo, al contrario, sa perfettamente che ai partecipanti, della sua personale esperienza, non interessa nulla. I partecipanti hanno ragione a non interessarsi dell’esperienza del formatore perché il focus di ogni intervento è sul valore della loro esperienza!
Il formatore di successo lavora in aula o in outdoor per i partecipanti, non per celebrare se stesso.

Segreto N. 2
Il secondo segreto consiste nel fatto che un formatore di successo è prima un consulente di successo. La formazione che crea valore aggiunto è sempre figlia di una consulenza – a monte – a valore aggiunto. Il consulente di successo è il professionista in grado di dare sempre il buon consiglio al Cliente, orientandolo/supportandolo nella corretta definizione del proprio fabbisogno formativo e guidandolo nella scelta delle attività di formazione più adeguate alle sue esigenze ed anche al suo budget.

Segreto N. 3
Il formatore di successo è un professionista che desidera misurare accuratamente il valore dei suoi interventi. E’ costantemente orientato alla verifica dei risultati, da condividere con il Cliente e con gli eventuali colleghi o collaboratori di un progetto.
Ci tiene, in particolare, a monitorare nel tempo i risultati delle attività svolte, pur sapendo che ogni attività formativa è soggetta ad un naturale “coefficiente di oblio”.

Segreto N. 4
Il quarto segreto riguarda il fatto che un formatore, se è veramente di successo, può permettersi di selezionare i Clienti e/o i progetti con i quali desidera essere coinvolto. E’ tale caratteristica che fa la differenza tra un formatore ed un formatore di successo: il primo dice di sì a tutti, anche a chi spesso offre noccioline al posto dei soldi; il secondo piazza dei “no” mirati a selezionare il mercato.
La domanda è: quanti oggi possono permettersi di dire “no”?
L’augurio è che nel prossimo futuro ci siano sempre più colleghi che sappiano dire di no, soprattutto a certe situazioni scandalose – “corsifici” e/o corsi retribuiti con tariffe da fame – così avremo un mercato molto più qualitativo e soddisfacente nel quale lavorare.

Segreto N 5
Ultimo ma non da meno, il segreto numero cinque si chiama: coerenza.
Se volete, potete chiamarla anche congruenza ma a me coerenza piace di più.
Spesso incontriamo formatori che “predicano bene in aula ma razzolano male fuori dall’aula”.
Se, ad esempio, un formatore tiene corsi di management e gestisce lui/lei stesso/a un team permanente di collaboratori, la sua figura genera una forte aspettativa di coerenza.
I suoi collaboratori si sentono doppiamente frustrati se il loro formatore-capo non mette in pratica quello che va predicando nei libri che scrive e/o nelle aule che gestisce.
La frustrazione è doppia perché 1) se vuoi fare il capo mi aspetto che tu ti renda competente per questo ruolo e 2) se hai la presunzione di dire agli altri come gestire le persone e poi non lo metti in pratica tu stesso, la delusione è veramente memorabile!
Dal mio punto di vista, il quinto segreto è forse il più importante di tutti per un formatore di successo:
Se svolgo corsi sulla vendita, devo essere un – possibilmente bravo – venditore.
Se svolgo corsi sulla gestione delle persone, deve essere un bravo gestore di persone.
Se svolgo corsi di comunicazione, devo saper comunicare nel lavoro come anche nella vita.
Se faccio il coach, vale a dire se devo aiutare le persone a sviluppare il massimo del loro potenziale, devo aver già sviluppato il massimo del mio potenziale.
Di tutti i coach che ci sono in circolazione, vi sembra che abbiano sviluppato il massimo del loro potenziale?

20

+

anni di esperienza

50

+

formatori

250

+

tipologie di corsi

500

+

aziende Clienti

7500

+

corsisti formati