Gli stili di docenza

montagne

Articolo tratto dal libro:

Formazione aziendale
"Formazione formatori: emergere con i risultati dalla giungla della formazione aziendale" di Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2010  

Libro

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3. Gli stili di docenza: lucidatore o animatore?

«Mi piace parlare di fronte a un muro di mattoni: è l'unico interlocutore al mondo che non mi contraddice mai». Oscar Wilde

Esercizio: autodiagnosi del proprio stile di docenza

 

Vero

Falso

  • Durante una giornata d’aula proietto meno di venti lucidi.

 

 

  • Ogni partecipante al corso mi rivolge almeno due domande nell’arco di una giornata d’aula.

 

 

  • I partecipanti al corso hanno un tempo per esprimersi equivalente (o superiore) a quello che utilizzo io.

 

 

  • Le mie presentazioni durano al massimo quindici minuti ciascuna.

 

 

  • Nel gestire un corso posso benissimo fare a meno dei lucidi, del videoproiettore e della lavagna luminosa.

 

 

  • Utilizzo con prevalenza metodologie centrate sull’azione (role play, esercizi, casi, giochi, ecc.).

 

 

  • Durante un corso pongo molte domande ai partecipanti per coinvolgerli.

 

 

  • I partecipanti non mi chiedono mai se è possibile fare una pausa.

 

 

  • Quando chiedo un volontario per un esercizio, ho una veloce adesione.

 

 

  • I partecipanti riconoscono e fanno i complimenti per l’approccio pratico e concreto del corso che è perfettamente aderente alle loro esigenze e ai loro problemi.

 

 

  • In ogni corso che faccio sullo stesso argomento non ho dei discorsi preparati a priori.

 

 

  • Se i partecipanti al corso non intervengono e non fanno domande o non fanno obiezioni mi preoccupo.

 

 

  • Meno parlo durante un corso più mi sento soddisfatto.

 

 

  • I partecipanti al corso li considero come fonte di valide esperienze da cui io stesso posso imparare.

 

 

  • Nelle schede di valutazione e nei commenti i partecipanti evidenziano spesso che è stato un corso dinamico, che il tempo è volato, che all’inizio erano preoccupati che si trattasse del solito corso di formazione noioso e pesante, ecc.

 

 

  • Alla fine del corso non mi capitano sorprese nelle schede di valutazione.

 

 

  • Per un corso di formazione tradizionale (no outdoor o similari) il numero massimo di partecipanti che accetto in aula è di quindici persone.

 

 

  • I partecipanti al corso si confidano con me sia in aula che nei break condividendo le loro difficoltà lavorative.

 

 

  • In una scala da uno a dieci nella valutazione globale del corso ho una media dall’otto in su.

 

 

  • Se i partecipanti al corso non sono interessati e non fanno domande, la colpa è solo mia.

 

 

Contate il numero di volte che avete risposto vero ad una delle venti affermazioni dell’autodiagnosi.
Moltiplicate per cinque il numero di risposte vero che avete dato ed avrete ottenuto la percentuale di stile di docenza animatore che possedete (la restante percentuale indica lo stile di docenza lucidatore).

  • Se avete risposto 20 volte vero: siete un animatore al 100% e un lucidatore allo 0%.
  • Se avete risposto 15 volte vero: siete un animatore al 75% e un lucidatore al 25%.
  • Se avere risposto 0 volte vero siete un animatore allo 0% (e un lucidatore al 100%).

Nella giungla della formazione aziendale per individuare la principale linea di demarcazione tra le migliaia di formatori suggerisco di utilizzare come parametro, la capacità di coinvolgere e di creare interesse rendendo protagonisti dell’intervento di formazione i partecipanti al corso.
Utilizzando questo criterio, è possibile suddividere i formatori in due principali categorie:

  • i lucidatori: un tempo dotati di lucidi trasparenti e lavagna luminosa, oggi si sono evoluti proiettando presentazioni da PC con animazioni e “fuochi d’artificio” che la tecnologia mette facilmente a disposizione. Nell’arco anche di una sola ora di corso riescono a commentare decine di lucidi. Il loro stile resta sempre lo stesso: “io parlo e voi ascoltate (o almeno lo spero)”.
  • gli animatori: il loro principale scopo è raggiungere gli obiettivi del corso attraverso il coinvolgimento attivo dei partecipanti in modo che siano loro stessi in prima persona ad essere i protagonisti dell’apprendimento. Nei loro corsi viene fatto largo uso delle metodologie di apprendimento attivo: esercitazioni, giochi, autodiagnosi, formazione esperienziale, casi di studio, role play, business game, ecc.

Per riconoscere se ci troviamo di fronte ad un lucidatore o ad un animatore i principali indicatori sono:

    • “Percentuale possesso palla”: quanto parla il formatore rispetto allo spazio lasciato ai partecipanti al corso per condividere la loro esperienza? Se la percentuale riservata ai partecipanti è inferiore al 50% siamo di fronte ad un probabile lucidatore.
    • Proporzione tra il tempo dedicato alla lezione frontale (il formatore che presenta i contenuti) rispetto all’utilizzo di metodologie di coinvolgimento attivo. Se la lezione frontale occupa più del 15% del corso, vale a dire una media di più di 10 minuti in un’ora, siamo di fronte ad un probabile lucidatore.
    • Numero di slides (lucidi) proiettati durante il corso. Un facilitatore ne usa pochissimi nell’arco di un’intera giornata di formazione (anche meno di 10) e solo quando siano strettamente necessari e non se ne possa fare a meno. Un corso di formazione non si può ridurre ad un semplice commento di una sequenza di lucidi.

Nella visione “classica / di stile scolastico” della formazione:

  • l’insegnante decide in anticipo ed in autonomia gli obiettivi di apprendimento;
  • tra l’insegnante e i partecipanti vi è un rapporto autoritario / gerarchico improntato sulla formalità e il distacco;
  • la comunicazione tra l’insegnante e i partecipanti è ad una via: l’insegnante spiega e i partecipanti ascoltano (o almeno l’insegnante se lo augura);
  • l’apprendimento è incentrato sulla presentazione di informazioni e sulla teoria;
  • vi è un limitato utilizzo di prove pratiche, simulazioni, esercitazioni e degli altri metodi pedagogici centrati sull’azione;
  • i partecipanti sono protagonisti passivi dell’apprendimento. Il loro ruolo è quello di ascoltare.

Per un’efficace gestione di un intervento formativo occorre:

  • Raccogliere informazioni sui partecipanti.
  • Avere chiari gli obiettivi dell’intervento
  • Prepararsi sulla materia e/o aggiornare la propria preparazione con le ultime novità. Banalmente se l’ultimo libro che abbiamo letto sull’argomento risale a cinque anni prima, c’e’ forse qualcosa che non va nella nostra preparazione.
  • Utilizzare una gamma diversificata di metodi e di strumenti pedagogici.
  • Sintonizzarsi sulle esigenze e le aspettative dei partecipanti adattando il nostro stile alle persone che abbiamo di fronte.
  • Prevedere in anticipo le possibili criticità e le obiezioni.

Molti formatori provano ad insegnare dicendo alle persone cosa devono fare e come devono farlo. Molti studi dimostrano invece che il metodo più efficace per il successo di un formatore è il coinvolgimento attivo. Il ruolo di un formatore non è quello di commentare una sequenza di lucidi ma di coinvolgere e motivare i partecipanti (che appunto significa persone che partecipano) a raggiungere gli obiettivi pedagogici del corso. I partecipanti non devono subire il corso, lo devono costruire insieme all’animatore.

I principali vantaggi di un coinvolgimento attivo sono:

  • mantenere alta l’attenzione e l’interesse per più tempo;
  • diminuire la stanchezza fisica (no occhio spento);
  • aumentare il ricordo degli argomenti;
  • consentire un confronto tra colleghi;
  • far sentire protagonisti e valorizzare tutti i partecipanti;
  • raccogliere informazioni sui partecipanti e sulle loro esigenze;
  • poter verificare passo passo il grado di apprendimento e di gradimento;
  • diminuire lo stress da presentazione in pubblico;
  • risparmiare tempo da poter dedicare ai dubbi e/o alle criticità emerse dagli esercizi;

I corsi tradizionali di formazione rischiano di produrre molte idee ma non abbastanza azione. Per trasmettere l’azione l’aula deve trasformarsi in una palestra in cui potersi allenare per affrontare al meglio le problematiche e le opportunità della vita lavorativa. L’obiettivo è che i partecipanti imparino facendo. La formazione deve essere come l’allenamento per un atleta, un elemento imprescindibile per riuscire a vincere un campionato del mondo.

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