Da una casta-che-costa ad una
classe dirigente che genera profitti

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Da una casta-che-costa ad una classe dirigente che genera profitti

“Non fiori ma oggetti contundenti” Necrologio dei cattivi leader

I libri di Antonio Stella ed Alberto Rizzo – come la “La casta” e “La deriva” – hanno messo alla gogna la classe politica italiana evidenziandone i costi intesi come sprechi, i privilegi e gli abusi di potere.

Tuttavia, i libri-denuncia sono necessari ma non sufficienti, nel senso che poi bisogna articolare ed argomentare effettive soluzioni di cambiamento.

Un libro come quello di Roger Abravanel – “Meritocrazia” – ad esempio, riesce invece a cogliere due piccioni con una fava: denuncia la mancanza di merito in Italia e nello stesso tempo propone quattro azioni concrete per cambiare lo stato delle cose.

L’obiettivo principale da conseguire con urgenza è dunque quello del passaggio da una “casta-che- costa” ad una classe dirigente che genera profitti e benessere attraverso il buon governo del Paese.

Una classe dirigente può definirsi profittevole quando si fa carico degli interessi collettivi, sa interpretare i riflessi e le rifrangenze più sfumati delle esigenze dei cittadini e si orienta allo sviluppo del bene comune.

Ancora oggi, invece, assistiamo impotenti alle collusioni tra politici e costruttori immobiliari, all’arroganza di altre caste e corporazioni – dai tassisti ai notai, dai farmacisti ai petrolieri, dai sindacati ai commercianti – che di fatto determinano più una condizione di sudditanza che di cittadinanza.

Viviamo più o meno tutti tale condizione di sudditanza quando rimaniamo a piedi per qualche sciopero selvaggio o quando troviamo il centro di Roma assaltato dalle auto bianche; oppure quando vorremmo far la spesa anche di notte, almeno in qualche punto come negli Stati Uniti, evitare il salasso dell’atto di compravendita di una abitazione dal notaio o pagare medicinali e benzina/gasolio ad un prezzo non speculativo.

Da una casta-che-costa ad una classe dirigente che genera profitti

Una classe dirigente degna di questo nome è fortemente orientata ai cittadini e la Pubblica Amministrazione, che di quella classe ne è l’espressione principale, deve essere al top dell’efficienza.

Nulla di nuovo sotto il sole affermando questo, ma l’ovvio non è tale finché qualcuno non lo definisce.

Fintantoché la classe politica sarà percepita dai cittadini come una “Rappresentanza non rappresentativa”, sfiducia e pessimismo regneranno incontrastati.

L’obiettivo a breve della nostra classe dirigente è dunque il recupero della “legittimità”, tenuto conto che qualsiasi organizzazione ottiene legittimazione quando i valori di base ed i suoi comportamenti sono coerenti con i valori e le aspettative di tutti gli altri attori sociali.

Lasciare invece al potere persone arriviste, senza scrupoli ed interessate esclusivamente al tornaconto personale è come mettere Erode a guardia di un asilo nido.

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