Manager con la passione per l'alpinismo

montagne

Articolo tratto dal libro:

La montagna: una scuola di management
"La montagna: una scuola di management. La determinazione del singolo e della squadra sono le chiavi del successo sul K2 come in azienda" di Agostino Da Polenza (Presidente Everest-K2-CNR) e Gianluca Gambirasio, FrancoAngeli 2008
 

Libro

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10b Manager con la passione per l'alpinismo

 

  • Quale ritiene siano tre fattori fondamentali per un lavoro di squadra efficace in un’azienda?

Eddy Codega - Sicuramente in un lavoro di team è fondamentale partire con una grande chiarezza sui ruoli e sulle regole del gioco: in altri termini determinare gli obiettivi, gli strumenti, il team leader e tutto ciò deve essere fatto attraverso il confronto ed una forte condivisione dei valori alla base del lavoro. Queste sono condizioni basilari e spesso il fatto di dare per scontato questa fase o di non porre il giusto accento a questi aspetti può presagire un cattivo funzionamento della squadra. Se queste condizioni vengono rispettate non mancheranno gli stimoli, i controlli (motivanti), i confronti ma tutto sarà guidato secondo le regole. In questi casi sarà invece fondamentale la capacità di flessibilità nel momento in cui, durante il percorso, arriveranno gli imprevisti che magari richiederanno cambiamenti. Chiarezza di regole, visione condivisa, capacità di adattamento mi sembrano tre aspetti fondamentali per un lavoro di team proficuo.

Sergio Longoni

    1. Il primo e più importante fattore è quello di avere un obiettivo comune. Se l’obiettivo non è lo stesso per tutti, ci si parla poco, manca comunicazione, e qualcuno del team va per fatti suoi. Ma siccome in un team ciascuno ha i propri compiti, se qualcuno del team si ferma o sbaglia direzione e gli altri non lo sanno, l’intera squadra può fallire. E’ vero, Buhl faceva parte di un team sbagliato e comunque da solo raggiunse il Nanga Parbat, ma tantissime altre volte il team va in rovina per l’arresto di anche solo un membro della squadra.
    2. Il secondo fattore è la comunicazione nel team. Ognuno ha il suo carattere e deve avere il suo tempo, anche perché così si è più efficaci. Inutile perdere tempo in riunioni continue, il singolo deve essere in grado di procedere nella sua attività con piena responsabilità. Però ci devono essere dei momenti di scambio, brevi ma regolari. Una volta la settimana, una volta al mese, dipende dalle funzioni. Ma bisogna parlarsi. Come in montagna in cordata uno dice ogni tanto all’altro come si sente o come sta andando.
    3. Terzo fattore è la bravura del singolo. Che si può esprimere in tanti modi, ma ognuno deve essere bravo nella propria posizione. Una squadra forte è forte in tutti i reparti, basta un elemento debole per rallentare il tutto. Quattro alpinisti su una parete di mille metri, di roccia o di misto o di ghiaccio, sarà rallentata anche solo da uno di loro se quest ultimo non si dovesse trovare a suo agio. E il team può essere diverso a seconda del terreno su cui scala, proprio come l’alpinismo oggi è super specializzato, e il fuoriclasse su roccia è spesso debole su ghiaccio, il liberista arranca in artificiale, lo specialista di alta quota ha dovuto trascurare le pareti alpine o anche di 5 o 6000 metri perché più tecniche ed esigenti. Il team, quindi, deve valorizzare le singole bravure, e tarato sul suo obiettivo. Se porto un forte artificialista o un forte liberista su un 8000 avrò un problema, se porto un forte Himalaysta su una difficile parete di roccia fallirò comunque. Il Manager deve essere capace di scegliere il team

Heiner Oberrauch:

  1. conoscere l'obiettivo e con chiarezza il ruolo di ognuno
  2. conoscere i propri punti forti e le debolezze, e accettare l'aiuto
  3. condividere e festeggiare il successo

Alberto Piantoni:

  1. Condivisione di un obiettivo
  2. Determinazione al suo raggiungimento
  3. Mettere in conto la possibilità di un fallimento e quindi di un “piano di recupero”

Maurizio Roman:

  1. Obiettivi chiari e condivisi. E’ fondamentale avere un preciso risultato da raggiungere per condurre la preparazione del team, superare difficoltà impreviste e tenere duro nei momenti molto difficili. Se hai ben chiaro il risultato che vuoi raggiungere e lo vuoi veramente raggiungere riesci a “tirare fuori” quelle energie, quelle idee che normalmente ritieni impensabili quando fai dei lavori di routine, senza un preciso scopo. Scalando una montagna, vivi veramente questa forza dell’obiettivo: ti fermeresti molto prima, raggiungeresti molto prima il tuo limite se la cima da raggiungere non fosse lì ben chiara ad aspettarti.La conoscenza degli obiettivi permette ai membri del team di valutare la bontà dei piani di lavoro proposti e anche di proporre soluzioni alternative più efficaci per il raggiungimento dei risultati desiderati.
  2. Coraggio, gusto della sfida, capacità di rischiare da parte dei membri del team. Nella fase di definizione degli obiettivi, avere coraggio è fondamentale per porsi traguardi sfidanti ancor prima di aver individuato la strada per raggiungerli, confidando semplicemente nelle proprie capacità manageriali e tecniche. Il fatto che gli obiettivi in questa fase siano esplicitati richiede che ci  si assuma il rischio di un eventuale fallimento. D’altro canto porsi degli obiettivi sfidanti è fondamentale per stimolare la ricerca di soluzioni nuove e per aumentare la tensione al miglioramento. Migliorare significa superare il proprio limite e dunque affrontare con consapevolezza la possibilità di non essere all’altezza di questo. Quando si pongono obiettivi che a prima vista possono sembrare impossibili, ma si affrontano con spirito positivo, stimoliamo il nostro cervello a pensare in grande, a spaziare in modo libero e svincolato dai condizionamenti quotidiani. Un famoso consulente diceva spesso che “Il cervello è come il paracadute: funziona solo se è aperto”. Collegato al coraggio è anche il concetto del rischio: sei disposto a rischiare? Il rischio è insito in tutte gli ambiti della vita. Esistono situazioni nelle quali il rischio è più elevato rispetto ad altre. Anche se il livello di rischio si può ridurre con la preparazione e la professionalità, è indubbio che per vivere certe situazioni è necessario avere una predisposizione naturale che ci faciliti l’accettazione dell’incertezza. Questo vale nel lavoro, nella ricerca ….  e nell’alpinismo. Non ho mai visto ottenere risultati importanti in assoluta sicurezza: le informazioni sono sempre scarse, le prove non sono mai sufficienti. Ad un certo punto devi decidere altrimenti l’opportunità passa; a volte rischi poco, a volte molto, ma se non decidi resti lì.
  3. Determinazione, impegno e capacità di soffrire. Volontà, determinazione, capacità di soffrire molto spesso fanno la differenza. La strada verso risultati importanti non è quasi mai in discesa. La voglia di gettare la spugna di fronte a difficoltà impreviste, di fronte alla stanchezza è sempre presente. Ero sul sentiero che portava al Nevado Pisco, un monte di quasi 6000 metri in Perù e mi sono fermato in un rifugio costruito da un gruppo di volontari bresciani e dedicato a Battistino Bonali e Andrea Ducoli, due alpinisti lombardi morti nel ’96 sull’Huascaran (la montagna più alta del Perù, quasi 7.000 metri). Fui colpito da quanto c’era scritto su di una targa esposta all’interno del rifugio. Ho preso carta e penna e ho trascritto quelle frasi.  Credo che da sole siano sufficienti per far capire che nel lavoro, come nello sport e nella vita, ci vogliono sì le idee giuste ma anche molto sudore e fatica. “Ogni uomo ha il suo ottomila da raggiungere, ma non arriva in vetta se non comincia a camminare in salita” (Battistino Bonali, Alpinista Bresciano). I risultati importanti, le soluzioni di molti dei nostri problemi non stanno quasi mai in fondo alla valle, ma piuttosto in cima alle montagne e per realizzarli bisogna anche impegnarsi e sacrificarsi.

 

  • Quale ritiene siano le tre caratteristiche fondamentali per un imprenditore / manager di successo?

 

Eddy Codega - Farei prima di tutto una distinzione tra imprenditore e manager: il primo è quello che ha un’idea, ci scommette, e lo fa rischiando in maniera personale; il secondo si mette a disposizione del primo, aiutandolo, a far sì che l’idea diventi di successo. E’ una distinzione che ritengo importante perché differenti possono essere le caratteristiche fondamentali per avere un percorso di successo. Un imprenditore deve necessariamente avere una visione di lungo periodo e quindi dovrebbe idealmente investire il suo tempo pensando allo sviluppo aziendale con un orizzonte a partire da 12 mesi. Deve avere la capacità di trovare sempre fattori differenzianti affinché la sua idea originaria possa svilupparsi e creare valore aggiunto per l’impresa e per i clienti dell’impresa. Deve poi avere la capacità di organizzarsi, di confrontarsi e delegare: l’accentrare, il “faccio tutto io” se per certi versi può portare a dei risultati di maggiore efficienza e controllo nel breve periodo, sarà invece un freno per lo sviluppo e la sopravvivenza dell’impresa nel lungo, soprattutto per chi lavora in mercati fortemente competitivi.
Un manager credo invece che prima di tutto debba avere l’umiltà di mettersi al servizio dell’impresa. I pur legittimi obiettivi di crescere economicamente e gerarchicamente rischiano in alcuni casi di rappresentare paradossalmente un freno al successo del manager.

Sergio Longoni:

  1. Personalmente ritengo che fidarsi del proprio intuito e perseverare su un’idea sia la base di un’iniziativa di successo. Oggigiorno non si può fare a meno di pianificare e di ponderare bene una strategia, ma l’inizio è sempre un’incognita, hai mille dubbi e anche qualche consiglio, intorno a te, di desistere. Ed è qui che la tua forza interiore deve esprimersi e, se necessario, combattere. Accompagnata, perchè no, da un pizzico di fortuna e da circostanze favorevoli, che però da sole non bastano a creare un’azienda sana.
  2. Però non puoi essere da solo, non più. Ed ecco che allora devi avere intorno a te un Team di persone entusiaste e determinate, che credono nella tua idea e che sono disposte ad andare fino in fondo. Non è una mera questione di tempo, nel senso che purtroppo è vero che si deve lavorare anche parecchio per consolidare un’attività ma non basta. Bisogna essere efficaci, creativi, e molto umili. Aggiustare i propri passi di continuo, ricredersi, o accelerare nei momenti giusti. L’imprenditore di successo ha al suo fianco un team che ascolta e che critica positivamente, fatto di persone che magari “rompono le scatole” perfino ad orari impensabili ma che creano un’atmosfera dinamica.
  3. E, infine, una terza caratteristica è quella di riconoscere le virtù altrui anche se sono magari in contrasto con le tue. In una squadra serve il talento, che magari lavora meno di altri ma è più rapido nelle cose e nelle decisioni. Serve il metodico, più lento ma preciso. Il riflessivo, che ti torna anche due giorni dopo una decisione a farti “le pulci” su cose su cui pensavi ci fosse un accordo. Il leader, che trova la parola giusta al momento giusto. E anche lo schivo, colui che sta un po’ sulle sue ma è capace di darti il consiglio giusto magari senza gridare tutto. Naturalmente, il buon manager deve mettere le persone giuste al posto giusto. Il talento non ha la stessa predisposizione agli orari e ai compiti che ha il metodico, e viceversa.

Heiner Oberrauch:

  1. avere una visione precisa
  2. creare un'atmosfera dove i collaboratori possano avere successo
  3. avere coraggio per rischiare, essere curioso e provare cose nuove
  4. ma soprattutto è importante dare stima e valore alle persone e dire “Grazie!”

Alberto Piantoni:

  1. Sensibilità
  2. Determinazione
  3. Umiltà

Maurizio Roman:

  1. Capacità di sognare, di immaginare obiettivi sfidanti e di valore che facciano sentire importante e orgoglioso chi lavora con lui
  2. Tenacia e determinazione
  3. Capacità e professionalità nel gestire i collaboratori verso i risultati desiderati. Non ci si improvvisa nella gestione di squadre importanti e numerose. Le doti personali sono necessarie ma da sole non bastano. E’ necessario apprendere anche delle tecniche per essere più chiari nella definizione degli obiettivi, per stimolare la creatività dei collaboratori, per valutare l’efficacia delle azioni proposte, per pianificare efficacemente le attività del gruppo.
  4. Trasparenza, obiettività ed onestà. Ho visto molte persone di successo che non erano degli esempi su questo punto. Ma si può parlare di vero successo quando lo si ottiene a discapito di altri e non perché sei stato in grado di creare veramente valore?

 

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