Aldo Frigenti
formatore senior Olympos Group srl

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Aldo Frigenti

Aldo Frigenti

Quali sono i cinque segreti di un formatore di successo?
Ritengo che per rispondere a questa difficile domanda si debba contestualizzare il concetto di successo per un formatore moderno; e per fare ciò è necessario considerare il contesto in cui opera e la tipologia di interventi che progetta ed eroga.
Il primo rilevante spartiacque da tenere in considerazione è relativo al fatto che l’attività di formatore venga svolta in qualità di dipendente o di libero professionista.
Vien da sé che l’impegno e le caratteristiche richieste ad un formatore inserito in un struttura aziendale sono diverse da quelle che deve porre in essere un formatore free lance.
La seconda variabile è legata al focus dell’attività di formazione; è prettamente legato all’area tecnica (per esempio colui che si occupa di illustrare prodotti o strategie commerciali alle reti dirette o indirette di vendita) od opera in ambito comportamentale?
Ipotizzando di considerare il libero professionista che lavora quasi esclusivamente nell’area del comportamento organizzativo ritengo importante tenere in debita considerazione questa affermazione: il successo nel progettare ed erogare corsi / percorsi formativi ed il successo commerciale del professionista sono elementi che devono seguire strade parallele.
Questa affermazione può sembrare provocatoria ma è sempre più vera in un momento storico in cui la formazione evidenzia peculiari aspetti lavorativi sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.
Dal lato della domanda spesso si delineano attività d’aula e di progettazione in alcuni circoscritti momenti dell’anno e una sensibile stasi in coincidenza di periodi delicati dal punto di vista commerciale, turbolenze aziendali, cambiamenti ai vertici, ecc.
Dal lato dell’offerta mai come negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di professionalità che offrono servizi legati al mondo della formazione; in forte aumento sono i “riciclati dall’azienda” che per scelta (propria o di altri) hanno lasciato la loro attività e vi fanno ritorno da consulenti liberi professionisti; in genere si tratta di dirigenti/alti profili che, forti dell’esperienza maturata, si prestano a formare le giovani menti.
Accanto a queste nuove figure possiamo vedere sempre più laureati in scienze della formazione e anche coloro che definirei i “cinesi della attività d’aula”, battitori liberi che molto spesso fanno della formazione la loro attività secondaria e che accettano di lavorare a tariffe sempre più basse destabilizzando notevolmente il mercato.
In un tale contesto il formatore free lance, potrà misurare il proprio personale successo sia nella sua capacità strategica di “surfare” in questa complessa situazione di mercato sia nel rendere la propria attività un’esperienza arricchente e gratificante per il proprio uditorio tale da renderlo distintivo rispetto alla mare magnum di proposte formative.
Solo così sarà in grado di generare ulteriori opportunità lavorative sia con i clienti acquisiti sia con potenziali clienti.
Considerando l’efficacia della azione formativa soprattutto in ambito comportamentale un risultato in generale complesso da valutare, svolgerla con successo è ancora più difficile perché risultato di molteplici variabili.
Presupposto base per crescere personalmente e professionalmente a questa attività è l’essere in possesso di una forte passione; grande impegno e dedizione personale deve essere, infatti, dedicata alla considerazione dell’“altro” come persona che vive un personale processo di sviluppo e di cui si deve averne il più assoluto rispetto.
In diretta correlazione a questo assunto ritengo opportuno e “formativo”, invece di dare delle personali indicazioni specifiche, permettere a chi svolge questa affascinante attività di riflettere e rispondere sinceramente a queste cinque domande:

  1. sono in grado, come formatore e come individuo, di essere percepito dall’aula come congruente. ciò che dico è fortemente connesso con ciò che faccio? Il presupposto è che l’esempio sia uno dei migliori strumenti per facilitare processi formativi.
  2. sono in grado di esprimere atteggiamenti positivi (di sincera attenzione, interesse, rispetto, calore, simpatia) nei confronti delle persone con le quali mi trovo a lavorare?
  3. mi sento sicuro di me, delle mie capacità, del mio modo di essere formatore? In altri termini, ho una buona “centratura”?
  4. sono in grado di far si che coloro che vengono in contatto con me non saranno dal sottoscritto valutati, giudicati, “condannati”?
  5. sono in grado di sviluppare costantemente il mio iter professionale in modo da presentarmi al mercato della formazione come un professionista aggiornato, che esprime una reale differenza rispetto ad un’offerta sempre più confusa di “professionisti” della formazione?

Come ogni professionista che si rispetti il formatore dovrebbe sempre tenere a mente che la propria azione non la si svolge solo durante l’attività d’aula ma anche e soprattutto attraverso una decisa attenzione sia agli aspetti di preparazione sia agli aspetti di cristallizzazione dell’esperienza lavorativa trascorsa. Questi ultimi possono essere definiti come un momento di consolidamento in cui analizzare i risultati ottenuti e crearsi un personalissima cassetta degli attrezzi dove inserire tutte le novità apprese durante il momento dell’aula, arricchendo la propria expertise.
Questo è un punto dolente per molti formatori; spesso infatti, finito il momento d’aula, si genera quel naturale calo di tensione che spesso non invoglia lo sviluppo di una rapida implementazione delle proprie conoscenze.
Ciò può determinare la perdita degli spunti, osservazioni, registrazioni audio/video, spesso generati dall’interazione con il proprio uditorio, che potrebbero essere intelligentemente riutilizzate nelle successive esperienze professionali con un notevole risparmio di tempo ed energie.

20

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anni di esperienza

50

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formatori aziendali

250

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corsi e team building

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aziende Clienti

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partecipanti