I segnali del distress: come affrontarli

montagne

Articolo tratto dal libro:

La montagna: una scuola di management
"La montagna: una scuola di management. La determinazione del singolo e della squadra sono le chiavi del successo sul K2 come in azienda" di Agostino Da Polenza (Presidente Everest-K2-CNR) e Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2008
 

Libro

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15b I segnali del distress: come affrontarli

 

«Un giorno senza sorriso è un giorno perso». Charlie Chaplin

Il livello di tolleranza all’azione di agenti stressanti è soggettivo, varia molto da una persona all’altra. Occorre saper riconoscere il manifestarsi dei sintomi del distress.
I campanelli di allarme dello stress appartengono all’area:

  • fisica: ad esempio cefalee, tensione muscolare, palpitazioni, dolori gastrointestinali, irritazioni cutanee;
  • cognitiva: ad esempio difficoltà di attenzione e di concentrazione;
  • emotiva: ad esempio ansia, malumore, depressione;
  • comportamentale: ad esempio scatti di rabbia, apatia, abuso di alcolici e/o di cibo e/o di sigarette.

Per riuscire a mantenere un giusto equilibrio, occorre riconoscere senza timore di soffrire di stress. Per porre rimedio è necessario riuscire a cambiare poco a poco il nostro modo di interpretare e reagire agli stressor.
La reazione dell’organismo può attraversare due principali fasi:

  • la fase di allarme: l’individuo percepisce i primi segnali che qualcosa non va;
  • la fase di esaurimento: le capacità di adattamento dell’organismo si riducono e non riescono più a far fronte positivamente agli stressor.

 

Le principali cause che rendono un evento stressante sono:

  • il numero degli stressor;
  • la forza degli stressor;
  • l’interpretazione soggettiva negativa dell’individuo degli stressor.

I cardiologi M. Friedman e R. Rosenman hanno descritto i tratti della personalità che predispongono alla malattia coronaria. I due studiosi hanno descritto i comportamenti che caratterizzano la personalità di tipo A (persona predisposta alle malattie cardiache) e la personalità di tipo B (persona non predisposta alle malattie cardiache).

Personalità di tipo A:

  • elevata competitività sociale ed ambizione;
  • poca cura ed attenzione agli aspetti affettivi e familiari;
  • obiettivi scarsamente definiti;
  • tendenza a disperdere le energie;
  • continua sensazione di insoddisfazione;
  • alta sensibilità alle critiche altrui;
  • senso di impazienza, timore costante di perdere tempo;
  • poca fiducia in se stesso;
  • forte aggressività ed ostilità nei confronti degli altri;
  • eccessivo coinvolgimento emotivo nel lavoro.

Personalità di tipo B:

  • lavora con metodo e profitto;
  • sa rilassarsi;
  • sa valorizzare i rapporti affettivi;
  • è poco condizionato dal tempo;
  • è paziente e rilassato;
  • ha chiaro cosa desidera raggiungere;
  • è soddisfatto della propria vita;
  • ha un buon livello di autostima;
  • compete per migliorare se stesso e non per battere gli altri.

Secondo gli studi di M. Friedman e R. Rosenman l’appartenenza alla categoria “personalità di tipo A” aumenta di 2,5 volte il rischio di infarto e delle sue recidive, prescindendo dagli altri fattori di rischio (età, sesso, ipertensione, fumo, colesterolo, ecc.).
Il comportamento di tipo A può risultare pericoloso ma anche la carenza o assenza di elementi stressanti può essere rischiosa. Si pensi per esempio all’inattività, all’isolamento, alla carenza affettiva, all’apatia.

Una volta presa consapevolezza della situazione di stress negativo, ciò che si può fare è intervenire direttamente sugli eventi stressanti riducendoli e/o interpretandoli in modo differente:

  • dare il giusto valore alle cose: il lavoro è sicuramente da prendere sul serio ma nella nostra vita ci sono altri valori (la famiglia, la salute, l’amicizia…) che sono infinitamente più importanti e che già da soli ci rendono delle persone fortunate e realmente ricche;
  • utilizzare un periodo di pianificazione efficace può far risparmiare di tre o quattro volte il tempo di esecuzione delle attività. Lo stress e l’ansia spesso sono causati da tutte quelle cose che non abbiamo ancora fatto. È importante prefiggersi obiettivi ambiziosi ma nello stesso tempo realistici e raggiungibili;
  • evitare di concentrare troppi cambiamenti importanti in un breve lasso di tempo;
  • non pretendere l’impossibile da se stessi e sapersi perdonare gli errori che sempre e comunque continueremo a commettere;
  • modificare il proprio stile di vita: praticare sport, seguire un’alimentazione equilibrata, concedersi degli svaghi, prendersi il tempo per elaborare gli avvenimenti, non “correre” sempre;
  • modificare gli schemi di pensiero intervenendo a livello cognitivo sul significato che diamo alle nostre esperienze. Cogliere e trarre giovamento dagli aspetti positivi degli accadimenti e minimizzare il reale peso di quelli negativi;
  • cercare di semplificare le situazioni il più possibile. Guardare i progetti ambiziosi come a una serie di gradini da salire un passo alla volta;
  • sforzarsi di comunicare i propri dubbi e sentimenti alle persone più vicine, familiari, amici e colleghi per poter contare sul loro sostegno;
  • ridere. Cercare situazioni divertenti e la compagnia di gente spiritosa e che ci fa stare bene evitando invece le persone che ci assorbono energia o che ci trasmettono negatività;
  • imparare a dire di no, se non si ha tempo o voglia;
  • evitare di lavorare troppe ore senza concedersi pause;
  • vivere nel presente. Sforzarsi di non passare il tempo a rimpiangere le decisioni prese nel passato e/o a preoccuparsi eccessivamente del futuro. Chi riesce a dominare lo stress ha perfezionato l’arte del vivere nel presente.

Alcuni piccoli esercizi fisici capaci di allentare la pressione dello stress sono:

  • controllare il proprio respiro, cercando di respirare con il diaframma e profondamente. Occorre inspirare lentamente e profondamente riuscendo a gonfiare la pancia invece che la parte alta del petto;
  • fare delle passeggiate o giri in bicicletta all’aria aperta, lontano dal proprio ambiente di lavoro e/o praticare lo sport o l’hobby preferito.

Impariamo a trattare lo stress partendo da due fasi fondamentali:

  • raccogliere ed analizzare informazioni (fatti e dati): Quale è il problema? Quale è la causa del problema?
  • stabilire un piano d’azione ed operare di conseguenza: Quali sono le possibili soluzioni? Quale è la migliore tra quelle possibili?

Per migliorare nello stress occorre passare dalla logica di “gestione degli eventi” (approccio reattivo) alla logica di “costruzione del futuro in cui desideriamo operare” (approccio proattivo). Nella gestione proattiva delle nostre attività facciamo in prevalenza quello che abbiamo deciso e quindi le cose più importanti, nella gestione passiva facciamo quello che altri o gli eventi ci richiedono (e magari non le più importanti).

 

Esercizio: reattivo e proattivo

Come fotograferebbe la sua attuale situazione: proattiva o reattiva?

Segni con una X la posizione in cui pensa di trovarsi nel suo attuale stile di gestione delle attività. Segni con una Y la posizione in cui le piacerebbe trovarsi in futuro.

100% Reattivo_______________________________100% Proattivo

Un minore controllo sulle vostre azioni e su quando le compite, aumenta il rischio di stress.

Lo stress esiste da sempre come elemento essenziale della nostra vita. È inseparabile dalla condizione umana. L'obiettivo non è sopprimerlo, ma affrontarlo.
Occorre comprenderlo ed analizzarlo con attenzione:

  • Quale parte ha lo stress nella mia vita?
  • Quale parte dovrebbe avere?
  • Cosa posso fare per eliminare o contenere lo stress negativo?

Un manager deve anche analizzare la situazione del proprio team:

  • Quali stress esistono nel mio gruppo di lavoro?
  • Quali stress sono nocivi e quali fecondi?
  • Come posso intervenire per migliorare la situazione?

 

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